Venezuela, la CEPAL conferma: leader regionale nonostante l’assedio. PIL a +6% nel 2025

La CEPAL certifica il miracolo venezuelano: come Caracas ha trasformato l'assedio in un'opportunità per diventare leader regionale nella crescita

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Venezuela, la CEPAL conferma: leader regionale nonostante l’assedio. PIL a +6% nel 2025


di Fabrizio Verde

In un contesto internazionale segnato da pressioni asfissianti e da un blocco economico di proporzioni storiche, il Venezuela sta scrivendo una pagina inattesa di ripresa e resistenza. E quanto affermato finora non è più solo la posizione ufficiale di Caracas, ma trova ora una solida conferma in un attore terzo e di prestigio: la Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL).

L'organismo delle Nazioni Unite ha infatti confermato la leadership economica del Venezuela nella regione, proiettando per il paese una crescita del Pil del 6,0% nel 2025 e del 3,2% nel 2026. Queste stime, ben al di sopra della media regionale (2,4% nel 2025 e 2,3% nel 2026), trasformano la forza venezuelana da tesi politica a dato economico incontrovertibile.

La vicepresidente bolivariana Delcy Rodríguez ha commentato con soddisfazione i dati: «Queste cifre esprimono la grande unione nazionale del Venezuela per lo sviluppo economico e la felicità sociale nel rispetto della nostra sovranità. Costruiamo un nuovo modello economico sovrano portato avanti dal presidente Nicolás Maduro, sostenuto da 18 trimestri consecutivi di crescita».

La CEPAL conferma la tesi: una ripresa strutturale e sovrana

Le proiezioni della CEPAL portano piena conferma a quanto già emergeva dall'analisi della ripresa venezuelana. Il dato di crescita del 6,0% non è un episodio isolato, ma il coronamento di un processo di consolidamento iniziato diversi trimestri fa. Come sottolineato da Delcy Rodríguez, si tratta di "18 trimestri consecutivi di crescita", un trend che la CEPAL non solo riconosce, ma su cui scommette per il futuro immediato.

La forza di questa ripresa, come già evidenziato, risiede nella sua natura plurisettoriale. Se il settore petroliero ha registrato un rimbalzo, è la crescita robusta del settore non petroliero a indicare una trasformazione in atto. Settori come le costruzioni, i trasporti e la manifattura stanno trainando l'economia, generando "forti incatenamenti interni", proprio come riportato dal Banco Central de Venezuela. La CEPAL, nel suo comunicato, sottolinea per tutta la regione la necessità di una "trasformazione produttiva" per diversificare le economie: il Venezuela, forzato dalla necessità, sembra aver imboccato con successo proprio questa strada.

Resistere al blocco: la strategia della sostituzione delle importazioni funziona

La CEPAL, pur non entrando nel merito delle cause, aggiorna le sue proiezioni per la regione citando un "ambiente internazionale meno avverso" ma ancora condizionato da "possibili disruzioni commerciali aggiuntive". In questo scenario, il successo del Venezuela appare ancora più significativo.

Come è possibile questa performance in mezzo a quello che il governo bolivariano - a ragion veduta - definisce un "bloqueo criminal"? La risposta risiede nella strategia di "sostituzione radicale al 100% delle importazioni" annunciata dal Presidente Maduro. Questo cambio di paradigma, forzato dalla necessità, mira a consolidare la capacità produttiva interna. I dati preliminari che segnalavano un aumento dell'87,66% delle esportazioni non petroliere nei primi mesi del 2025 trovano ora una logica conseguenza nelle rosee proiezioni della CEPAL. La contromisura venezuelana all'assedio sta producendo risultati tangibili, riconosciuti a livello internazionale.

Il mondo multipolare: l'ancora di salvezza in un contesto globale avverso

La CEPAL nota che le prospettive regionali sono influenzate dalle performance dei principali partner commerciali. La forza venezuelana non si spiega solo con la resistenza interna, ma anche con la capacità di navigare nel nascente ordine mondiale multipolare.

Mentre l'organismo delle Nazioni Unite avverte dei rischi di "tensioni" e "frammentazione geoeconomica", il Venezuela ha saputo diversificare le sue partnership, trovando nuovi mercati per il suo petrolio e per i suoi prodotti non tradizionali. Questa rete alternativa di relazioni commerciali offre a Caracas un respiro fondamentale. Le Zone Economiche Speciali (ZEE) sono un esempio concreto di come il paese si stia posizionando per attrarre investimenti da attori globali al di fuori dell'orbita occidentale.

Sovranità economica: la lezione (ignorata in Europa) del Venezuela

La strada da percorrere rimane in salita, come ammesso dallo stesso governo venezuelano. Tuttavia, il sigillo della CEPAL sui dati di crescita parla di un'economia che sta rialzando la testa con determinazione.

La combinazione di una crescita interna diversificata, una strategia industriale volta all'autosufficienza e l'accesso a nuove reti commerciali multipolari sta permettendo al Venezuela di forgiare un proprio percorso di ripresa. In un'epoca di transizione geopolitica, la sua resistenza è la prova che i modelli di sviluppo imposti dall'alto possono essere sfidati, e che la sovranità economica, se perseguita con determinazione, può diventare il baluardo più efficace contro l'assedio.

Questo aspetto acquista ancor più centralità in Europa, dove ogni tipo di sovranità – economica, monetaria, popolare – è irrimediabilmente perduta, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il caso del Venezuela, con i suoi successi riconosciuti dalla CEPAL, dimostra che alternative esistono, e che passano necessariamente attraverso la riconquista della piena autonomia decisionale di una nazione.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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