Lavoriamo di più e guadagniamo meno: un'ora in più a settimana dal 2019, ma l'inflazione mangia tutto

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Lavoriamo di più e guadagniamo meno: un'ora in più a settimana dal 2019, ma l'inflazione mangia tutto

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di Federico Giusti ed Emiliano Gentili

È uscito l’ultimo Rapporto di Previsione del Centro Studi della Confindustria, intitolato “Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita”. Il documento descrive il contesto economico e la situazione del Paese, tracciando un quadro in cui spiccano l’aumento dei costi di produzione industriali, la diminuzione dei volumi delle merci prodotte nell’ultimo biennio e però, allo stesso tempo, il contestuale aumento del valore aggiunto, previsto ulteriormente in crescita nei prossimi due anni (+0,2% e +0,7%).[1] Fra i settori industriali in calo va citato soprattutto quello dell’automotive (-10,8% nel 2025), che anche per questo motivo è attualmente oggetto di parziale riconversione a fini bellici.[2]

  1. Orari di lavoro

Secondo il Rapporto oggi si lavora «quasi un’ora in più a settimana rispetto al 2019» e l’aumento dell’orario riflette una scelta delle aziende «nelle fasi di elevata incertezza» economica.[3] Per il 2027, nonostante siano previsti un aumento degli occupati dello 0,3% e un analogo incremento delle ore lavorate, anziché arretrare le ore lavorate per singolo occupato rimarrebbero stabili.

  1. Retribuzioni salariali

Negli ultimi tre anni le retribuzioni nominali sono aumentate all’incirca del 2% all’anno o poco più e non si prevedono grosse differenze per il prossimo biennio. Tuttavia il contesto di alta inflazione compromette gravemente il potere d’acquisto dei salari: se «Nel biennio 2024-2025 il recupero [delle retribuzioni reali in Italia] cumulato e? stimato pari al +2,3%, a fronte di una contrazione del -7,1% nel 2022-2023»,[4] per il 2026 è atteso soltanto un +0,1% e per il 2027 un +0,6%. Ciò, però, su un piano di incertezza “geopolitica” contenuta (lo scenario base della Confindustria prevedeva la fine della guerra in Iran a marzo).

Nel documento, inoltre, si lamenta la scarsa dinamica della produttività del lavoro: il Costo del Lavoro per Unità di Prodotto è cresciuto del 9,7% negli anni 2022-2023 ed è poi aumentato «di un altro 4,7% nel biennio 2024-2025». Questo viene spiegato dal Centro Studi col fatto di «una dinamica della produttività del lavoro che, seppur tornata positiva (+1,3% medio annuo, da -3,2% nel 2023), è rimasta ben sotto rispetto a quella salariale»[5] nominale. Ciononostante è lampante che il mancato avanzamento della produttività del lavoro dipenda dalla scarsa crescita complessiva del PIL[6] e non da una riduzione dei ritmi di lavoro, che non c’è stata. Va quindi attribuita alle imprese e non ai lavoratori.

  • Inflazione

Per gli anni 2025, 2026 e 2027 l’inflazione è calcolata rispettivamente a. +1,5%, +2,5% e +2,0%, se la guerra in Iran finisse ora. Invece, «se la guerra in Iran dovesse prolungarsi, tenendo in campo per più mesi l’aumento registrato da petrolio e gas in media a marzo (pari a circa il +40% mensile), l’inflazione in Italia potrebbe salire di vari punti percentuali».[7] Di conseguenza l’andamento delle retribuzioni reali appare preoccupante. Inoltre c’è da attendersi un prossimo aumento dei prezzi dei beni durevoli, che – diversamente da quelli energetici o da quelli alimentari – riflettono i rincari dell’energia con circa sei mesi di ritardo e che pertanto potrebbero finire col compromettere ulteriormente il potere d’acquisto dei salari.

Del resto «La variazione dei prezzi finali dei beni di consumo è da tempo più moderata dei corrispondenti prezzi nella fase della produzione, misurati al cancello della fabbrica»,[8] e questo indica con chiarezza una debolezza della domanda e quindi una difficoltà, da parte delle famiglie di lavoratori dipendenti, a mantenere i livelli di acquisto degli anni passati.

[1] Il valore aggiunto era diminuito dello 0,7% nel biennio 2022-2023.

[2] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Dove ci porta la riconversione bellica dell’automotive, 30 Marzo 2026, https://diogenenotizie.com/dove-ci-porta-la-riconversione-bellica-dellautomotive/.

[3] Centro Studi Confindustria, Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita, p. 51.

[4] Ivi, p. 55.

[5] Ivi, p. 58.

[6] La produttività del lavoro è calcolata come il rapporto fra PIL e numero di occupati, o fra PIL e numero di ore lavorate.

[7] Centro Studi Confindustria, op. cit., p. 58.

[8] Ivi, p. 60.

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