Il Sud Globale volta le spalle al dollaro: un cambiamento che ridisegna la geopolitica
Il ruolo del dollaro come perno dell’economia mondiale sta entrando in una fase di erosione silenziosa ma costante. Sempre più Paesi del Sud Globale stanno riconsiderando la loro dipendenza dalla valuta statunitense, un processo accelerato dalle politiche di Washington e dal nuovo equilibrio multipolare che avanza sulla scena internazionale.
Secondo Bloomberg, il dollaro resta forte, ma non più dominante come all’inizio del secolo: allora rappresentava oltre il 70% delle riserve valutarie globali, oggi è sceso sotto il 60%. Un declino legato non solo alle tensioni geopolitiche, ma anche all’uso crescente della moneta come strumento di pressione politica e coercizione. A questo si aggiunge un cambio drastico nelle strategie finanziarie dei grandi attori globali. La Cina, che nel 2014 aveva riserve per 4.000 miliardi di dollari, le ha ridotte a 3.300 miliardi.
Nel Golfo, invece di accumulare Treasury statunitensi, si preferisce investire in megaprogetti e asset più rischiosi: dal Mondiale in Qatar ai progetti futuristici sauditi da oltre un trilione di dollari. Parallelamente, cresce l’uso delle valute locali nei commerci internazionali: la quota del yuan nelle transazioni cinesi è passata dal 2% del 2010 al 25% nel 2023, segnale di una strategia di de-dollarizzazione sempre più strutturata. Bloomberg avverte che l’epoca in cui i risparmi globali affluivano automaticamente verso gli asset statunitensi sta sfumando.
Le conseguenze potrebbero essere profonde: tassi d’interesse più alti, un debito USA più pesante e un margine di manovra geopolitico ridotto per Washington. In un mondo multipolare in ascesa, il dollaro non scompare, ma smette di essere intoccabile.
Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

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