Stipendi al palo e welfare fragile: l'altra faccia del PIL italiano secondo Svimez

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Stipendi al palo e welfare fragile: l'altra faccia del PIL italiano secondo Svimez

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di Federico Giusti

Dall'ultimo rapporto Svimez potremmo trarre innumerevoli considerazioni, per ragioni di opportunità e di tempo proveremo a soffermarci solo su due argomenti contenuti nel primo dei 4 capitoli in cui la ricerca viene suddivisa: l'Italia e  l'analisi dei paesi leader della Unione Europea.

Il rapporto inizia dalla Germania, paese che per 30 anni ha trainato l'economia europea, oggi il paese egemone si trova in seria difficoltà per la debolezza del settore manifatturiero, la dipendenza da gas e petrolio un tempo acquistato a basso costo dalla Russia e oggi proveniente dagli Usa a un costo superiore di 56 volte. La perdita di competitività tedesca ha subito scoraggiato gli investimenti mettendo in crisi i settori tradizionali dell'economia e le costruzioni.  La Germania sta convertendo parte, ancora piccola, della sua produzione civile in militare, intanto mantiene un profilo più prudente di altri paesi europei rispetto ai quali il debito cresce in maniera contenuta e lo stesso disavanzo rientra nei parametri di Maastricht ossia sotto il 3% del Pil. La  cautela fiscale tedesca contiene fortemente indebitamento del paese, al contrario di quanto avviene in Francia ove invece è proprio l'indebitamento (ampiamente sopra il 6%) a trainare l'economia transalpina anche se alla fine, i risultati ottenuti, anche in termini di produttività, risultino alquanto deludenti

Gli ottimi risultati dell'economia spagnola e la sua crescita a livelli decisamente elevati viene spiegata con anni di difficoltà e bassa crescita nell'ultimo ventennio, la Spagna rispetto ad altri paesi Ue ha impiegato almeno 4 anni a riprendersi dalla pandemia  e per questo i dati economici vengono in parte ridimensionati dagli analisti.

Quello che conta sono i settori trainanti per la economia, nel caso spagnolo parliamo del turismo e dei settori ad esso legati proprio per la crescita degli stranieri e della loro capacità di spesa. Ma un elemento significativo per la Spagna è rappresentato dagli investimenti nelle rinnovabili che rendono il paese meno vulnerabile e dipendente dalle energie tradizionali i listi delle quali fanno ancora il bello e il cattivo tempo. Altro aspetto rilevante è la natura del Pnrr spagnolo con enormi risorse dedicate ai servizi e alla Pa con ricadute positive anche sul welfare

Nel 2021 il Pil spagnolo risultava ancora di circa tre punti percentuali inferiore ai livelli pre-pandemia, e una parte della crescita del biennio 2022-2023 va quindi interpretata come effetto del recupero post-riaperture.

Si chiude con l'Italia con tassi di crescita superiori a Germania e Francia il che potrebbe determinare un giudizio sostanzialmente positivo del Governo Meloni e delle politiche adottate.

Ma una lettura attenta del rapporto esalta il boom delle costruzioni per la politica dei super bonus giudicata invece dalle destre profondamente sbagliata.

Nel periodo post pandemico, tra il  2021 e il 2024, la crescita del Pil italiano dipende dalla domanda interna e soprattutto dalle costruzioni, assai deludente è invece il contributo estero : " è rimasto limitato o negativo".
I consumi delle famiglie in ripresa ma con il grande limite della vistosa erosione del potere di acquisto dei salari e dei redditi e l'acuirsi delle disuguaglianze tra Nord e Sud oltre a una dinamica salariale pressochè stagnante.

Se il primo giudizio sull'operato del Governo pareva lusinghiero, dopo una attenta lettura ritroviamo tutte le contraddizioni negate dall'Esecutivo ossia la scarsa mobilità sociale, le troppe disuguaglianze (di genere, geografiche, di natura sociale), consumi contenuti per i bassi salari, l'economia trainata dal turismo, con un export  deludente a causa della stretta dipendenza dalla manifattura tedesca alla quale le industrie del Settentrione italico sono legate da rapporti di fornitura. Il tasso di occupazione ancora basso, la scarsa produttività e i troppi disoccupati soprattutto nelle fasce giovanili ove il numero di chi non studia e non lavoro cresce ancora. 

Il rapporto Svimez rispetto ad altri studi analitici forse è più incline a riconoscere risultati e meriti delle politiche governative ma alla fine  evidenzia tutti i problemi strutturali per un welfare inadeguato, i numeri ancora esigui delle donne al lavoro, molte delle quali assunte con quel part time che volontario o involontario continua ad essere più diffuso della media Ue. Alla fine i limiti del modello produttivo (sono gli incentivi alle imprese a drogare i dati economici) e di società (un welfare del tutto inadeguato e troppe disuguaglianze tra le aree geografiche) dell'Italia vengono evidenziati con grande cura e senza pietas di sorta come si evince dalle prospettive future non certo rosee per il nostro paese, al pari di tutta la UE con crescita ridota ai minimi termini che impedirà al vecchio continente di colmare i ritardi con le tigre asiatiche

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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