Lo “spirito di Shanghai”: a Tianjin uno dei più importanti Vertici della SCO
di Fabio Massimo Parenti
Dal 31 agosto al primo settembre si terrà a Tianjin il vertice annuale della Shanghai Cooperation Organization (SCO), a 24 anni dalla sua fondazione. L’incontro, nell’anno della presidenza della Repubblica popolare cinese, si preannuncia molto importante, tanto per la delicata situazione internazionale, quanto per i contenuti attesi.
La SCO nasce a Shanghai nel 1996, dall’evoluzione del cosiddetto “Gruppo dei Cinque” – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan – per risolvere pacificamente questioni confinarie dopo la fine della Guerra fredda. L’origine della SCO ha quindi le sue radici nelle questioni della sicurezza continentale e nasce ufficialmente con l’adesione dell’Uzbekistan nel 2001. Sorta come organizzazione intergovernativa, essa ha esteso il suo raggio d'azione muovendosi dai temi della sicurezza a quelli dell'economia, dell'industria, della tecnologia e dell'energia, dialogando con molte altre organizzazioni asiatiche e internazionali, come ad esempio l’ASEAN e l’ONU.
L’attivismo e la crescita della SCO sono legati all’approccio win-win e alle necessità di difesa da interferenze politiche che nel recente passato hanno segnato il destino di molti popoli. Lo “spirito di Shanghai”, che ispira l’organizzazione, riflette dunque la volontà di dare voce alle regioni del mondo in via di sviluppo e di promuovere la cooperazione multilaterale in un mondo multipolare. La Cina, continua a sostenere che “è di cruciale importanza per il mondo che la SCO rimanga dalla parte giusta della storia e dalla parte della giustizia e della equità” e che “lo spirito di Shanghai rafforza l’unità e il coordinamento, promuove lo sviluppo verde, scrive un nuovo capitolo di sviluppo comune e costruisce una comunità dal futuro condiviso”.
Non è un caso che la SCO è stata capace di inglobare nel 2017 India e Pakistan, due potenze nucleari con relazioni spesso conflittuali ma unite da un interesse comune per la stabilità regionale. Nel 2023 si è aggiunto anche l’Iran, mentre nel 2024 la Bielorussia ha completato il percorso di adesione. Stiamo parlando, quindi, di un processo in corso che ad oggi coinvolge dieci paesi membri, due paesi osservatori ed altri 14 partner di dialogo, tra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Qatar. In questo contesto estremamente dinamico, si opta per gli affari, l’integrazione e la connettività al posto della corsa al riarmo e della logica dei blocchi.
Sebbene la sicurezza rimanga un pilastro di questa Organizzazione – contrasto al terrorismo, al separatismo e al traffico di stupefacenti – negli ultimi dieci anni le questioni economiche, nonché quelle energetiche ed infrastrutturali, hanno svolto un ruolo sempre più importante per la coesione interna. I progetti su energia verde, digitalizzazione e intelligenza artificiale sono emersi numerosi e le connessioni con lo spirito della Belt and Road sono divenute sempre più evidenti.
La convergenza con l’Unione Economica Eurasiatica e con l’Asean è un altro elemento del protagonismo della SCO come efficace piattaforma di governance macroregionale. Ricordiamo infatti che i dieci paesi membri della SCO rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale e circa un quarto del Pil globale. Questa combinazione le conferisce un peso geopolitico considerevole, esercitando un’attrazione anche verso nuovi partner mediorientali ed africani.
Come noto, la Cina ha la presidenza di turno nell’anno in corso e il vertice di Tianjin, che si terrà tra pochi giorni, avrà una grandissima rilevanza, come detto in apertura, rappresentando probabilmente uno dei più importanti incontri della Organizzazione asiatica. Oltre al XXV meeting del Consiglio dei capi di Stato della SCO, ci sarà anche il meeting della “SCO Plus”.
Per concludere, ci sentiamo di asserire che stiano emergendo componenti di un puzzle internazionale che potranno favorire un modello di globalizzazione alternativo al morente modello neoliberale: in un contesto segnato dal riemergere di egemonismo e politica del potere, la SCO persisterà nel promuovere un multilateralismo non conflittuale, plasmando un paradigma di relazioni internazionali che risponda alle aspirazioni dei paesi in via di sviluppo, con l’ONU al centro.

1.gif)
