Cuba resiste al blocco Usa: il Sud globale si schiera a fianco dell’isola

Sanzioni extraterritoriali e pressione economica non piegano l’isola: la cooperazione internazionale come scudo contro il blocco

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Cuba resiste al blocco Usa: il Sud globale si schiera a fianco dell’isola

L’azione di asfissia economica e guerra non convenzionale promossa dagli Stati Uniti contro Cuba appare sempre più isolata sulla scena internazionale, come sottolineano recenti dichiarazioni di organismi multilaterali e governi del Sud globale. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha ringraziato pubblicamente tramite la rete sociale X le posizioni espresse dal Movimento dei Paesi Non Allineati (Mnoal) e dal Gruppo di Amici in Difesa della Carta delle Nazioni Unite, che condannano le nuove misure di Washington volte a limitare le importazioni di petrolio da Cuba, aggravando un embargo in vigore da oltre sei decenni e che ha causato danni accumulati superiori a 170 miliardi di dollari.

Il Mnoal ha definito queste sanzioni, estese anche a paesi che intrattengono rapporti commerciali legittimi con l’isola, come manifestazioni di coercizione extraterritoriale, capaci non solo di colpire la popolazione cubana, ma anche di distorcere le relazioni economiche internazionali e violare la sovranità di terzi Stati. In tale contesto, l’organizzazione ha ribadito la richiesta agli Stati Uniti di porre fine immediatamente e incondizionatamente al blocco, considerato il principale ostacolo allo sviluppo economico e sociale di Cuba e una palese violazione dei diritti umani della popolazione.

Analogamente, il Gruppo di Amici della Carta dell’ONU ha denunciato come il ricorso al ricatto, all’intimidazione e alla coercizione economica costituisca una violazione flagrante del diritto internazionale e dei principi fondativi delle Nazioni Unite. Le recenti restrizioni, secondo il comunicato, mirano a peggiorare deliberatamente le condizioni di vita dei cubani, privando il paese di risorse essenziali come i fornimenti energetici indispensabili per il benessere sociale e lo sviluppo economico.

Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha sottolineato che Cuba non è sola. In un contesto segnato da un crescente isolamento statunitense, il capo di Stato ha evidenziato il sostegno immediato ricevuto da cancellerie, leader politici, partiti, ambasciate e legislatori internazionali, citando in particolare le posizioni pubbliche del governo messicano, le dichiarazioni congiunte del Mnoal e del Gruppo di Amici della Carta ONU, e le conversazioni tra Xi Jinping e Vladimir Putin, volte a riaffermare la cooperazione con Cuba e Venezuela.

Díaz-Canel ha denunciato come la persecuzione energetica e finanziaria faccia parte di una strategia di guerra non convenzionale, pensata per minare l’unità del popolo cubano e generare paura, incertezza e logoramento psicologico. La strategia, ha aggiunto, mira a imporre un pensiero egemonico, cancellare radici culturali e storiche, e a dispiegare una guerra mediatica e psicologica simile a quella già condotta contro il Venezuela.

Il presidente cubano ha inoltre indicato nei BRICS un esempio di leadership e cooperazione nel Sud globale, sottolineando come blocchi economici e alleanze internazionali possano rappresentare strumenti concreti per difendere il multilateralismo. Le relazioni tra potenze come Cina e Russia e i paesi del Sud offrono, secondo Díaz-Canel, prospettive alternative a un ordine internazionale dominato dagli interessi statunitensi, aprendo spazi di collaborazione economica, commerciale e culturale che rafforzano l’autonomia dei paesi in via di sviluppo.

In questo scenario, Cuba conferma la propria strategia di resistenza e apertura multilaterale, opponendosi a una politica di coercizione che, secondo L’Avana, non potrà piegare la volontà di un popolo che rivendica sovranità, identità e diritto al progresso.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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