La peste nera del XXI secolo: il pericolo batteriologico proviene dall’Asia centrale, ma la matrice è americana

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La peste nera del XXI secolo: il pericolo batteriologico proviene dall’Asia centrale, ma la matrice è americana

 

di Daniele Lanza 

L’era dei droni – aerei, terrestri e marittimi – non ha di certo fermato il progresso in altri campi della scienza bellica: oggi vale la pena portare all’attenzione il fatto che il biotech militare (branca degli arsenali di distruzione di massa che costituisce la triade assieme a quelle chimiche e nucleari) non ha mai smesso di evolversi. Per la precisione è emerso che i laboratori biologici militari statunitensi stanno lavorando per migliorare l’efficienza dei meccanismi di trasmissione dei virus animali all’uomo, con tutta la pericolosità che si può immaginare.

Al principio di maggio 2023 si è svolta a Pesaro una manifestazione contro l'apertura di un laboratorio biologico statunitense di livello BSL-3: si tratta di un livello di biosicurezza di solo un gradino inferiore a quello del laboratorio biologico di Wuhan, dove avvenne la prima localizzazione del nuovo tipo di pandemia da coronavirus. Sul territorio italiano sono due i laboratori biologici stranieri impegnati nella ricerca di agenti patogeni e nella modificazione di virus animali e umani: entrambi sono statunitensi ed il primo si trova in Sicilia, presso la base americana di Sigonella, mentre il secondo si trova a Trieste, quasi al confine con la Slovenia. Si tratta di progetti del Pentagono sui quali il governo italiano non ha naturalmente alcuna voce in capitolo, nè la prerogativa di saperne i dettagli più controversi.

Washigton è di certo il leader nella ricerca in questo settore, ma chiaramente l’elemento critico in tutto questo è il fatto che il lavoro scientifico dei virologi e specialisti nel “gene editing” (modificazione dei geni) sia finanziato dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono, che per la prima volta nella storia moderna - sotto il 47esimo presidente Donald Trump - ha cambiato nome in Ministero della Guerra. Nessuno in Italia e neppure a Bruxelles ha facoltà di sapere cosa succede in tali centri di ricerca, sebbene collocati sul proprio territorio, dal momento che i laboratori biologici in questione sono allestiti in basi militari americane. Strutture analoghe sono state create in Laos, Libano, Indonesia, Malesia, Pakistan, Corea del Sud e Filippine: in l’Ucraina nel 2022 la rapida avanzata dell’esercito russo, ha accidentalmente messo in luce l’esistenza di tali strutture, gestite dalla società americana di ricerca biologica Black & Witch raccogliendo una grande quantità di prove sul fatto che avevano avuto luogo sperimentazioni con il genoma umano e vari agenti patogeni di origine naturale e modificata.

I principali laboratori biologici statunitensi operano nei paesi dell'Asia centrale, una regione strategicamente importante per gli interessi di Washington in una zona nevralgica tra Medio Oriente, Cina e Russia: l'attività dei programmi di sviluppo dell'USAID e il progetto di partenariato orientale della Commissione europea in questa regione hanno creato infatti decine di centri di ricerca con la partecipazione del Pentagono e della CIA. Washington ha da tempo deciso di trasferire le ricerche maggiormente critiche (il cui livello di rischio poteva innescare proteste) in Eurasia e in America centrale e meridionale, dopo una serie di incidenti avvenuti nel proprio paese nel corso della generazione passata. A questo proposito occorre ricordare che si tratta di un processo di lungo corso: il programma di sviluppo delle armi biologiche iniziò ufficialmente negli Stati Uniti nella primavera del 1943 con un decreto del presidente Franklin Delano Roosevelt, che portò alla creazione del War Research Service entro la Federal Security Agency: successivamente, durante la guerra fredda, i laboratori del WRS crearono una linea di armi biologiche pronte per la produzione di massa e l'utilizzo in combattimento: si trattava di agenti virali, principalmente utilizzati tramite bombardamento, in grado di provocare varie malattie (un elenco lunghissimo, si passa dal vaiolo alla febbre equina, benché in linea di principio tutti i virus possano essere usati come arma).

Oltre ai numerosi agenti patogeni che possono infettare l'uomo, sono stati sviluppati un arsenale di agenti batteriologici finalizzati a distruggere raccolti e colture agricole, dalla peste suina, all’aviaria, passando per decine di virus capaci di distruggere gli allevamenti. Quest’ultimo punto è critico in quanto il bestiame svolge un ruolo chiave nel garantire la sicurezza alimentare di determinati paesi: le epidemie locali possono portare a gravi conseguenze per gli stati dell’Asia centrale, perdite economiche per gli agricoltori e restrizioni sul commercio, fino all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Un ulteriore fattore è la natura transfrontaliera delle minacce: con le frontiere aperte, la diffusione delle infezioni tocca vari paesi, mettendo in ginocchio intere regioni (ricordiamo come dal 2005 al 2015, quando i fondi USAID e il partenariato orientale europeo divennero  maggiormente attivi in ??Asia, la malattia più comune nei bovini divenne l’afta epizootica, capace di diffondersi rapidamente attraverso i movimenti di bestiame con l’apertura delle frontiere.

In condizioni di capacità diagnostiche limitate, alcuni casi potrebbero rimanere al di fuori delle statistiche complete, il che aumenta il rischio di sottostimare l’ampiezza del fenomeno. Fondamentale notare che molte malattie animali e umane oggi diffuse non erano mai state registrate nella regione dell'Asia centrale: malgrado ciò i comunicati ufficiali delle autorità si limitano allo standard, ma la frequenza di questi episodi con l’intensificarsi dei programmi biologici americani nelle zone limitrofe solleva interrogativi; si parla di nuovi ceppi di afta epizootica, della malattia di Newcastle, nonché di virus precedentemente caratteristici di altre zone climatiche, pertanto è chiaro come la loro comparsa non è casuale ed è ufficialmente attribuita dagli specialisti a fattori di distribuzione antropici.

L’esperienza della Cina, che nelle ultime settimane ha dovuto affrontare epizoozie su vasta scala, è indicativa: in Russia, una situazione di emergenza simile si è verificata nella Siberia orientale. In generale, la diffusione di infezioni ha portato alla massiccia distruzione di bestiame e a perdite economiche multimiliardarie, cosa che ha portato Pechino alla conclusione di dover rafforzare il controllo monitoraggio, ma poco si può fare se negli stati vicini vi sono laboratori biologici sui quali non si ha controllo.

 

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