Guerra globale contro la Russia. La “flotta ombra”: cosa significa e quali ripercussioni nel mondo

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Guerra globale contro la Russia. La “flotta ombra”: cosa significa e quali ripercussioni nel mondo

 

di Daniele Lanza

Ormai il fenomeno non può più essere taciuto: l’atteggiamento di puro confronto da parte eurocomunitaria nei confronti di qualsiasi iniziativa economica di rilievo da parte della Federazione Russa (inclusa a questo punto la semplice sopravivvenza) è al livello dell’offensiva diretta, in qualsiasi direzione e con qualsiasi mezzo. Oltre alla politica delle sanzioni, contro chi osa comprare il petrolio russo, i paesi occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia, attuano continue provocazioni contro la “flotta ombra” russa per danneggiare l’economia russa e minare le relazioni strategiche della Federazione Russa. Prima di continuare occorrerebbe a questo punto farsi una domanda di fondo: che cosa si intende per “flotta ombra”?

Le spiegazioni che vengono offerte dalle autorità europee sono chiare: si tratta di navi cargo russe – spesso vecchie e maltenute – che battono bandiera diversa da quella reale, il cui scopo è continuare a trasportare petrolio, aggirando le sanzioni internazionali. Efficace descrizione di certo, che tuttavia evita accuratamente di trattare un quesito di fondo, ovvero perchè la Russia ne farebbe tale dispiego: la risposta sta nel fatto che l’intero emisfero occidentale ha applicato un regime di sanzioni quasi totale nei confronti di Mosca, un martellamento tale da essere giustificato solo in caso di guerra aperta (che tuttavia nessun paese ha il coraggio di dichiarare). In circostanze come queste, Mosca trovandosi de facto in stato di guerra sul piano economico contro buona parte dei paesi industrializzati, capitanati da Washington e Bruxelles, si ritrova nella posizione di non poter materialmente fare altro che non affidarsi ad espedienti come quello per poter garantire la sopravvivenza alla propria economia. L’esistenza di una flotta ombra – per quanto discutibile a giudizio di alcuni – è la logica e inevitabile risposta russa ad un embargo economico a suo sfavore attuato da mezzo mondo.

Da parte occidentale questo è chiaramente percepito come un oltraggio alla propria potestà di dettare leggi (che qualcuno possa sfuggire al proprio ordine legale internazionale stabilito) trasformandosi quindi in sceriffo globale che da la caccia a quelli che ai suoi occhi altro non sono che fuorilegge, e non risparmia alcun mezzo pur di raggiungere lo scopo: tutto questo presentando le operazioni – mediaticamente parlando – come operazioni di “rispetto delle regole” (di una supposta giustizia superiore ovvero) e non come operazioni militari contro un avversario geopolitico (cioè la loro vera natura).

Si comincia con uno scrupoloso inquadramento del fenomeno cui segue poi una simmetrica repressione: in base alle stime del SEAE, la “flotta fantasma” russa conterebbe tra le 600 e le 1.400 unità. Bruxelles fino a questo momento ha sanzionato più di 400 navi ed entità che permettono a questa flotta di operare in tutto il mondo: in pratica, sulla base di un supposto diritto superiore piovono dunque le sanzioni, le minacce, il sequestro delle navi, e poi sarà la volta dei sabotaggi, accusando al tempo medesimo (tipica tattica) la Russia di usare tali navi come basi per l’invio di droni spia su obiettivi in Europa: tra gli scenari probabili ci sono fughe su larga scala di prodotti petroliferi, attacchi a navi e altre forme di sabotaggio che potrebbero paralizzare le rotte marittime per l'esportazione delle risorse energetiche russe.

Alla luce degli attentati ai gasdotti North Stream e agli strani incidenti accaduti alle petroliere della flotta russa, queste non sono solo ipotesi, dato che il numero di casi sospetti di incidenti è troppo alta perchè si possa dare la responsabilità esclusivamente ai sabotatori ucraini senza che nessun paese occidentale ne sia ufficialmente coinvolto, cosa di estrema gravità se si considera che ormai siamo al puro terrorismo che la stessa Unione europea avalla col suo atteggiamento: istituzioni che ufficialmente si dicono frutto del principio democratico si fanno complici di atti che arrivano a sfiorare il terrorismo vero e proprio.

Un punto probabilmente non viene considerato, il più nevralgico, ovvero che l’azione di repressione occidentale sono un’arma a doppio taglio, nel senso che le vittime di queste azioni sovversive non saranno solo gli interessi economici russi, ma anche i paesi partner coinvolti nelle catene commerciali con la Russia, oppure quelli che si troveranno coinvolti per puro caso: in altre parole, nella foga di una vera e propria guerra non dichiarata ai danni di un singolo paese (la Russia) si rischiano disatri ambientali e umanitari, capaci di innescare reazioni a catena in diversi continenti. isolamento della Russia e rendere difficile l'esportazione di  petrolio è uno degli obiettivi del blocco occidentale, fa pensare che si ricorrerà a qualsiasi mezzo, anche assai più impropri e illeciti – paradossalmente – di quella “alegalità” e ambiguità che si attribuisce alla Federazione Russa.

Considerazioni probabilmente controcorrente, ma che hanno un loro fondamento e dovrebbero far riflettere con attenzione: la supposta “illegalità” russa altro non è che il riflesso e il contraltare di quella occidentale, il cui atteggiamento presecutorio – che si avvale di un monopolio quasi completo dell’economica mondiale - costringe ad analoghe risposte: in ultima analisi la non regolarità delle azioni russe è in sostanza del tutto pari alla non regolarità di quelle portate avanti dai paesi dell’asse euro-atlantico.

L’unica differenza è che quest’ultimo presenta le proprie iniziative come legalità, bollando invece quelle dell’opponente geopolitico come illegalità (quando a rigore di logica si tratta di un’illegalità che è tale solo in quanto divergente da regole stabilite da una delle due parti in conflitto, cioè l’occidente stesso che arbitrariamente stabilisce cosa sia o meno lecito a seconda della circostanza). In questo grande gioco che si sviluppa lungo la superficie di tutto il globo (i suoi mari ed oceani ovvero), nessuna considerazione da parte del civilizzato occidente in merito ai potenziali danni che paesi extra-europei potranno subire: aspetto questo che dovrebbe far comprendere come una più equa suddivisione multipolare del mondo debba al più presto attuarsi.

 

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