Marx e il materialismo dialettico

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Marx e il materialismo dialettico

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di Marco Pondrelli - Marx 21

 

Un libro scritto a nove mani rischierebbe normalmente di risultare poco organico e omogeneo, ma questo testo smentisce immediatamente tale pregiudizio. Fin dal titolo chiarisce e mantiene fermo il proprio oggetto di ricerca, mostrando che il dialogo tra teoria e pratica del marxismo può essere trattato con coerenza anche in un’opera corale. Gli autori scrivono nella Prefazione: “Questo libro, assieme a quelli che seguiranno, cerca di iniziare a colmare un particolare buco nero teorico indicando gli elementi principali del materialismo dialettico, oltre a smentire e confutare il presunto e inesistente divorzio tra Marx e il materialismo dialettico” [pag. 4].

Potrebbe sembrare un ragionamento teorico astratto, soprattutto in un periodo in cui la situazione italiana è per la sinistra e i comunisti particolarmente difficile. Tuttavia, la difficoltà che stiamo vivendo in Italia è dovuta anche – ma non solo – alla mancanza di un approfondimento teorico su questi temi. Lo studio e l’elaborazione teorica, fondamentali per la formazione di quadri dirigenti, non hanno avuto un ruolo significativo nel movimento comunista post-’89.

La teoria marxiana non è solo descrittiva. Gli Autori sottolineano infatti che “la dialettica marxiana non si limita a descrivere i fenomeni, ma orienta anche l’azione politica attraverso la previsione dei momenti in cui le strutture esistenti possono crollare e lasciare spazio al nuovo” [pag. 7]. Se non si comprende il marxismo come prassi rivoluzionaria, non se ne coglie appieno il senso. Nel loro saggio, Fabrizio Da Silva E Alberto Lombardo ricordano come “Marx fu un rivoluzionario, un maestro della teoria rivoluzionaria, ma anche un dirigente del proletariato internazionale, un uomo che ha consacrato tutta la sua vita alla rivoluzione proletaria”. Questa affermazione respinge una lettura del marxismo come teoria deterministica: l’unico determinismo in Marx riguarda l’inevitabilità del conflitto, non della società socialista. Altrimenti, la vita di Marx sarebbe stata incoerente: se la rivoluzione fosse nata automaticamente dalle contraddizioni sociali, quale senso avrebbe avuto dedicare la propria esistenza alla causa? Non sarebbe stato più logico aspettare passivamente che tutto accadesse da solo.

Alla base della concezione marxiana vi è il ribaltamento dell’idealismo. Giulio Chinappi scrive: “Nel percorso che conduce dal prometeismo marxiano alla piena fondazione del materialismo dialettico, il secondo tassello indispensabile è la definizione di un realismo ontologico: l’assunzione che la realtà materiale esista oggettivamente e indipendentemente dalla coscienza umana, non sia mera apparenza né prodotto esclusivo delle idee” [pag. 35]. Come ricordava IL MORO nella prefazione a Per la critica dell’economia politica: “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”.

In questo contesto si inserisce il saggio di Burgio, Leoni, Melia E Sidoli su Marx e il prometeismo, in cui si afferma: “L’intera storia del genere umano va letta, dunque, mediante la contraddizione generale tra il prometeismo umano e gli ostacoli al suo sviluppo, tra livello concreto di dominio umano sulla natura (ivi compresa ovviamente la natura genetica umana) e il livello di impotenza umana di fronte alle proteiformi cristallizzazioni assunte dalla materia, sia inorganica che organica” [pag. 75]. Possiamo interpretare il prometeismo come il progresso umano che si confronta con l’infinito, pur avendo esso stesso infinite possibilità di avanzare. “Marx innanzitutto individuò con lucidità il soggetto collettivo capace di affiancare e liberare non solo se stesso ma anche l’intero genere umano: il salvatore titanico veniva costituito dal proletariato-prometeico” [pag. 77]. Queste posizioni sono lontane da quelle sostenute da Adorno e, più in generale, dalla scuola di Francoforte. La fede nel progresso non è cieca: anche Hiroshima fu possibile grazie allo sviluppo scientifico, ma questo dimostra come la scienza non sia mai neutra; c’è sempre un ruolo soggettivo nelle scelte su come impiegare le conoscenze acquisite, sia per costruire armi sia per sviluppare centrali nucleari.

Il saggio finale di Pietro Terzan offre una ricostruzione precisa della vita e delle idee di Marx, fino al confronto con la Russia. L’Autore scrive: “Nella prima bozza presentò l’unico fattore determinante per la prospettiva della fatalità della dissoluzione dell’obš?ina: all’origine di ogni società occidentale, in ogni dove, la proprietà comune della terra era stata messa da parte con il sopraggiungere della proprietà privata. Per la Russia però il precedente europeo non significava nulla. Non si poteva copiare e incollare uno schema fisso. «A suo avviso, la “forma costitutiva” dell’obš?ina era aperta a due possibilità: “o l’elemento della proprietà privata [sarebbe] preval[so] sull’elemento collettivo, o quest’ultimo si [sarebbe] impo[sto] al primo […]. Tutto dipende dal contesto storico nel quale essa si trova”» e quello esistente al tempo non gli fece escludere la possibilità di uno sviluppo socialista dell’obš?ina” [pag. 217].

In conclusione, questo libro dimostra come la teoria marxiana possa essere studiata e interpretata in modo rigoroso, senza rinunciare alla profondità e alla connessione con l’azione politica. La pluralità di autori non indebolisce la coerenza dell’opera, ma la arricchisce, offrendo prospettive complementari su temi fondamentali. Si tratta di un contributo essenziale per chi voglia comprendere il marxismo non solo come teoria, ma come pratica rivoluzionaria e strumento per analizzare e trasformare la realtà.

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