De-dollarizzazione e tensioni globali: la Cina investe massicciamente nell’oro
La Cina sta vivendo un vero e proprio boom nel settore del riciclo dell’oro, alimentato dall’impennata della domanda di investimento e dalla crescente corsa globale verso i beni rifugio. Secondo il South China Morning Post, il numero di aziende registrate nel comparto - specializzato nell’acquisto e nella rivendita di lingotti e gioielli - è aumentato del 78,74% nel 2025, raggiungendo quota 740: la crescita annuale più forte dell’ultimo decennio. La tendenza non si è fermata. Nei primi mesi del 2026 sono già nate altre 488 imprese legate al riciclo dell’oro, segnale di un’espansione definita “esplosiva” dagli analisti cinesi.
Oltre la metà delle aziende oggi attive nel settore è stata fondata negli ultimi tre anni, con una forte concentrazione nel sud e nell’est del Paese, aree caratterizzate da mercati dell’oro molto dinamici e reti commerciali altamente sviluppate. Dietro questa accelerazione c’è soprattutto il rally storico del metallo prezioso, spinto dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla crescente tendenza globale alla de-dollarizzazione. A gennaio il prezzo dell’oro spot ha sfiorato i 5.600 dollari l’oncia, raggiungendo livelli mai visti prima. Parallelamente, la domanda totale di oro in Cina - tra lingotti, ETF, utilizzo industriale e gioielleria - ha raggiunto nel primo trimestre dell’anno 362 tonnellate, il 24% in più rispetto al 2025, per un valore complessivo di oltre 57 miliardi di dollari.
A trainare il mercato non è più il lusso, ma la ricerca di sicurezza finanziaria. Sebbene la domanda di gioielli sia diminuita del 32% su base annua, gli investimenti in oro hanno compensato ampiamente il calo. Sempre più investitori cinesi vedono infatti il metallo prezioso non come un semplice bene ornamentale, ma come una “moneta forte” capace di proteggere patrimoni e risparmi in un contesto di crescente instabilità economica e geopolitica.
Il boom del riciclo dell’oro in Cina riflette così una trasformazione più profonda: il progressivo indebolimento della fiducia nel sistema monetario dominato dal dollaro e il ritorno dell’oro al centro delle strategie globali di protezione della ricchezza.
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