Decreto 1° Maggio: La messinscena dei sindacati nasconde l'intesa sui bonus e decontribuzione

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Decreto 1° Maggio: La messinscena dei sindacati nasconde l'intesa sui bonus e decontribuzione

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di Federico Giusti
 
Il governo ha deciso di non approvare la legge delega sul salario minimo, una decisione dettata da poche ragioni ma sicuramente valide per chi della navigazione a vista ha fatto il suo cavallo di battaglia
 
Evitando di affrontare il salario minimo, il Governo ha parlato invece di retribuzione equivalente ricompattando il fronte sindacale delle sigle rappresentative e firmatarie di contratto attorno alla difesa dei CCNL da loro siglati.
 
All'indomani della Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri sono arrivate dichiarazioni contraddittorie e opposte , da una parte il sostegno (scontato vista la sottoscrizione di contratti al ribasso) di Cisl e Uil all'Esecutivo, dall'altra la nota critica della Cgil che parla di soldi stanziati non per i lavoratori ma solo a beneficio delle imprese.
 
Da parte nostra concordiamo con Landini ma avremmo preferito un'altra dichiarazione ossia " non pensiamo che le politiche dei bonus , degli incentivi alle imprese e delle decontribuzioni, siano la scelta migliore per la occupazione e l'economia del paese, per restituire dignità ai salari e alle pensioni"
 
Qualcuno ci dirà che il sindacalismo di base non ha le stesse responsabilità della Cgil ma il ragionamento da fare è ben altro ossia rompere almeno con quella vecchia, e insana abitudine, degli aiuti pubblici alle imprese, aiuti che privano il welfare di risorse indispensabili senza avere in cambio una occupazione stabile e degli aumenti salariali capaci di restituire potere di acquisto.
 
Le dichiarazioni di Landini sono quindi incomplete e discutibili vuoi per i rapporti stretti della Cgil con previdenza e sanità integrativa vuoi perchè le richieste dei bonus e degli sgravi arrivano anche dai sindacati.
 
Per queste ragioni urge andare oltre le uscite mediatiche cercando di affrontare le note dolenti, il decreto Lavoro del Governo non è accettabile perchè privo di una idea su come rilanciare la produzione, l'economia, le politiche attive del lavoro, il potere di acquisto dei salari e lo stesso welfare.
 
 Landini sceglie termini caustici verso il Decreto, Fiumarola e Bombardieri aprono invece al Governo sperando in qualche spazio negoziale. Conviene a tutti comunque non affrontare ila questione della rappresentanza, i meccanismi che regolano il potere di acquisto dei salari e le dinamiche dei rinnovi contrattuali
 
E attenzione che da più parti non si parla tanto del Testo Unico sulla rappresentanza ma di limitare ulteriormente il diritto di sciopero e di rilanciare il Patto della Fabbrica sottoscritto, nel 2018, da Cgil Cisl Uil che dava troppo spazio alla contrattazione di secondo livello anche su materie di competenza di quella nazionale cercando di spostare l'asse delle trattative sulla produttività e sulla efficienza dei sistema produttivo.
 
Quell'accordo rappresentava il livello più basso dell'azione sindacale, quello di maggiore compromesso con la parte datoriale, di subalternità alle logiche e alle esigenze di impresa, pensare che quello sia allora il possibile sbocco non solo preoccupa ma  fa capire che alla concertazione potrebbe seguire una politica ancor più remissiva mandando in soffitta ogni istanza a tutela del potere di acquisto e di contrattazione...

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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