Discorso di Díaz-Canel da Piazza della Rivoluzione: "Resistiamo e vinceremo"
Nel 65° anniversario della proclamazione del carattere socialista e della vittoria di Playa Girón, il Presidente cubano denuncia il blocco e rilancia l'orgoglio nazionale in un discorso che abbiamo tradotto in italiano
Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione del 65° Anniversario della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione Cubana, il 16 aprile 2026, "Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz".
Viva Cuba libera!
Abbasso il blocco!
Eroici combattenti di Girón qui presenti;
Cari amici della solidarietà con Cuba partecipanti al V Colloquio Internazionale Patria;
Caro ed eroico popolo cubano;
Compatrioti:
Sessantacinque anni fa, donne e uomini che erano tanto o più giovani di tutti coloro che oggi riempiono queste strade - probabilmente molte nonne, nonni, madri o padri di alcuni di noi - si riunirono qui per scrivere un capitolo veramente epico del mondo contemporaneo.
Quel giorno cambiò la storia, e non solo per Cuba. Con un'invasione sulle nostre coste, senza ancora la certezza di dove sarebbero sbarcati, ma consapevoli che dietro gli invasori c'era l'appoggio totale del potente Governo degli Stati Uniti, la voce del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, quasi rotta dallo sforzo di ore di insonnia e tensione, si elevò al di sopra della folla che traboccava da questo angolo storico per dichiarare che eravamo ciò che continuiamo ad essere: una rivoluzione socialista proprio sotto il naso dell'impero!
Quella dichiarazione è trascendentale nella storia di Cuba poiché segna la rotta definitiva del processo rivoluzionario iniziato con il trionfo del 1959 e che nel 1961 si era radicalizzato profondamente a favore dei diseredati di sempre.
I mercenari si disponevano a lanciarsi contro la nazione che li aveva visti nascere, convinti che nulla avrebbe potuto contro la protezione garantita loro dall'impero. Ma la storia sarebbe stata implacabile con loro.
Si aspettavano paura e trovarono coraggio. Scommisero sul tradimento e li affrontò un popolo unito. Credettero alle proprie menzogne e li attese la verità, con i fucili pronti e intonando le note dell'Inno di Bayamo.
Il popolo cubano marciò da qui verso il combattimento, e dal combattimento alla vittoria! Una nazione piccola e appena uscita dalla guerra, avrebbe inflitto, meno di 72 ore dopo, la prima grande sconfitta all'imperialismo in America.
A partire da quell'aprile miliziano, tutti i popoli della regione sarebbero stati un po' più liberi.
Cuba cambiò per sempre. Il popolo che combatté sulle sabbie di Girón per il socialismo, aveva già iniziato la sua trasformazione culturale con una Campagna di Alfabetizzazione che elevò i sogni degli umili fino alle aule universitarie.
Lo sviluppo umano avrebbe raggiunto vette che solo una società giusta può garantire. Sarebbe andata così lontano questa Rivoluzione degli umili, con gli umili e per gli umili, che un bambino lustrascarpe nel capitalismo sarebbe diventato il primo cosmonauta dell'America Latina; che giovani dell'Africa e di tutto il Terzo Mondo si sarebbero laureati nelle scuole cubane; che avremmo condiviso il sangue e la sorte con i dimenticati e i vilipesi di sempre.
E abbiamo sconfitto l'apartheid, l'analfabetismo e le malattie curabili in altre terre del mondo, dove abbiamo portato medici e non bombe, maestri e non bombe. Questo è socialismo: la società dove l'uomo è fratello e non lupo per l'altro uomo!
Quando nei funesti anni Novanta la pratica socialista si autodistrusse in Europa, con vili cospirazioni dei suoi avversari imperialisti, Cuba resistette e si trasformò fino a rialzarsi con le proprie forze e l'appoggio della solidarietà internazionale.
Non aveva ancora trionfato Chávez in Venezuela e stava per iniziare il decennio dell'integrazione che la Rivoluzione Bolivariana risvegliò.
Fidel, ancora una volta Fidel, come aveva fatto a Girón, dirigendo i combattimenti e avanzando su un carro armato all'avanguardia, guidò quella lotta sovrumana per preservare il socialismo cubano in un'era di febbrile avanzata neoliberista e unipolarità.
Mentre altri privatizzavano perfino i cimiteri e i parchi, credendo ciecamente nella favola del mercato come reggente onnipotente di una ricchezza che non si realizzò mai, questo paese costruì un'opera monumentale, con la scienza e il potenziale lavorativo e scientifico umano formato nella Rivoluzione e con l'eroismo e la resistenza creativa del popolo cubano.
E il nostro esercito di popolo andò a seminare e a costruire, a dimostrare, come disse Raúl, che sì, si può fare!, che sempre si può fare! E abbiamo potuto! Questo è socialismo!
Molte volte nel corso di quegli anni, mentre il paese si impegnava a correggere, perfezionare e adattare la maltrattata economia assediata dal blocco, si produssero innumerevoli invasioni silenziose: leggi per codificare il blocco, attacchi terroristici, campagne di discredito, sabotaggi costanti a tutti i progetti di integrazione, solidarietà e cooperazione.
Ogni bomba silenziosa caduta sui progetti di sviluppo ha lasciato una ferita nella società cubana. Una molto dolorosa è stata la migrazione di promettenti giovani educati gratuitamente nelle nostre scuole e università, ai quali il capitalismo ruba capacità e talento nei quali non ha investito, mentre accusa la società che li ha formati di non garantire loro ciò che il mercato predatore offre.
La verità sia detta: quel potenziale umano che impressiona e guadagna spazio e rilevanza in qualsiasi paese in cui arriva, lo ha formato il socialismo! Solo il socialismo ha trasformato i figli di operai e contadini in professionisti di prima linea, e non in modo eccezionale come nel capitalismo, ma massicciamente.
Per nascondere il carattere genocida e multidimensionale del blocco di sei decenni che soffoca tutto il popolo e che può essere chiamato embargo solo sulle carte di chi lo applica, è stata costruita una narrativa menzognera e molto cinica: Cuba come Stato fallito.
Sono molto visibili gli impatti di decenni di blocco e persecuzione finanziaria nelle nostre case, industrie, nella mancanza di beni, anche quelli essenziali, nella carenza di quasi tutto, anche del più elementare e indispensabile per la vita.
Sono anche visibili gli errori propri in questo processo di costruzione sociale con caratteristiche peculiari e molto cubane, nel quale ci impegniamo, controcorrente, superando infiniti ostacoli; ma finché si manterrà il blocco come cappio stretto al collo dell'economia, nessuno potrà negare, e lo ripeto, nessuno potrà negare la sua colpa assoluta nel dolore delle famiglie cubane! Il principale causante dei nostri problemi è il blocco genocida del Governo degli Stati Uniti contro il nostro popolo!
I bugiardi contano anche sull'anestesia indotta nelle menti di un mondo contaminato da pregiudizi e avvelenato di anticomunismo da quando la Rivoluzione d'Ottobre portò al potere i creatori della ricchezza.
Contro tutte le esperienze socialiste si sono scatenate brutali aggressioni e blocchi, e nonostante ciò sarà impossibile negare tutto ciò che hanno apportato in equilibrio e benessere all'umanità. Né si potrà cancellare dalla storia il colossale contributo dell'URSS alla sconfitta del fascismo e alla conquista del cosmo; né si può ignorare lo sviluppo abbagliante di una gigantesca nazione, emersa dalla carestia e dalla povertà generalizzata, come la Repubblica Popolare Cinese, e di un paese piccolo, ma fiero, che ha sopportato tre guerre e oggi conquista l'ammirazione di tutto il mondo per la sua dinamica crescita, l'eroico e fratello Vietnam.
Il socialismo è l'unica garanzia di giustizia sociale, l'unica via per l'emancipazione reale di tutte le persone, e nel nostro caso è stato ed è, inoltre, la possibilità reale di dare una risposta collettiva al castigo collettivo che ci è stato imposto in tutti questi anni.
No, signori della manipolazione e della menzogna, Cuba non è uno Stato fallito; Cuba è uno Stato assediato, Cuba è uno Stato che affronta un'aggressione multidimensionale: guerra economica, blocco inasprito e blocco energetico. Cuba è uno Stato minacciato che non si arrende! E nonostante tutto, e grazie al socialismo, Cuba è uno Stato che resiste, crea e, non dubitatene, uno Stato che vincerà!
Compagne e compagni:
Oggi, 16 aprile, commemoriamo pietre miliari fondamentali della nostra storia recente: l'eroica e massiccia risposta popolare al preludio dell'invasione mercenaria, con i bombardamenti criminali del 15, e la dichiarazione del carattere socialista della Rivoluzione, fatta da Fidel durante il funerale delle prime vittime dell'aggressione in corso, e quello stesso giorno, anche se molti non lo sapevano allora, nasceva, come è stato spiegato qui, il nostro Partito Comunista.
Lo ha detto Fidel: "A Girón si proclamò il carattere socialista della nostra Rivoluzione, a Girón praticamente si forgiò il nostro Partito". Per questo consideriamo il 16 aprile come data di fondazione del Partito, il Partito dell'unità, il Partito della nazione cubana, il Partito dell'organizzazione e della guida degli sforzi di tutti verso il bene di tutti.
Ma la storia varrebbe poco se non facessimo attenzione ai suoi insegnamenti, se non prendessimo nota delle sue regolarità e non le trasformassimo in apprendimenti definitivi.
Gli attacchi agli aeroporti di Ciudad Libertad, Santiago di Cuba e San Antonio de los Baños nel preludio dell'invasione, con colpi chirurgici, impiegando aerei con false insegne cubane; l'uso continuo della disinformazione e dell'inganno attraverso mezzi di comunicazione orientati a confondere la popolazione, insieme alla guerra economica, le pressioni diplomatiche per isolare la Rivoluzione, e le minacce costanti, mostrano pratiche e metodi subdoli, mai abbandonati da chi attacca e che oggi continuano a ripetere nel mondo.
Hanno ripetuto tanto la formula aggressiva e interventista, sono tante le nazioni e i processi minacciati e aggrediti nel corso di questi anni che, nonostante lo spreco tecnologico, militare e mediatico che lanciano a destra e a manca, un'ondata di solidarietà con Cuba continua a sollevarsi come prova dell'isolamento della politica imperiale che cerca di ridurci alla resa per asfissia.
Da questa storica tribuna, dove ancora risuonano le parole di Fidel che convocava il popolo a cercare il proprio posto per il combattimento imminente, e dove oggi rendiamo meritato tributo e omaggio agli eroi e ai martiri di quel giorno in cui la Patria indossò decisa l'uniforme miliziana, convochiamo un movimento nazionale e internazionale di solidarietà che porti in ogni angolo del pianeta la verità di Cuba, la sofferenza del popolo per le azioni di blocco e guerra economica multidimensionale, aggravata dal blocco energetico, cosa che si qualifica come genocidio per i livelli estremi di privazioni a cui siamo sottoposti tutte le cubane e tutti i cubani.
La quotidianità cubana fa male, dal vitale riposo interrotto prima dal blackout e poi dal ritorno della corrente dopo lunghe ore, che ha spostato il lavoro domestico alle prime ore del mattino; fino alla paralisi delle industrie, dei trasporti, dei servizi vitali e delle produzioni perché manca assolutamente il carburante per quasi tutto.
La lista è molto lunga, e tutto questo è derivato da un solo ordine esecutivo che ci ha dichiarato "minaccia insolita e straordinaria", esattamente ciò che non siamo.
Compatrioti:
Il momento è estremamente impegnativo e ci convoca di nuovo, come quel 16 aprile del 1961, a essere pronti ad affrontare serie minacce, tra cui l'aggressione militare. Non la vogliamo, ma è nostro dovere prepararci per evitarla e, se fosse inevitabile, vincerla! Abbiamo la fede nella vittoria che ci inculcò Fidel.
Crediamo nel dialogo e nel potere straordinario della pace per sostenere la vita sul pianeta. La storia del contenzioso tra Cuba e gli Stati Uniti ha dimostrato che è possibile raggiungerlo. È necessario pensare a tutto ciò che colpirebbe in vite umane i nostri due popoli se si vedessero trascinati in una contesa senza senso, senza logica, per la quale non esistono né pretesti né giustificazioni quando c'è tanto che possiamo fare insieme.
Al Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, il cui centenario celebriamo questo 2026, rendiamo il più grande omaggio in questo 65° Anniversario della grande epopea.
Fidel non solo diresse la battaglia di Playa Girón. Fidel fu ed è Girón! Fidel è quella convinzione che un popolo unito può sconfiggere un impero!
Resistere agli attacchi delle invasioni quotidiane è l'epica che scriviamo oggi, il miglior lascito ai caduti, a coloro che offrirono le loro vite in quell'aprile del 1961 per l'indipendenza e per il socialismo. Finché ci sarà una donna e un uomo disposti a dare la vita per la Rivoluzione, staremo vincendo!
Il carattere socialista della nostra Rivoluzione non è una frase del passato, è lo scudo del presente e la garanzia del futuro!
Girón è oggi ed è per sempre!
Cuba non si arrende!
Qui non si arrende nessuno!
Qui lotteremo!
Qui, come dice la canzone: Fuoco daremo!
Viva la dignità ribelle del nostro popolo!
Viva il Socialismo!
Patria o Morte!
Vinceremo!
(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

1.gif)
