La guerra degli USA al Venezuela raccontata dal falco Bolton

La guerra degli USA al Venezuela raccontata dal falco Bolton

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di Andrea Puccio
 

Nel libro scritto da John Bolton, ex Consigliere alla sicurezza di Donald Trump, intitolato “The room where it happened” in cui narra le vicende della Casa Bianca un intero capitolo è dedicato al Venezuela.


Il capitolo dedicato al Venezuela è molto interessante non tanto perché aggiunga notizie inedite alle varie vicende che hanno portato all’autoproclamazione di Juan Guaidò a presidente del Venezuela e di tutti gli avvenimenti che si sono succeduti ma perché inchioda senza appello l’amministrazione Trump alle sue responsabilità nel tentativo di destabilizzare il paese.


Consiglio la lettura di questo capitolo a tutti coloro che ancora sostengono che gli Stati Uniti non stanno dietro Juan Guaidò e che non credono nella loro implicazione negli avvenimenti che si sono succeduti dal gennaio dell’anno scorso.


Fin dalle prime righe del capitolo si nota l’odio che lo stesso John Bolton nutre verso il Venezuela, Cuba e Nicaragua. Fu proprio lui il 1’ novembre 2018, durante un discorso a Miami, a definire i Venezuela, Cuba e Nicaragua la troica del male, affermazione che come scrive Bolton piacque molto a Donald Trump.


Bolton afferma varie volte che Trump era molto interessato a risolvere la questione Venezuela con qualunque mezzo compresa l’opzione militare, che però viene sconsigliata caldamente dal suo consigliere che invece gli suggerisce di appoggiare l’opposizione. In varie occasioni Trump manifesta la volontà di incontrare Nicolas Maduro per discutere della situazione del Venezuela, idea che Bolton gli sconsiglia ripetutamente.


L’autoproclamazione di Juan Guaidò l’11 gennaio 2019 a presidente del Venezuela faceva proprio al caso loro. Bolton non parla dei giorni che precedettero l’avvenimento e neppure menziona se l’amministrazione statunitense abbia appoggiato in qualche misura le fasi che precedettero l’autoproclamazione, la fa sembrare come una azione indipendente dell’opposizione venezuelana che poi gli Stati Uniti appoggiano.


Nei giorni che seguirono in varie riunioni Bolton manifestò la necessità di una stretta verso il governo di Maduro, secondo lui già molto indebolito, con l’applicazione di dure sanzioni che lo avrebbero portato alla capitolazione. Le sanzioni avrebbero colpito il petrolio, la compagnia petrolifera statale e le riserve d’oro che il Venezuela ha depositato nelle banche estere. Ma secondo Bolton le decisioni in tal senso furono prese con molta leggerezza e poca durezza dando al governo Maduro il tempo per rialzare la testa. Se la prende con la burocrazia che, a suo dire, avrebbe rallentato l’applicazione delle sanzioni e con il Segretario del Tesoro Muchin reo di immobilismo.


Il ministro degli Esteri del Regno Unito, Jeremy Hunt, che era all'epoca a Washington per partecipare ad alcune riunioni, fu lieto di collaborare con tutte le misure che si potevano prendere contro il Venezuela, come la possibilità di: congelare i depositi d'oro della nazione sud americana presso la Banca di Inghilterra, con l'obiettivo di privare il paese di importanti risorse finanziarie.


Al di la dei singoli fatti che si susseguiranno dopo l’autoproclamazione di Juan Guaidò a presidente è interessante notare che l’autore del libro li rivendichi come passi della strategia messa in atto dall’amministrazione Trump per attaccare il governo venezuelano, Tutti i passi fatti dall’opposizione al governo Maduro hanno avuto l’appoggio sia politico che materiale da parte degli Stati Uniti, ogni passo compiuto da Juan Guaidò nel tentativo di colpo di stato sono stati avallati e supportati dall’amministrazione Trump.


Gli Stati Uniti sono sempre stati interessati a far cadere il governo Maduro non tanto per la violazione dei diritti umani come cercano di farci credere ma per lo sfruttamento del suo petrolio. In varie occasioni, scrive Bolton, Donald Trump ha manifestato la sua preoccupazione che dopo la caduta di Maduro i pozzi petroliferi potessero essere sfruttati dalla Cina o dalla Russia. Timore che ha espresso anche a Juan Guaidò in una loro conversazione.


Bolton inoltre accuse a più riprese il governo cubano di essere il vero manipolatore della politica venezuelana. Incolpa Cuba di fornirgli servizi di intelligence e appoggio politico.Da qui la necessità di colpire con sanzioni sempre più forti l’isola caraibica con lo scopo di recidere il cordone che lega i due paesi.


Insomma da queste interessanti pagine viene fuori un quadro in cui gli Stati Uniti sono stati i protagonisti di tutti gli attacchi al governo venezuelano degli ultimi anni. Cosa del tutto evidente ma per qualcuno ancora difficile da digerire, ma adesso difficile da negare visto che la testimonianza viene da un personaggio di primissimo piano dell’amministrazione Trump. Inoltre leggendo si capisce come John Bolton non rinneghi nulla di quanto fatto per colpire i governi di Venezuela e Cuba, anzi si percepisce chiaramente che secondo lui l’amministrazione statunitense abbia perso tempo nell’attuare misure più forti contro i governi. Unico rammarico per Bolton è quello di aver creduto a quanto gli veniva detto da Guaidò e soci sul fatto che una parte consistente dell’esercito di Maduro sarebbe stato pronto a disertare, cosa che poi non si è verificata.

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