Se Confindustria critica il Governo per le sue politiche nazionali ed internazionali

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Se Confindustria critica il Governo per le sue politiche nazionali ed internazionali

 

di Federico Giusti

I dazi pesano, e non poco, sulle sorti dell'economia italiana, a dirlo non è il Governo ma direttamente Confindustria nella nota sulla congiuntura da poco edita.
 
 Per quanto in ribasso sia il prezzo del greggio veniamo da un trimestre di grande incertezza per la produzione industriale e per i servizi con tassi di crescita o nulli o impercettibili. Non pesano solo le guerre e le difficoltà nell'approvigionamento delle materie prime e dei metalli rari ma anche i limiti e i ritardi della nostra economia, gli scarsi investimenti in Ricerca e sviluppo:
Ironia della sorta il Governo Meloni si è rimangiato la pristina posizione di quando stava all'opposizione ossia la necessità di ampliare i consumi per dare ossigeno all'economia, ormai dominano altre politiche ossia il risparmio precauzionale, il contenimento della spesa, l'abbattimento del debito e la vecchia e solida sudditanza al dollaro svalutato che poi favorisce le esportazioni USA.
 
Da tempo qualche critica arriva, da Confindustria, all'operato del Governo Meloni a conferma che la luna di miele tra destra e settori del padronato è entrata in crisi o forse siamo davanti a una effettiva preoccupazione per l'arrivo dei dazi che potrebbero frenare le esportazioni italiane.
 
Se il Governo esulta per il calo del deficit previsto nei prossimi due anni e per l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi già nel 2026,  Confindustria è decisamente preoccupata per la mancata crescita del PIL e per le mancate risposte alle richieste dei padroni italiani, la idea di tagliare le tasse sul salario accessorio non viene giudicata misura sufficiente . Dalle scarne note Confindustriali si capisce che è proprio la politica estera della Meloni e della Ue rispetto agli Usa , e ai dazi, a destare forti preoccupazioni insieme alla debolezza del sistema manifatturiero (di cui i padroni sono responsabili) sono anche i servizi, il calo della produzione industriale e delle piccole e medie imprese. L'Italia risente della crisi tedesca, la Germania da due anni in fase recessiva si porta dietro anche la industria e i servizi del nostro paese ma allo stesso tempo le maggiori preoccupazioni riguardano le barriere daziali imposte dagli Stati Uniti ai prodotti italiani e del vecchio continente.
 
Ai padroni di casa nostra dovremmo chiedere di sostituire il classico lamento con gli investimenti e le critiche al Governo arrivano dopo anni di sostegno ad un Esecutivo da cui si attendevano probabilmente altre scelte o di cui avevano sopravvalutato le capacità, fatto sta che l'Italia è dipendente dagli Usa per l'acquisto , a caro prezzo, di gas ed energia , di chips, di tecnologia avanzata fino alle attrezzature militari, la introduzione di dazi pesa allora fortemente e getta una ipoteca negativa sul futuro, ad esempio quando gli Usa saranno capaci di sostituire le produzioni europee di alta qualità . 
 
Gli Usa spingono da tempo la Ue verso la rinegoziazione dei rapporti commerciali con altri attori globali, Cina in primis,  i dazi sono uno strumento atto a colpire due volte un paese (le esportazioni e condizionare le politiche commerciali verso altre nazioni o aree del Globo)
Queste sono le preoccupazioni padronali insieme alle debolezze del sistema industriale, si dimentica tuttavia che  bassi salari e austerità salariale hanno fatto comodo a tutti, associazioni datoriali per prime. La differenza rispetto al passato è che i soldi promessi sotto forma di aiuti, sgravi fiscali, riduzione delle tasse non sono più sufficienti a tenere in piedi una economia debole e incerta. E da qui sorgono le prime critiche all'operato della Meloni.

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