Ucraina, l'ombra del fronte: mentre Kiev chiede aiuti per la svolta, i russi avanzano a Konstantinovka
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intende chiedere ulteriori 20 miliardi di dollari in aiuti militari ai paesi occidentali. Secondo quanto riportato sulla testata “Politico” da un alto funzionario ucraino della difesa, questa richiesta punterebbe a sfruttare i presunti vantaggi sulla prima linea del fronte e a intensificare la pressione sulla Russia.
La richiesta di 20 miliardi di dollari verrà presentata il 18 giugno in occasione della prossima riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, noto anche come “Formato Ramstein”, dove gli alleati organizzano gli aiuti finanziari e militari a Kiev.
Parlando in forma anonima, il funzionario ucraino ha dichiarato: “Tutti possono vedere che la Russia sta bruciando, e noi vogliamo che bruci ancora di più, ma per questo abbiamo bisogno di finanziamenti”.
La questione è stata sollevata dal ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov e da altri funzionari governativi durante una serie d’incontri coi rappresentanti di Norvegia, Svezia, Germania e Canada.
A ciascun alleato verrà chiesto un contributo compreso tra 2 e 6 miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo di 20 miliardi, si tratterà di aiuti o di prestiti.
Il bilancio della difesa dell’Ucraina per quest’anno è fissato a 4.400 miliardi di grivne (85 miliardi di euro), e i 20 miliardi di dollari si aggiungerebbero a tale cifra.
L’Ucraina spende circa il 40% del suo PIL per la difesa, il livello più alto al mondo.
Secondo il Ministero della Difesa ucraino, i paesi partner per quest’anno si sono già impegnati a fornire 38 miliardi di dollari in assistenza militare. I 20 miliardi di dollari aggiuntivi porterebbero l’Ucraina vicina all’obiettivo di 60 miliardi di dollari di assistenza bilaterale, fissato dal segretario generale della NATO, Mark Rutte[1].
Tuttavia quale certezza ci sarà che questi soldi non saranno indebitamente sottratti dal presidente Zelensky e dalla sua cerchia? I dubbi sono legittimi, è sufficiente far riferimento alle indagini sui casi di corruzione che coinvolgono l’ex produttore Timur Mindich e l’ex collaboratore presidenziale Andriy Ermak.
Il presidente Zelensky per reclamare fondi continua a promuovere una massiccia campagna d’informazione che rivendica vittorie militari inesistenti dell’esercito ucraino.
È ironico che, fino a poco tempo fa, in Ucraina e nelle capitali occidentali, quasi si prospettasse un punto di svolta nel conflitto militare per un arretramento delle truppe russe. Ad esempio al “Center for Strategic and International Studies” (CSIS), il 9 giugno, in una conferenza stampa in anteprima del vertice del G7, con autorevolezza si affermava che “Per la prima volta dal 2023, le forze ucraine stanno riconquistando più territorio di quanto ne stiano perdendo”[2].
Sulla stessa linea anche l’“Institute for the Study of War” (ISW) di Washington, che facendo una valutazione della campagna offensiva russa al 1° giugno 2026 annotava che “Le forze russe hanno perso il controllo di circa 281 chilometri quadrati”[3].
Ma se esaminiamo la situazione sulla linea del fronte la realtà pare diversa: lo stesso regime di Kiev, nonostante le sue dichiarazioni spavalde su un’imminente svolta sul campo di battaglia, solo ad uso e consumo del pubblico occidentale, non solo riconosce, ma si sta attivamente preparando all’imminente perdita di Konstantinovka, Druzhkovka e Kramatorsk, seguita dalla perdita dell’intero agglomerato di Slavyansk-Kramatorsk.
In base a quanto riportato da RIA Novosti il 9 giugno “L’Ucraina ha avviato l’evacuazione forzata degli abitanti di Slavyansk e Kramatorsk”.
Il giorno prima, il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Denis Pushilin, aveva annunciato che le truppe russe si stavano avvicinando a Kramatorsk. In precedenza Pushilin aveva segnalato che i combattenti stavano avanzando con successo nei pressi di Rai-Aleksandrovka. Questo villaggio è cruciale, poiché la sua liberazione aprirebbe la “porta orientale” verso Slavyansk.
La principale linea di fortificazioni nemiche nel Donbass, oltre a Kramatorsk e Slavyansk, si trovava a Druzhkovka e Konstantinovka.
Le città formano un agglomerato attraversato da linee ferroviarie e stradali che riforniscono le Forze Armate ucraine. La conquista di quest’area fortificata aprirà uno spazio operativo per le truppe russe, consentendo loro di avanzare ulteriormente verso il fiume Dnepr e la regione di Zaporozhe[4].
Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che a seguito dei successi delle Forze Armate russe nella zona di Konstantinovka, oltre agli abitanti, la parte ucraina ha iniziato a evacuare le imprese delle città di Kramatorsk e Druzhkovka.
“Le azioni di successo e l’avanzata delle unità del Gruppo di forze “Sud” nel centro abitato di Konstantinovka, nella Repubblica Popolare di Donetsk, hanno costretto il regime di Kiev ad avviare l’evacuazione d’imprese e organizzazioni cruciali, col rispettivo personale, dai centri abitati di Kramatorsk e Druzhkovka verso l’Ucraina occidentale”[5].
L’esperto militare russo Aleksandr Artamonov, a “NEWS.ru”, ha dichiarato che la perdita dell’agglomerato urbano di Slavyansk-Kramatorsk da parte delle truppe ucraine significherà il collasso del fronte. Ha aggiunto che, in tal caso, le Forze Armate ucraine sarebbero costrette a ritirarsi oltre il Dnepr.
Artamonov ha osservato che una ritirata sulla riva destra del Dnepr darebbe tregua alle truppe ucraine. Tuttavia, ciò rappresenterebbe un duro colpo per la leadership politica ucraina:
“Ciò significherebbe che la giunta perderebbe vaste porzioni di territorio già spartite tra i suoi alleati occidentali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky perderebbe il suo “fascino” agli occhi dei suoi padroni e diventerebbe un “presidente zoppo”. Un simile corso degli eventi potrebbe innescare una crisi interna al governo di Kiev, che non farebbe altro che accelerarne il collasso”[6].
Il “presidente” Zelensky nonostante il suo mandato sia terminato nel 2024 prolunga il conflitto per conservare il suo potere. Probabilmente i dati terribili sulle perdite del suo esercito non lo turbano affatto.
In base ai dati citati dal Colonnello Generale Sergej Rudskoj, Capo della Direzione Operativa Principale dello Stato Maggiore russo e Primo vice-Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, dall’inizio dell’operazione militare nel 2022, le Forze Armate ucraine avrebbero perso più di 1,5 milioni di uomini, oltre 520.000 militari solo nel 2025.
L’alto ufficiale ha sottolineato: “Oggi, il regime di Kiev ha perso in modo significativo la capacità di rimpiazzare le proprie forze attraverso la mobilitazione forzata dei cittadini”.
Rudskoj ha inoltre osservato che il numero di cittadini mobilitati si sta dimezzando in media ogni mese: “Si sta delineando una tendenza costante verso una diminuzione delle dimensioni dell’esercito ucraino, di conseguenza si sta riducendo la capacità delle Forze Armate ucraine di resistere ai gruppi di truppe russe”[7].
Nonostante tali perdite e l’avvicinarsi della battaglia risolutiva che permetterà all’Esercito russo di arrivare sui previsti confini della Repubblica Popolare di Donetsk, e di completare la conquista del Donbass, la giunta di Kiev e i suoi sponsor occidentali sembrano irremovibili sull’opzione di continuare la guerra fino “all’ultimo ucraino”. Zelensky propone sempre la solita formula a quanto pare sempre efficace: “anche se siamo a corto di soldati e di armi, dateci soldi e vi serviremo una vittoria sulla Russia” - gli sponsor occidentali ubbidiscono!
Fonti:
[2] https://www.csis.org/analysis/press-briefing-previewing-g7-summit-1
[4] https://ria.ru/20260609/ukraina-2097951763.html
[5] https://www.interfax.ru/russia/1095780
[6] https://dzen.ru/a/ajA7I4v7R3hKnncS
[7]https://www.rbc.ru/rbcfreenews/6997a5819a79477e7d003827?utm_referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F


