Il Regno Unito deve restare nell'Ue

L'uscita sarebbe un duro colpo per il futuro economico del paese

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Con la premessa di esser passato da euroscettico a filo-europeo mantenendo la stessa posizione negli ultimi venti anni, Gideon Rachman in Why I shifted sides in the UK’s civil war over Europe si esprime a favore della permeanza del Regno Unito nell'Ue. Durante gli anni di John Major e Tony Blair, quando era in discussione l'ingresso nell'euro del paese, il Columnist del Ft ricorda come la sua posizione fosse contraria nella consapevolezza che la perdita della sovranità monetaria non era condivisibile all'interno di un progetto che difficilmente si sarebbe potuto trasformare in un'unione politica.
Ma i benefici del mercato unico restano importanti per il futuro economico del Regno Unito. Coloro che chiedono l'uscita dall'Ue criticano chi si esprime a favore della permanenza nel mercato unico ma contro l'euro utilizzano due argomenti: la crisi della moneta porterà i paesi verso un'unione politica che per il Regno Unito non è percorribile e l'economia inglese può sopravvivere meglio fuori dall'Ue, potendo sfruttare meglio le opportunità dei mercati emergenti.
Sul primo argomento, risponde Rachamn che, nonostante una ripresa della retorica federalista, il supporto popolare per una tale strategia è sempre più bassa. Le divisioni tra i governi francesi e tedesco ed in generale tra nord e sud del paese sono sempre più ampi ed al momento sembra poco probabile la formazione degli Stati Uniti d'Europa. Anche se la crisi sta portando maggiore integrazione, in particolare il “fiscal pact”, imponendo restrizioni sui budget nazionali a livello legale, il Regno Unito ha combattuto con successo per stare fuori. 
Il prestigio di Bruxelles è oggi ai minimi storici e questo ha stimolato il dibattito in Inghilterra, dove la tentazione di uscire non si era mai sopita. L'ex cancelliere di  Margaret Thatcher, Lord Lawson, ha sostenuto recentemente come oggi le opportunità economiche per il paese nei mercati emergenti sarebbero sfruttabili meglio senza le restrizioni imposte dalla partecipazione al mercato unico. 
Il problema, continua nella sua analisi Rachman, è che il Regno Unito vende ancora più nel mercato unico europeo rispetto ai Bric e la tesi di Lord Lawson si basa sull'imposizione di una scelta fittizia: il manifatturiero tedesco, infatti, è riuscito ad esportare in Cina con successo anche all''interno del singolo mercato.
Il sentiero che porta all'accesso dei paesi Bric non è poi sempre così agevole. Nonostante la vittoria giudiziaria davanti la Corte suprema indiana, una delle industrie più grandi inglesi, Vodafone, ha dovuto patteggiare un'ammenda da $2.6 miliardi di dollari per tasse arretrate non pagate e gli executive locali di British Petroleum hanno dovuto lasciare la Russia per paura di un arresto. La legge europea potrebbe essere noiosa,  ma è sicuramente più sicura per gli affari di quella indiana e russa. L'idea che i mercati emergenti asiatici sarebbero più facili da sfruttare nel caso di un'uscita dal mercato unico europeo, conclude Rachman, non è una conseguenza logica.

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