Cina, il commercio estero vola: +18,8% in nove mesi
Il commercio estero cinese continua a crescere a ritmi sostenuti, confermando la solidità del sistema industriale del gigante asiatico. Tra gennaio e settembre, il valore complessivo di importazioni ed esportazioni ha raggiunto 39.940 miliardi di yuan, pari a circa 5.940 miliardi di dollari, con un aumento del 18,8% su base annua. Si tratta del livello più alto degli ultimi cinque anni per lo stesso periodo. Secondo i dati dell'Amministrazione generale delle dogane, le esportazioni sono salite del 16,4%, a 23.200 miliardi di yuan, mentre le importazioni hanno registrato una crescita ancora maggiore, pari al 22,3%, raggiungendo 16.740 miliardi. A settembre, l'interscambio ha superato per la prima volta i 5.000 miliardi di yuan in un singolo mese, segnando un incremento annuo del 27,5%.
A trainare la crescita è soprattutto il comparto tecnologico. Le esportazioni di circuiti integrati sono aumentate del 99,1%, quelle di componenti e accessori per computer sono triplicate, mentre le spedizioni di dispositivi di archiviazione sono più che raddoppiate. Crescono anche i server e i prodotti legati all'intelligenza artificiale, dalla robotica ai dispositivi intelligenti. Risultati che, secondo gli analisti cinesi, dimostrano come gli investimenti nell'innovazione e il costante aggiornamento della capacità produttiva stiano rafforzando la competitività internazionale del Paese. La domanda globale legata all'intelligenza artificiale offre un ulteriore impulso, sostenendo le esportazioni di semiconduttori e prodotti ad alto contenuto tecnologico. Ma mentre i numeri confermano la vitalità del commercio cinese, una parte dei media occidentali continua a concentrarsi sul cosiddetto surplus commerciale di Pechino, presentandolo come una minaccia per le economie concorrenti.
Gli esperti cinesi contestano questa lettura, sottolineando che gli squilibri globali non possono essere attribuiti esclusivamente alla Cina. Tra le cause principali indicano il crescente protezionismo, l'estensione eccessiva del concetto di sicurezza nazionale alle relazioni economiche e l'imprevedibilità delle politiche commerciali. Pechino rivendica inoltre gli sforzi compiuti per ampliare le importazioni e favorire un commercio più equilibrato. La crescita degli acquisti dall'estero, superiore al 20% per sette mesi consecutivi da marzo, rappresenta un segnale in questa direzione. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento, la Cina punta così a consolidare il proprio ruolo di partner industriale e commerciale affidabile. L'apertura del mercato interno, anche attraverso la China International Import Expo di Shanghai, mira ad attrarre nuove imprese e prodotti stranieri.
La questione di fondo resta dunque aperta: anziché trasformare il successo industriale cinese in un bersaglio, le economie mondiali dovrebbero affrontare le cause strutturali degli squilibri e puntare sulla cooperazione. Perché la crescita del commercio globale non si ottiene alimentando nuove barriere, ma costruendo condizioni più stabili per gli scambi.
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