Caso Fedez-Rai, Alessandro Di Battista: "La solidarietà dei politici non è sufficiente"

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Caso Fedez-Rai, Alessandro Di Battista: "La solidarietà dei politici non è sufficiente"

 

di Alessandro Di Battista - Post Facebook

Noto che molti politici stamattina hanno deciso di scagliarsi contro la censura dopo il caso Fedez-RAI di ieri sera. Tutti ad esprimere solidarietà a Fedez. Bene, ma la solidarietà non è sufficiente e diventa pelosa se ad esprimerla è la stessa classe politica (più o meno tutta) che da anni ha lottizzato la televisione pubblica.

Devono saltare le teste dei dirigenti RAI che hanno provato a censurare. Devono perdere lo stipendio. Non c'è altra soluzione. Così se un domani altri dirigenti della televisione pubblica (magari piazzati da qualcun altro) dovessero avere la malaugurata idea di purgare, inquisire o epurare, beh, ci penserebbero due volte. Vanno toccati dove fa più male: nei conti corrente.

Perché ieri si è tentato con Fedez il quale sa e può difendersi, ma domani potrebbe toccare ad Assange, a chi denuncia le bombe intelligenti delle guerre umanitarie, a chi osa pronunciare verità scomode.

Quante brillanti carriere sono state interrotte da cani da guardia del potere piazzati per limitare la libertà di espressione in Italia? Quanti cantanti, attori, artisti meno “potenti” mediaticamente di Fedez hanno dovuto ascoltare la frasetta “tu in RAI non ci metti più piede?” Il conformismo è dilagante ancora oggi.

Pare non sia cambiato nulla da quando Elio e le Storie Tese vennero censurati al concerto del 1 maggio del 1991 perché cantarono su Andreotti. Ecco affinché le cose cambino qualcuno deve perdere il posto di lavoro. Non è vendetta. E' giustizia. Perché peggio delle censura c'è solo l'ipocrisia.

 

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