Problematiche dell’abitare. Costruiamo da subito rivendicazioni forti e sociali per una contro manovra di Bilancio

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Problematiche dell’abitare. Costruiamo da subito rivendicazioni forti e sociali per una contro manovra di Bilancio

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di Federico Giusti Delegato CUB

Ha ragioni da vendere Massimo Pasquini che sul suo blog del Fatto Quotidiano (https://share.google/IjYuvofqqKW2CcImz) invita la Cgil ad aprire una discussione seria nel paese sulle tematiche dell’abitare a partire dalla manifestazione di fine Ottobre contro la Finanziaria del Governo Meloni e per suggerire contenuti alternativi a quelli del Riarmo e della riduzione delle tasse. Pasquini, già attivista dell’Unione Inquilini, è tra gli osservatori più attenti e ben sa come l’agenda politica abbia progressivamente espulso il tema della casa non prima di avere orchestrato una campagna mediatica contro le occupazioni per trasformare un bisogno sociale in violenza arbitraria ai danni di altri cittadini.

E l’invito di Pasquini non vale per la sola Cgil ma anche per il sindacalismo di base e le realtà sociali e conflittuali, bisogna andare oltre alla sola difesa delle occupazioni.

Decine di ore di trasmissione hanno prodotto i primi effetti, oggi si scambiano i movimenti per l’abitare con una sorta di racket che occupa case lasciate (per pochi giorni) incustodite da anziani. Migliaia di sfratti esecutivi cadono nel dimenticatoio e si fa credere alla opinione pubblica che in Italia le occupazioni di case siano un atto di insubordinazione contro la piccola libertà privata beneficiando della inusuale protezione di una giustizia ingiusta, lenta e macchinosa.

Tra il 2022 e il 2024 la inflazione è arrivata al 17% ma al massimo gli aumenti contrattuali sono arrivati al sei a dimostrazione che la erosione del potere di acquisto è anche frutto di intese fallimentari sottoscritte dai sindacati.  Gli uffici studi della Cgil parlano di un salasso del fiscal drag con 24 miliardi di euro in più prelevati da lavoratori e pensionati, da qui la proposta di indirizzare queste risorse al welfare, alla sanità e alla istruzione, per combattere la precarietà lavorativa.

Proposte giuste ma esiste un problema: la riduzione delle tasse e delle aliquote fiscali è stata fallimentare, utile solo a rafforzare il capitale e le aziende senza creare processi innovativi e nuovi posti di lavoro, servizi pubblici maggiori ed efficienti.

All’interno di alcune rivendicazioni basilari pretendere il ripristino delle aliquote fiscali di un tempo sarebbe indispensabile aggiungendo aumenti salariali in linea con il caro vita.

E servirebbero norme atte alla tutela del diritto alla casa visti i cari affitti e il numero crescente delle case all’asta per la impossibilità dei proprietari di onorare gli impegni del mutuo e dei prestiti bancari.

Siamo il paese con 4 milioni di lavoratori poveri, avere una occupazione stabile ma con un salario da fame basta per piombare nella miseria relativa o assoluta.

E tra le cause della povertà hanno un grande peso il caro affitti, la mancata costruzione di case popolari, migliaia di famiglie davanti al rincaro di un canone locativo piombano nella miseria relativa, diventano, incolpevolmente, morose e vengono sfrattate con la forza pubblica (oltre 25 mila nuclei familiari all’anno giusto a ricordare che la vulgata ufficiale a reti unificate è surreale)

Sono oltre 600mila le famiglie nelle graduatorie per una casa popolare che avrebbero diritto ad un alloggio pubblico e potrebbero riceverlo se si recuperassero case dismesse, se lo Stato e gli enti locali potessero comprare e costruire nuovi immobili per la edilizia sociale.

Tanti anni or sono scrivevamo che la perdita della casa e del lavoro erano strettamente connessi, non si pagano i ratei dei mutui perché si è perso lavoro o sono venute meno delle fonti di reddito, perché il potere di acquisto delle buste paga si è eroso a tal punto da costruire una nuova realtà quella del lavoratore povero che ha un contratto a tempo indeterminato ma non arriva a fine mese.

La questione abitativa deve essere parte integrante delle nostre rivendicazioni, il tema dell’abitare deve essere attualizzato e costruito come uno dei pilastri sui quali avanzare nuove rivendicazioni.

Mai come negli ultimi anni è stata tanto forte la rendita immobiliare e tanto carente invece la disponibilità di alloggi sociali ad affitti agevolati, questo vale non solo per le famiglie ma anche per gli studenti e le studentesse senza residenze pubbliche a costi accessibili e per questo impossibilitati a frequentare l’università non potendosi sobbarcare un costo insostenibile per tante, troppe famiglie.

Per ridurre poi il costo delle bollette sarebbe auspicabile dare vita a comunità energetiche rinnovabili dotando di impianti fotovoltaici ogni nuovo immobile.

 

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