L’Iran resiste e rilancia: smascherata la narrativa dei negoziati USA
A oltre tre settimane dall’inizio del conflitto scatenato dalla coalizione Epstein, lo scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran si gioca non solo sul piano militare, ma anche su quello mediatico. Al centro della contesa c’è la narrativa sui presunti negoziati tra Washington e Teheran, rivendicati dal presidente Donald Trump e respinti con fermezza dalla leadership iraniana. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha definito “false” le notizie su colloqui in corso, sostenendo che si tratti di una strategia per manipolare i mercati finanziari ed energetici e per offrire una via d’uscita a Stati Uniti e Israele da una situazione sempre più complessa.
Sulla stessa linea il Ministero degli Esteri iraniano, che ribadisce come non vi siano stati negoziati durante le settimane di guerra. Le dichiarazioni statunitensi, che parlano di progressi verso una “risoluzione completa”, si scontrano quindi con una realtà ben diversa: i tentativi di mediazione indiretta, portati avanti attraverso Paesi terzi, non hanno prodotto risultati concreti. Teheran conferma di aver ricevuto messaggi, ma mantiene una posizione rigida, subordinando qualsiasi apertura a condizioni precise e garanzie sostanziali. Sul terreno, intanto, emergono segnali che mettono in discussione le prime valutazioni di un rapido indebolimento iraniano.
Analisi provenienti anche da ambienti israeliani evidenziano come sia difficile trarre conclusioni definitive durante un conflitto in corso. L’ipotesi di un collasso imminente ha lasciato spazio a scenari più cauti, in cui prende forma una guerra di logoramento. Nonostante gli attacchi subiti, l’Iran continua a dimostrare capacità operative, mantenendo attivi i lanci missilistici e preservando margini di recupero strategico. Questo alimenta il timore che il conflitto possa protrarsi, senza una soluzione rapida. Un elemento centrale resta la leva energetica. Il ruolo dello Stretto di Hormuz conferisce a Teheran un peso significativo sugli equilibri globali, con effetti diretti sui mercati e sulle dinamiche regionali. Le minacce reciproche sulle infrastrutture energetiche indicano una volontà di estendere la pressione ben oltre il campo di battaglia.
Il quadro che emerge è quello di uno scontro aperto e in evoluzione, dove la distanza tra dichiarazioni politiche e realtà operativa appare sempre più evidente, e dove la dimensione informativa diventa parte integrante della strategia di guerra.
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