Gli Stati Uniti pressano l’Iran con la minaccia di nuove sanzioni

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Gli Stati Uniti pressano l’Iran con la minaccia di nuove sanzioni

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Il 24 novembre è stato raggiunto a Ginevra l’accordo sul nucleare iraniano ma vi sono due concrete possibilità nell’immediato futuro circa i potenziali esiti: che l’Iran lo rinneghi, quindi non lo rispetti, o che siano proprio gli Stati Uniti a minare le basi dell’accordo imponendo nuove sanzioni, secondo The Nation
 
Lunedì il leader della maggioranza al Senato, Harry Reid, ha dichiarato che proprio il Senato discuterà di nuove sanzioni economiche dopo il Ringraziamento e ha affermato che l’accordo rappresenta solo un primo passo importante. Il Congresso vuole mettere l’Iran sotto pressione palesando, il giorno dopo la conclusione dell’accordo, la possibilità concreta di nuove sanzioni che entrerebbero in vigore soltanto una volta che il processo di negoziato si sia concluso e soltanto qualora detto negoziato non portasse a un accordo definitivo. In questo senso si contestualizza la dichiarazione di Obama di domenica: “Qualora l’Iran non rispetti i suoi impegni da qui a sei mesi, porremo fine al sospiro di sollievo tirato dall’Iran e riprenderemo con le sanzioni”.
 
Fino a che punto si spingerà il Congresso? 
 
Di sicuro dall’accordo è emerso tutto fuorché un clima di fiducia dal momento che il Congresso, al di là dell’accordo interinale, potrebbe richiedere ulteriori concessioni e garanzie a breve termine (oltre quelle stabilite domenica) o usare il proprio potere legislativo per cercare di stabilire i termini finali dell’accordo. Come a dire, ora che sono state avviate delle trattative, si fa a modo nostro. 
D’altro canto è da sottolineare che il rischio che il Congresso agisca unilateralmente non renderà facile a Rouhani vendere un accordo duraturo alle elites politiche iraniane, il presidente rischierebbe di sembrare un burattino nelle mani dell’occidente. Al momento la preoccupazione primaria di Rouhani riguarda non tanto la possibilità di nuove sanzioni quanto che non vengano sollevate quelle esistenti anche qualora l’Iran riduca il suo programma di arricchimento. 
 
Gli Stati Uniti vorrebbero immediatamente cogliere dei vantaggi dal fatto che l’Iran si sia seduto al tavolo delle trattative ma rischiano di bruciare la possibilità di un accordo a lungo termine. Rouhani, d’altro canto, dovrà dimostrare “di essere in grado di negoziare su un livello di parità, che i compromessi dovranno essere stabiliti su un piano di reciprocità e che l’isolamento dell’Iran è dannoso”, ha dichiarato Jamal Abdi direttore del National Iranian American Council.

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