Ortega ricorda Sandino: "Contadini scalzi umiliarono la superpotenza"
Un parallelo tra passato e presente: come allora i "pirati yankee" di William Walker, oggi le sanzioni e le minacce
Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha lanciato un attacco frontale alla politica estera degli Stati Uniti, accusando Washington di alimentare guerre, imporre sanzioni criminali e mantenere in vita blocchi economici ormai insostenibili come quello contro Cuba. Nel suo intervento in occasione di una tribuna politica, Ortega ha provato a tracciare un parallelo tra la storia di resistenza del suo paese e quella di altre nazioni che, a suo dire, subiscono da decenni le mire egemoniche del colosso nordamericano.
Secondo il leader nicaraguense, l’amministrazione statunitense avrebbe ormai perso ogni misura nel ricorso alle cosiddette misure coercitive unilaterali. "Continuamente stanno lanciando sanzioni contro i popoli", ha dichiarato Ortega, quasi ironizzando sulla quantità di provvedimenti che colpiscono Managua. "Quante sanzioni hanno lanciato contro il Nicaragua? A questo punto non trovano più nessuno da colpire, tanto hanno già sanzionato tutti". Parole che suonano come una denuncia dell’isolamento a cui il paese centroamericano sarebbe stato sottoposto negli ultimi anni.
Ma il discorso di Ortega non si è limitato ai confini nazionali. Il presidente ha voluto esprimere solidarietà a due governi da tempo nel mirino di Washington: quello venezuelano e quello cubano. Ha parlato di "sequestro" ai danni del presidente Nicolás Maduro, senza però aggiungere dettagli su cosa intendesse esattamente con questa espressione, e ha ricordato che l’isola di Cuba resiste da oltre sessant’anni a un blocco economico che definisce inaccettabile. "Cuba è riuscita a sopravvivere per più di sessant’anni a quel blocco", ha sottolineato, quasi a voler trasformare la sofferenza in un esempio di resilienza.
Ortega ha poi richiamato l’attenzione sul dato politico forse più imbarazzante per gli Stati Uniti secondo la sua visione: il fatto che ogni anno, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la stragrande maggioranza dei paesi voti contro l’embargo a Cuba. "A Washington se ne fregano", ha detto senza mezzi termini, "non ascoltano nemmeno i pronunciamenti degli organismi internazionali. E a dire il vero, sembra importargli poco anche delle proprie stesse leggi".
Il presidente nicaraguense ha poi cambiato registro, affrontando il tema delle guerre e delle vittime militari. Ha citato i soldati statunitensi caduti nei vari teatri di conflitto, definendo quelle morti "una ferita per il popolo statunitense". Ma ha subito aggiunto che la responsabilità principale è di chi decide di imporre la guerra con la leggerezza di chi ha perso la testa. "L’attuale presidente degli Stati Uniti crede di poter fare qualsiasi cosa, qualsiasi barbarie".
Un passaggio particolarmente duro è stato quello in cui Ortega ha deriso l’immagine che, a suo dire, l’amministrazione nordamericana proietta di sé sui social network. Ha parlato di un video visto su TikTok, dove il presidente degli Stati Uniti appariva nelle vesti di una sorta di Cristo guaritore. "Quanti ne ha guariti, il popolo americano?", si è chiesto Ortega retoricamente. "Ha ucciso, ecco cosa ha fatto. Non ha salvato nessuno". E ha aggiunto un avvertimento: la potenza statunitense si sente così forte da minacciare di distruggere paesi come Cuba e, all’occasione, anche il Nicaragua.
Proprio su questo punto, il leader sandinista ha voluto tirare in ballo la storia del suo paese per lanciare un messaggio a Washington. Ha ricordato la figura di William Walker, il filibustiere statunitense che nel XIX secolo cercò di impadronirsi del Nicaragua e di altre regioni dell’America Centrale, venendo poi sconfitto. "Il presidente degli Stati Uniti non dovrebbe dimenticare che qui in Nicaragua si è combattuta una battaglia in cui furono sconfitti i pirati yankee guidati da Walker", ha detto, ricordando gli anni tra il 1854 e il 1856.
E da lì il passo è stato breve per rendere omaggio all’eroe nazionale per eccellenza, Augusto César Sandino, il generale che guidò la resistenza contro l’occupazione USA nei primi decenni del Novecento. Ortega lo ha descritto come un comandante di "campesinos descalzos", contadini scalzi con un’anima grande, che per otto anni tennero testa alla potenza nordamericana. "Non riuscirono a sconfiggere Sandino, e non rimase loro altra strada che ritirarsi", ha ricordato con orgoglio.
In chiusura, Ortega ha provato a dare un senso più universale al suo intervento, lanciando un appello alla pace globale. Ha detto che questi sono tempi in cui bisogna lottare con forza d’animo e con spirito di sacrificio, per la riconciliazione e per l’intesa tra fratelli. Ha chiesto che le guerre scompaiano, perché stanno portando tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, in una crisi profonda. E ha concluso con un’immagine cruda, parlando dei bambini uccisi in Iran, delle donne uccise, dalle azioni belliche della coalizione Epstein.

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