Dazi al 15%. La Ue canta vittoria ma a stravincere è solo Trump
di Federico Giusti e Emiliano Gentili
La dichiarazione congiunta tra Ue e Usa sui dazi merita di essere letta e ponderata con grande attenzione perché di equilibrato questa nota ha ben poco rispondendo ai rapporti di forza oggi esistenti.
Partiamo con il dire che l’aliquota tariffaria massima globale si attesta al 15 per cento per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell’Ue, se pensiamo agli attuali dazi alle automobili (al 27%) i risultati raggiunti possono ritenersi soddisfacenti ma una corretta analisi delle fonti ci fa arrivare a ben altre conclusioni
Ad esempio, la riduzione dei dazi sulle esportazioni di macchine negli Usa verrà accompagnata dalla riduzione delle tariffe comunitarie sui prodotti statunitensi, dalla rinuncia di tassare le big tech, le grandi multinazionali del commercio con sede negli Usa potranno quindi dormire sonni tranquilli e accumulare ricchezze crescenti senza dare nulla in cambio.
E alcuni commenti di papaveri Ue confermano la vittoria di Trump, ad esempio si ammette che il vecchio continente doveva cedere alle pressioni Usa non potendosi permettere una guerra commerciale con tariffe stellari e poi Cinque milioni di lavori in Ue sarebbero stati a rischio.
In estrema sintesi parlano di una intesa che restituisce certezze per l’economia dei paesi Ue, per le nostre imprese, una intesa positiva e vantaggiosa come l’ha definita la von der Leyen, “Questo accordo commerciale tra l’Ue e gli Stati Uniti è vantaggioso per i nostri cittadini e le nostre imprese e rafforza le relazioni transatlantiche “.
Dazi, arriva la "dichiarazione congiunta" Ue-Usa, tutto pronto per il nuovo regime - Eunews
Vittoria della Ue frutto di una paziente mediazione o la verità è invece ben altra?
Innanzitutto, pesa sui paesi Ue l’aumento della spesa militare fino al 5% del Pil, l’acquisto di gas dagli Usa a costi decisamente maggiori, la accettazione di condizioni capestro per il vecchio continente come l'obbligo di investimenti pari a 600 miliardi di dollari da realizzare negli Usa e l'impegno ad acquistare forniture energetiche americane per 750 miliardi.
Potremmo poi aggiungere ulteriori considerazioni sulle politiche fiscali e finanziarie degli Usa ma atteniamoci all’accordo sui dazi provando a confutare la vulgata ufficiale e smontare l’insano ottimismo attorno a questo accordo che a nostro avviso permette agli Usa di avere risorse economiche per ripianare il deficit statale e tiene sotto ricatto il debole alleato del vecchio continente.
Forse il risultato migliore per la Ue è l’impegno degli Stati Uniti a garantire che le esportazioni di prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname restino entro il 15 % ma il presunto vantaggio viene ampiamente superato dai favori accordati al settore digitale Usa e dall’impegno di accrescere in modo esponenziale gli appalti di attrezzature militari e di difesa dagli Stati Uniti.
Nel testo ufficiale dell’accordo non si parla degli investimenti Ue negli Usa che tuttavia ammonteranno ad almeno 600 i miliardi di dollari entro il 2029. I liberi investimenti europei negli Usa sono in realtà mere imposizioni dentro un accordo che tutela gli interessi della macchina da guerra statunitense e costringe la Ue ad investire nei mercati di Oltre Oceano facendo mancare risorse ai propri paesi.
Cantar vittoria davanti a un accordo del genere è pura follia, eppure a sentire il Governo Meloni risultato migliore non sarebbe stato desiderabile. Eppure, non c’è traccia delle esenzioni per le esportazioni europee (e in buona parte italiane) di prodotti industriali, dei prodotti agricoli mentre gli americani pretendono azzeramenti e sensibili riduzioni dei dazi per gli stessi settori. Nei prossimi mesi toccheremo con mano le conseguenze di questo accordo, l’economia tedesca (nel settore automotive) e quella italiana (in agricoltura) si espongono a gravi rischi e danni significativi.
E in attesa della ratifica dell’accordo da parte della Eurocamera sarebbe forse più corretto parlare di sconfitta delle esportazioni europee e di danni per la nostra economia, eppure domina un insano ottimismo che spinge ad esempio la Francia ad asserire che a breve partiranno nuove trattative per conquistare migliori e ulteriori esenzioni su vini e liquori. Alla evidenza dei fatti il debole competitor Europeo preferisce cullarsi con la illusione di avere fermato le esorbitanti richieste Usa, la realtà racconta un’altra storia, è evidente la debacle politica e commerciale del vecchio continente e la sua completa resa ai disegni guerrafondai statunitensi.

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