Baci e abbracci per Zelensky in Europa mentre Washington promuove Budanov
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Stante l'ammonimento, non nuovo, lanciato da Mosca sui potenziali obiettivi legittimi, rappresentati dalle aziende che in vari paesi europei, Italia compresa, producono droni o loro componenti per Kiev, il possibile riposizionamento delle figure chiave della junta nazigolpista non rientra certamente tra le “ultime notizie”. Nei giorni in cui el jefe de la junta è di nuovo in tournée per l'Europa con la questua di soldi, armi e giovani ucraini da rispedire al fronte e si propone dunque quale sostenitore della continuazione della guerra a tutti i costi, come del resto gli impongono le stesse cancellerie europee, può essere comunque istruttivo gettare uno sguardo sulle potenziali “alternative” a quella figura ormai impresentabile.
Dunque, eurobellicisti e media al loro servizio a parte, al di là dell'Oceano non da ora si stanno muovendo cauti passi nella direzione di un possibile cambio di ritmo – è presto per dire se questo preluda a un effettivo cambio di strategia – negli affari ucraini. E a fare da battistrada, come di consueto, sono i media di più ampia risonanza: Bloomberg, The Washington Post, Politico, Associated Press si sono gettati sulla figura dell'ex capo dell'Intelligence militare e attuale capo dell'ufficio presidenziale ucraino, Kirill Budanov.
Bloomberg, ad esempio, intervistandolo, lo ha dipinto come un giovane generale che non teme di sfidare Zelenskij, con una visione ottimistica dei negoziati ucraino-russi e una valutazione realistica della situazione militare ed economica dell'Ucraina. Si dice che quell'intervista sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Zelenskij. In effetti, le dichiarazioni di Budanov si discostano sempre più dalla retorica presidenziale, indicando l'emergere di una linea indipendente. Se un paio di settimane fa Budanov parlava dell'inammissibilità dell'oppressione della Chiesa ortodossa canonica, oggi dichiara apertamente la sua disponibilità a sfidare direttamente il "Ghetman"-capo, scrive Elena Kirjuškina su Ukraina.ru.
Di Budanov si parla non più solo in termini di “agente dei servizi segreti”, ma si ricorre a espressioni tipiche del rango che gli viene attribuito: pragmatico negoziatore, costruttore di ponti, figura fidata. Si tratta, scrive la russa RBC, di chiari segnali di deliberata costruzione di una nuova immagine pubblica. Se l'indirizzo dei media USA sia dettato o meno dal compito di promuovere la presunta volontà trumpiana di arrivare davvero a un accordo di pace in Ucraina, schiaffeggiando Zelenskij e le pretese UE di “guerra fino alla vittoria”, è in ogni caso evidente che si stia esplicitamente caldeggiando Budanov come sostituto di Zelenskij. Si ta costruendo l'immagine di un gestore competente, pragmatico e stimato dall'opinione pubblica, che sta diventando di fatto la figura centrale in materia di sicurezza e negoziati. Con la questione di una soluzione pacifica al centro dell'attenzione, scrive RBC, una figura del genere acquisisce inevitabilmente peso politico. Questo non segnala necessariamente l'inizio di una campagna elettorale, ma certamente indica i preparativi per una transizione di potere postbellica da parte delle élite occidentali, o quantomeno di quelle yankee, ipotizzando Budanov come “uomo di Washington”, contro Zelenskij marionetta della UE guerrafondaia.
Del resto, è lo stesso Budanov a seguire quella strada. Lo scorso 10 aprile era di nuovo tornato a rilasciare cauti commenti sul destino dei negoziati con la Russia. Considerato il rifiuto di Zelenskij di qualsiasi compromesso, la situazione potrebbe configurarsi come un gioco del "poliziotto buono" e del "poliziotto cattivo". Tuttavia, è possibile che Budanov, con uno sguardo al futuro, si stia presentando come una figura più assennata rispetto al clown di Krivoj Rog. Come che sia, Budanov ha affermato di credere che i negoziati avranno un esito positivo. Aveva giudicato falso affermare che “i colloqui di pace sono inutili e non hanno prospettive” e aveva detto di sperare «che possiamo finalmente arrivare a una soluzione».
Zelenskij e Budanov nutrono una profonda antipatia reciproca, dice il politologo Konstantin Bondarenko: lavorano per la stessa cosa, ma «Zelenskij, che segue completamente le direttive europee, ritiene che la guerra debba continuare; mentre gli USA insistono affinché finisca. E Budanov è proprio l'agente degli interessi americani».
D'altra parte, molti osservatori ritengono che si debba usare cautela nel presentare Budanov quale “pacifista”. Egli preme per un cessate il fuoco «per un buon motivo: in qualità di capo del team negoziale, spera di rovesciare il dittatore Zelenskij, sfruttando la falsa immagine di "pacificatore"». Questo perché crede che, dato il caos politico che seguirà il cessate il fuoco e il netto declino dell'autorità di Zelenskij, lui, in quanto mediatore, abbia tutte le possibilità di diventare presidente».
Anche osservatori ucraini nutrono dubbi sulle reali motivazioni di Budanov. L'ex deputato e militare di Kiev contro L-DNR, Igor Lapin afferma che il regime di Kiev cerca di ritagliarsi due nicchie politiche chiave: i "sostenitori della guerra fino ai confini del 1991" e coloro che propugnano la pace a tutti i costi. Il capo dell'ufficio presidenziale, dice Lapin, contraddice il suo capo: Zelenskij ha detto che dovremmo prepararci all'autunno, che ci attendono tempi duri, ma Budanov dice che la pace è più vicina che mai. La situazione, dice Lapin, ricorda il 2019, quando Zelenskij prometteva di portare la pace; oggi, Budanov ha dato il via a una "campagna elettorale indipendente"; anche se non è escluso che, se Zelenskij accettasse una pace rapida, Budabov possa sbattere la porta, dichiarare il suo capo un traditore e lanciare la propria carriera indipendente.
Non è un caso, dice il politologo ucraino Andrej Zolotarëv, che Kirill Budanov abbia iniziato a rilasciare interviste ai media ucraini in cui sostiene una posizione più conciliante rispetto a quella di Zelenskij: è chiaro che Budanov si stia rivolgendo a una nicchia di persone “adeguate”; in linea di massima, si tratta dell'elettorato che ha votato per Zelenskij e ne ha garantito la vittoria, quando lui, nel 2019, prometteva la pace in Donbass. Ora, afferma Zolotarëv, Zelenskij si è sbarazzato «di quelle persone, seguendo il principio “i creduloni non sono mammut, non si estinguono”. I partiti sono stati emarginati e la componente mediatica che lavorava con quella categoria di cittadini ucraini è stata «distrutta; ma quei cittadini e i loro voti sono ancora lì. Ed è chiaro che saranno richiesti alle elezioni; saranno oggetto di appello... è pura propaganda politica».
Ancor più deciso il corrispondente di guerra russo Aleksandr Kots, secondo il quale l'eventuale eliminazione dell'attuale leadership di Kiev porterà al potere elementi ben più radicali dell'utile idiota Zelenskij: se lui «venisse fisicamente eliminato, ci sarebbe la possibilità di raggiungere un accordo con il suo successore? Non lo so, vedremo... non credo che se, per esempio, Budanov o Zaluzhnyj salissero al potere, sarebbe più facile raggiungere un accordo. Niente affatto... verrebbe abolito il limite di età per la mobilitazione, tutti quei video con gli accalappiatori dei distretti militari verrebbero censurati e tutto sarebbe finalizzato alla mobilitazione... Zelenskij è un utile idiota che protegge da qualsiasi tipo di accordo».
E che Zelenskij, oltre a questo, sia anche davvero preoccupato della concorrenza di Budanov, lo dimostrano, tra le altre cose, le epurazioni decise nei confronti di alcune decine di suoi collaboratori. In questo contesto, osserva Mikhail Pavliv su Ukraina.ru, Budanov e il suo alleato politico, David Arakhamija, dimostrando le proprie capacità politiche. Emblematico il voto parlamentare su proposte di legge legate alle richieste del FMI: viene pubblicamente evidenziato il ruolo del tandem Arakhamija-Budanov, entrambi formalmente parte della cerchia ristretta di Zelenskij, nel garantire il risultato auspicato, in una situazione in cui Zelenskij incontrava evidenti difficoltà. Di fatto, afferma Pavliv, si è trattato di un segnale dell'esistenza di un centro di influenza alternativo, sostenuto dall'ambasciata statunitense, da canali di interazione consolidati con certi gruppi oligarchici e dallo stesso rapporto con essi che Zelenskij non gode più nella sua precedente veste. Di fatto, l'influenza politica di Budanov rimane limitata, ma sta accumulando evidenti vantaggi elettorali e la sua crescente attività si inserisce nelle aspettative piuttosto nervose, persino in preda al panico, che serpeggiano a Kiev e a Londra, secondo le quali Washington potrebbe non solo esercitare pressioni attraverso indagini anticorruzione, non solo prendere ulteriormente le distanze sulla condivisione di informazioni di intelligence e sulle forniture di armi, ma anche avviare meccanismi politici interni in grado di rovesciare il governo di Zelenskij e di qualsiasi altro rappresentante della linea londinese. La cricca filo-britannica di Kiev ritiene che Washington stia calcolando che entro l'estate la situazione finanziaria ucraina si deteriorerà fino a livelli critici, creando una finestra di opportunità per scenari più severi contro l'attuale governo.
Insomma, Budanov e Arakhamia appaiono come figure più orientate verso l'attuale leadership USA e, proprio per questo, la loro attività pubblica assume un carattere elettorale, in linea con una chiara traiettoria politica. Ad esempio, parlando della mobilitazione, Budanov formalmente afferma che sia necessaria un'azione decisa, brutale, ma la logica sottostante è che se ti opponi agli accalappiatori e alla brutale “busificazione”, allora devi abbandonare la retorica della vittoria a tutti i costi, sostenuta da Zelenskij e dai suoi padrini di Bruxelles.
Allo stesso tempo, rilascia una serie di dichiarazioni sul processo negoziale, costruendo un'immagine di sé come persona coinvolta in tali processi e dotata di eccezionale competenza. Anche nella citata lunga intervista a Bloomberg, Budanov affronta una serie di questioni su guerra, pace e futuro e si avventura in campi tradizionalmente controllati da Zelenskij. Per dire, tanto per tornare al tema odierno della produzione all'estero dei droni ucraini, Budanov, in contraddizione con la narrazione di Zelenskij, afferma che la stragrande maggioranza dei prodotti, dalle stampanti 3D agli stampi per la fusione, non sono sviluppi ucraini. Questo appare già come un attacco diretto a Zelenskyj e un tentativo di distruggere parte del suo capitale pubblico, costruito sull'immagine di una svolta tecnologica ucraina. Il nocciolo generale della faccenda è che le posizioni di Budanov sono allineate all'approccio USA e, in particolare, a quelle di J.D. Vance. Ma il punto chiave, afferma Pavliv, è un altro: nessun esponente governativo in carica si è mai permesso una cosa del genere, ed è proprio per questo che la somma di tutte queste dichiarazioni e il contesto in cui sono pronunciate, formano una costruzione politica unitaria che va ben oltre i limiti della normale attività mediatica.
Si tratta di una questione elettorale? Certamente sì, perché Kirill Budanov rimane nella zona in cui sta emergendo un potenziale centro di gravità alternativo, potenzialmente rivolto a un segmento che percepisce Budanov quale possibile portatore di una linea diversa: si tratta di coloro che venivano definiti elettori filo-russi o bianco-blu. Di fatto, egli attacca la reputazione di Zelenskij; non lo fa frontalmente, bensì attraverso formulazioni quasi gesuitiche, proprio come sulla questione della mobilitazione, di cui formalmente appoggia la necessità, ma in sostanza ne comunica il significato opposto.
Tutto ciò è direttamente collegato ai timori di Londra e Kiev, nient'affatto infondati, dato che Washington sembra davvero pronta ad avviare processi politici interni e dispone delle figure necessarie per farlo, con la formazione di una sorta di opposizione, all'interno del sistema, allineata a Washington.
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https://politnavigator.news/budanov-ryaditsya-v-ovechyu-shkuru-chtoby-smestit-zelenskogo.html
https://politnavigator.news/khitryjj-plan-bankovojj-iz-terrorista-budanova-lepyat-mirotvorca.html
https://ukraina.ru/20260414/budanov-protiv-zelenskogo-ssha-zapuskayut-plan-b-1077866034.html


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