Il neomilitarismo del Giappone emerge come una minaccia tangibile che richiede vigilanza

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Il neomilitarismo del Giappone emerge come una minaccia tangibile che richiede vigilanza

 

di Huan Yuping, Quotidiano del Popolo

Negli ultimi anni, le fazioni di destra in Giappone hanno intensificato gli sforzi per promuovere una forma di neomilitarismo più subdola e ingannevole.

Presentata sotto le spoglie della "pace" e della "difesa", questa ideologia mira fondamentalmente a smantellare i vincoli imposti al Giappone nel secondo dopoguerra e a trasformare la nazione in una potenza militare capace di proiettare la propria forza oltre i confini nazionali.

Da quando la Prima Ministra giapponese Sanae Takaichi è entrata in carica, tale agenda ha subito una netta accelerazione. In ambito politico, militare, diplomatico e ideologico, il Giappone ha ripetutamente tentato di infrangere i vincoli imposti dalla sua Costituzione pacifista e dall'ordine internazionale postbellico, spingendo il proprio riarmo sempre più avanti e a un ritmo sempre più serrato.

Le prove confermano che il neomilitarismo giapponese costituisce ormai non più una semplice tendenza preoccupante, bensì una minaccia concreta. I vicini regionali e la comunità internazionale devono accrescere il proprio livello di vigilanza e adottare misure volte a contrastarne la proliferazione.

L'attuale neomilitarismo del Giappone rappresenta la tenace recrudescenza e la distorta evoluzione dell'ideologia militarista nell'era moderna. Pur conservando i geni espansionistici del militarismo tradizionale, esso ha sviluppato nuove caratteristiche, altamente ingannevoli.

Sul piano politico, il potere amministrativo si è profondamente intrecciato con i grandi conglomerati imprenditoriali, consentendo il perseguimento dell'espansione militare sotto la copertura delle procedure democratiche.

Sul piano militare, anziché propugnare apertamente l'aggressione, esso avanza passo dopo passo attraverso una tattica del salami-slicing, tentando di allentare i vincoli militari pur mantenendo l'apparenza di "conformità".

Sul piano economico, è emerso un rapporto simbiotico tra il riarmo e i grandi interessi aziendali, trasferendo di fatto la ricchezza dai comuni cittadini ai gruppi di interesse del complesso militare-industriale.

Sul piano culturale, il neomilitarismo si è ridefinito inglobando retoriche quali "libertà", "democrazia" e "diritti umani" come presunti valori universali, sfruttando al contempo gli algoritmi dei social media e la manipolazione dell'opinione pubblica per costruire "camere di risonanza" informative.

Sul piano diplomatico, il Giappone persegue una strategia geopolitica improntata all'opportunismo e al confronto.

L'emergere del neomilitarismo giapponese scaturisce da un insieme di fattori interconnessi: la persistente influenza dell'ideologia militarista, il predominio di forze politiche radicali, la distorsione delle ansie sociali ed economiche e la promozione attiva di gruppi di interesse costituito.

In primo luogo, il Giappone non ha mai estirpato completamente il militarismo. A differenza della capillare denazificazione attuata in Germania, il processo di democratizzazione del Giappone nel dopoguerra rimase incompiuto, in linea con la strategia statunitense della Guerra Fredda; ciò ha consentito a residui di militarismo di perdurare all'interno delle strutture politiche.

In secondo luogo, il panorama politico giapponese ha subito una svolta a destra. Dalla fine della Guerra Fredda — e in particolare negli ultimi anni — si sono verificati cambiamenti strutturali nell'ecologia politica del Giappone, con le forze conservatrici di destra che hanno occupato il nucleo del potere statale, trasformando gradualmente l'ideologia di estrema destra in politica nazionale e azione legislativa.

In terzo luogo, una prolungata stagnazione economica ha generato ansia strategica. Sotto la pressione combinata di un massiccio debito pubblico, dello svuotamento industriale e del declino demografico, l'economia giapponese ha faticato per decenni, vedendo la posizione del suo PIL pro capite scivolare dall'avanguardia globale a una fascia medio-bassa tra le economie sviluppate. Per distogliere l'attenzione dalle sfide interne di governance, i politici di destra hanno fatto sempre più ricorso all'esagerazione di una cosiddetta "minaccia cinese".

In quarto luogo, i gruppi di interesse traggono profitto dall'espansione militare. Poiché la politica di difesa del Giappone ha virato verso una direzione più aggressiva, le spese per la difesa sono aumentate per 14 anni consecutivi, dall'anno fiscale 2012 all'anno fiscale 2026. In particolare, tali spese sono raddoppiate nel giro di tre anni a partire dal 2022, generando ingenti ordini per l'industria della difesa giapponese. I dati mostrano che, dal novembre 2022, il prezzo delle azioni di Mitsubishi Heavy Industries è balzato di oltre il 650%, quello di IHI Corporation di oltre il 480% e quello di Kawasaki Heavy Industries di oltre il 280%.

Dall'insediamento del governo guidato da Takaichi, la spinta verso il neomilitarismo ha chiaramente subito un'accelerazione, entrando in una fase pericolosa di attuazione sistematica.

Sul piano politico e giuridico, le ultime barriere contro la guerra vengono smantellate. Sostenuta dal Partito Liberal Democratico del Giappone e da alleati di estrema destra – che insieme formano quella che è stata descritta come la coalizione di governo più conservatrice dai tempi della Seconda Guerra Mondiale – l'amministrazione Takaichi ha rafforzato la propria base di potere di destra, gettando al contempo le basi per una revisione costituzionale attraverso persistenti "narrazioni di crisi".

A livello di strategia militare, il governo mira a costruire una capacità offensiva autonoma. Il bilancio della difesa per l'anno fiscale 2026 è stato spinto oltre i 9 trilioni di yen (56,61 miliardi di dollari), un nuovo massimo storico, raggiungendo l'obiettivo del 2 per cento del PIL con anticipo rispetto alle previsioni. Ingenti finanziamenti sono destinati a molteplici sistemi offensivi, rivelando ambizioni di espansione accelerata.

Sul piano economico, sta prendendo rapidamente forma un "nuovo complesso militare-industriale". L'amministrazione ha elevato la prontezza militare a priorità nazionale, sostenendo con forza i gruppi di interesse legati al settore della difesa.

Sul piano sociale, si intensifica il revisionismo storico. Le forze di destra giapponesi raddoppiano gli sforzi per rimodellare la memoria pubblica: edulcorando le aggressioni belliche nei libri di testo scolastici, promuovendo un'educazione fondata sulla "lealtà all'Imperatore" e sostituendo sistematicamente l'autocritica per le atrocità del passato con una strumentale narrazione di "vittimismo", volta a recidere i legami con la propria storia di aggressione.

Già nel 1994, un anno dopo la sua prima elezione al parlamento giapponese, Takaichi mise pubblicamente in discussione il riconoscimento, da parte dell'allora Primo Ministro Tomiichi Murayama, della natura ingiusta della guerra di aggressione condotta dal Giappone.

Nel 2007, mentre ricopriva un incarico nel gabinetto di Shinzo Abe, divenne l'unica ministra a visitare il Santuario Yasukuni il 15 agosto per l’anniversario della resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, in una mossa ampiamente interpretata come un tentativo di compiacere le forze di destra. Ha inoltre ripetutamente negato il Massacro di Nanjing e la coercizione delle "donne di conforto", giungendo persino a tentare di presentare la guerra di aggressione del Giappone come una "guerra di autodifesa".

Nel settembre 2021, ha avanzato la tesi secondo cui una "contingenza a Taiwan" rappresenterebbe una minaccia per il Giappone. Nel novembre 2025, mentre ricopriva la carica di Prima Ministra, ha ulteriormente sostenuto, nel corso di un dibattito parlamentare, che una "contingenza a Taiwan" potrebbe costituire una "situazione che minaccia la sopravvivenza" del Giappone, rifiutandosi tuttora di ritrattare tali affermazioni. Più recentemente, ha dichiarato apertamente di adoperarsi per creare le condizioni necessarie a visitare nuovamente il Santuario Yasukuni.

Dalle prime esplorazioni retoriche alle odierne manovre politiche sistematiche, Takaichi ha svolto un ruolo chiave nella promozione di questo neomilitarismo, agendo come un pericoloso acceleratore che spinge il Giappone a ritroso verso un percorso di espansione militarista.

Quest'anno ricorre l'80° anniversario dell'apertura dei processi del Tribunale Militare Internazionale per l'Estremo Oriente. Quello storico tribunale ha rappresentato non solo una giusta resa dei conti con i crimini del militarismo giapponese, ma anche un passo importante verso la costruzione di un mondo pacifico.

Oggi, il neomilitarismo del Giappone costituisce una minaccia seria e tangibile per la stabilità regionale e globale. I problemi strutturali profondamente radicati nel sistema politico giapponese e la pericolosa traiettoria delle sue politiche strategiche non possono essere ignorati.

La comunità internazionale deve rimanere vigile, salvaguardare congiuntamente i risultati della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale e erigere un'infrangibile barriera di giustizia. Non si deve permettere alle forze pericolose che si celano dietro il neomilitarismo giapponese di seminare nuovamente il caos. La luce della pace non deve mai più essere oscurata dalle nubi della guerra.

 

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