Tra proteste e repressione: il Messico si mobilita per proteggere i suoi cittadini negli USA

Il Messico condanna la violenza ma chiede rispetto dei diritti umani e accesso ai centri di detenzione

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Tra proteste e repressione: il Messico si mobilita per proteggere i suoi cittadini negli USA

In un messaggio rivolto alla comunità internazionale, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha riaffermato l'impegno del governo messicano nella protezione dei diritti umani dei migranti, indipendentemente dal loro status legale, nel contesto delle proteste migratorie e della repressione avvenuta lo scorso fine settimana a Los Angeles, negli Stati Uniti. 

La dichiarazione giunge dopo tre giorni di manifestazioni di massa in cui la Guardia Nazionale e le forze federali statunitensi hanno utilizzato gas lacrimogeni, munizioni letali e arresti di massa su ordine del presidente Donald Trump. La presidente Sheinbaum ha espresso con chiarezza la posizione del Messico, sottolineando che il Paese non sostiene alcuna forma di violenza, inclusi atti come l’incendio di veicoli della polizia, definiti “provocazioni”. 

Nel suo intervento, Sheinbaum ha richiamato l'attenzione sulla storica contribuzione dei migranti messicani all'economia degli Stati Uniti: «Gli immigrati messicani sono da decenni parte integrante della società americana. Sono essenziali sia per l’economia statunitense che per quella messicana. Gli Stati Uniti hanno bisogno di loro». Al contempo, la presidente ha invitato i connazionali residenti negli USA a manifestare in modo pacifico, evitando provocazioni. 

Il governo messicano ha lanciato un appello "rispettoso ma fermo" alle autorità USA affinché garantiscano il rispetto del processo legale nelle operazioni di detenzione migratoria e smettano di criminalizzare chi fugge da povertà o violenza. «Condanniamo la violenza, da qualunque parte provenga», ha sottolineato Sheinbaum, ribadendo che la migrazione non è un crimine, bensì un diritto umano. 

Per supportare i cittadini messicani coinvolti, il governo ha attivato protocolli di assistenza legale attraverso la rete consolare, in particolare a Los Angeles, dove il console sta monitorando gli arresti. È prevista a breve una comunicazione ufficiale sul numero esatto dei detenuti e sui loro luoghi di detenzione. Inoltre, i consolati stanno intensificando le campagne informative per spiegare ai migranti i loro diritti durante eventuali retate. 

La posizione del Messico riflette una strategia diplomatica volta a trattare la migrazione come un fenomeno regionale che richiede corresponsabilità, non militarizzazione. Sheinbaum ha confermato la disponibilità del paese a collaborare con gli Stati Uniti, ma ha insistito che ogni soluzione debba prioritariamente rispettare i diritti umani e la legalità. 

Le parole della presidente contrastano nettamente con il linguaggio usato da Trump, che ha definito le proteste come “disordini senza legge” e ha inviato 2.000 soldati della Guardia Nazionale – e persino 500 marines – per fronteggiare quello che ha definito un “invasione migratoria”. Testimoni oculari hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità, tra cui spari reali contro manifestanti che bloccavano l’autostrada 101. 

I media locali hanno riportato almeno 27 arresti e diversi feriti, incluso alcuni giornalisti. L’escalation della tensione ha diviso l’opinione pubblica statunitense: mentre il governatore democratico Gavin Newsom hanno chiesto calma per non dare pretesti a Trump, la vicegovernatrice della California, Eleni Kounalakis, ha annunciato possibili azioni legali contro il governo federale per l’uso sproporzionato della forza. 

L’incidente mette in luce la crescente polarizzazione politica negli Stati Uniti e la vulnerabilità dei migranti, spesso strumentalizzati come tema elettorale. Per il Messico, l’obiettivo rimane proteggere la sua diaspora senza compromettere le relazioni bilaterali. Mentre Trump promette espulsioni di massa, Sheinbaum insiste che la migrazione non è un crimine, ma un diritto fondamentale che deve essere gestito con dignità e rispetto per i diritti umani. 

Parallelamente, il ministro degli Esteri messicano, Juan Ramón de la Fuente, ha precisato che fin dall’inizio dei raid avvenuti venerdì scorso – uno nel parcheggio di un Home Depot e l’altro in una fabbrica tessile – il consolato messicano a Los Angeles ha iniziato a lavorare per entrare in contatto con i 42 cittadini messicani detenuti in un centro migratorio. Il governo ha inoltre coordinato con l’ambasciatore statunitense in Messico, Ronald Johnson, e con l’ambasciatore messicano negli Usa, Esteban Moctezuma, per facilitare l’accesso del personale consolare ai centri di detenzione, nonostante le difficoltà legate ai disordini esterni. 

De la Fuente ha infine lanciato un appello ai cittadini messicani negli Stati Uniti: «Rimanete calmi, siate vigili e in caso di emergenza contattate immediatamente i consolati. Ricordate che tutti hanno il diritto di chiedere assistenza consolare». Il dialogo tra i due paesi proseguirà, ha concluso, con l’obiettivo di trovare soluzioni legali e durature per tutelare i migranti. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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