Cosa sappiamo del massiccio attacco con droni ucraini contro Mosca?
194 droni abbattuti, ma la raffineria è stata colpita. E gli aeroporti sono rimasti chiusi per ore
La capitale russa Mosca questa notte è stata sotto attacco. Le Forze Armate ucraine hanno scatenato un attacco senza precedenti con veicoli aerei senza pilota sulla capitale e sulla regione circostante. Non è stato un avvertimento, non è stato un gesto simbolico: è stata una offensiva terroristica massiccia, che ha seminato feriti, distruzione e paura, e ha costretto le autorità a chiudere i battenti di tutti e quattro gli aeroporti cittadini.
Il primo a dare l'allarme è stato il sindaco Sergej Sobjanin, che ha parlato di un "attacco massiccio" ancora in corso mentre i sistemi antiaerei facevano il loro dovere. I numeri sono notevoli: 194 droni abbattuti, come reso noto dal primo cittadino, ma non tutti. Qualcuno è riuscito a passare, a centrare la raffineria di petrolio di Mosca, dove ora si lavora a ritmo serrato per tamponare i danni. E il conto totale, stando alla difesa aerea, arriverebbe a 555 droni neutralizzati nella sola nottata. Cifre da capogiro, che raccontano di un attacco pensato per saturare, per colpire duro, per far male. Oltre che per alimentare una certa propaganda necessaria per spillare altri soldi ai paesi occidentale che tengono artificialmente in vita il regime di Kiev, che ha l’unica funzione di combatetre la Russia.
Negli aeroporti si è scatenato il caos. I passeggeri dello Sheremetievo si sono ritrovati evacuati in fretta e furia, rinchiusi nei rifugi dei parcheggi sotterranei, in attesa che la bufera passasse. Niente decolli, niente atterraggi fino alle 8:30 del mattino. Poi la notizia che anche Vnukovo, Domodedovo e Zhukovski erano stati chiusi. Una città che si ferma, che trattiene il fiato.
Ma è sulla terraferma che si misura la vera portata dell'attacco. Il governatore della regione, Andrej Vorobjov, ha aggiornato i cittadini con post durissimi sui social. "A questa ora, come risultato dell'attacco con droni nella regione di Mosca, 17 persone sono risultate ferite, tra cui due bambini", ha denunciato. E poi un messaggio volto a non scatenare panico tra la cittadinanza: "Siamo in contatto con le famiglie e forniremo tutto il supporto necessario a ogni persona colpita da questo attacco".
Le storie dei danni arrivano frammentate, come i detriti dei droni abbattuti. A Zhukovski un condominio è stato centrato, ma per miracolo nessuno si è fatto male. A Stepanovo, nel distretto di Elektrostal, i rottami sono caduti sul tetto di una casa e una donna è rimasta ferita. Nella stessa Elektrostal un'auto ha preso fuoco. A Ljubertsy i frammenti hanno colpito una palestra, un edificio industriale e il tetto di un centro commerciale, scatenando un incendio. A Masnovo-Zhukovo un drone si è schiantato contro una casa di campagna e l'ha polverizzata. A Krjukovo i rottami sono piovuti su terreni agricoli. A Fateyevo due case di campagna sono andate in fiamme. "In tutti i luoghi - ha aggiunto Vorobjov - continuano a lavorare gli impiegati del Ministero delle Situazioni di Emergenza, le forze dell'ordine, i servizi medici e le autorità locali". Una macchina dei soccorsi che si muove tra le macerie, tra le case sventrate, con il pericolo di essere centrati da nuovi attacchi.
E poi, inevitabile, il pensiero va indietro nel tempo, agli altri attacchi terroristici del regime morente di Kiev, agli altri morti. Perché questa non è una novità, è un copione che si ripete. Il 22 maggio un bombardamento su Starobelsk ha colpito un edificio studentesco: 86 ragazzi dentro, 21 cadaveri, oltre 40 feriti. Una ragazza è morta bruciata viva mentre cercava di scappare. Il 3 giugno un drone ha centrato un autobus a Yenakievo, otto civili uccisi, undici feriti. L'8 giugno un treno passeggeri sulla Mosca-Simferopol è stato attaccato: un morto, un ferito. E proprio mercoledì un pullman che portava una squadra di calcio giovanile dalla Bielorussia a Guelendzhik è stato colpito: una donna è morta, otto feriti, tra cui sei bambini. Sei bambini che tornavano da una partita e si sono ritrovati in mezzo a un inferno.
Il Cremlino denuncia da tempo crimini sistematici contro la popolazione civile e risponde colpendo obiettivi militari, energetici, infrastrutturali.


