Che speranze per la diplomazia?

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Che speranze per la diplomazia?

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di Francesco Dall'Aglio*

Dopo settimane di silenzio si torna all'improvviso a parlare di diplomazia e piani di pace, e chissà se c'entra la strana situazione ucraina, tra corruzione, ministri che spariscono (Halushchenko, Hrynchuk) e altri che ricompaiono (Umerov in Turchia, che non è un ministro, vabbè, ci siamo capiti). A Kiev sbarcano il segretario dell'esercito USA Dan Driscoll e il generale Randy George "in missione di pace e condivisione di tecnologie" (link 1), ma Zelensky non c'è, però torna domani.

In Turchia, Witkoff presenta un piano di pace di cui si sanno solo indiscrezioni (link 2), e chissà se sono vere e se il piano è lo stesso dei due statunitensi ora a Kiev, forse messo a punto con Kirill Dmitriev o forse no, in base al quale l'Ucraina dovrebbe cedere i territori occupati dalla Russia e il resto del Donbas, tagliare di metà gli effettivi del suo esercito, rinunciare per il futuro a "determinate categorie di armi", intendendo probabilmente quelle a medio-lungo raggio, accettare che il russo sia una delle lingue ufficiali in Ucraina e cessare le persecuzioni della chiesa ucraina che fa capo al Patriarcato di Mosca.

Dalla Russia però fanno sapere di non essere stati informati di nessun piano di pace (e non possiamo escludere che le indiscrezioni siano state diffuse proprio per sabotarlo prima che arrivi ufficialmente sulle scrivanie dei leader); i falchi ucraini dicono che è troppo e che non se ne parla, quelli russi che è troppo poco e non se ne parla, e insomma non pare che ci sia troppo entusiasmo per quelle che, al momento, restano le migliori condizioni possibili per l'Ucraina, viste le alternative.

Vedremo domani di saperne di più.



*Post Facebook del 19 novembre 2025

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