Missili e droni su Hormuz: segnale forte dell’Iran agli Stati Uniti

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Missili e droni su Hormuz: segnale forte dell’Iran agli Stati Uniti

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Nelle ultime ore lo Stretto di Hormuz è tornato al centro della scena geopolitica globale con l’Iran che ha ribadito alla coalizione Epstein che non può calpestare la sua sovranità impunemente. Secondo fonti iraniane, unità navali statunitensi hanno tentato di avvicinarsi al passaggio strategico operando in modalità “silenziosa”, con radar disattivati nel Mare di Oman, prima di essere intercettate dalle forze di Teheran.

Dopo un primo avvertimento via radio rimasto senza risposta, la marina iraniana ha intensificato il livello di allerta, dichiarando che qualsiasi ingresso non autorizzato nello stretto sarebbe stato considerato una violazione del cessate il fuoco. Di fronte al mancato arretramento delle navi USA, l’Iran ha quindi sparato colpi di avvertimento utilizzando missili da crociera, lanciarazzi e droni da combattimento, in una dimostrazione di forza definita come “difensiva”. Teheran ha ribadito che la sicurezza dello Stretto di Hormuz rappresenta una “linea rossa”. Il comandante dell’esercito, Amir Hatami, ha sottolineato che ogni movimento nell’area è sotto controllo iraniano, rivendicando la capacità di risposta immediata contro qualsiasi minaccia percepita.

Sul fronte opposto, Washington sostiene di aver già effettuato transiti nello stretto e ha annunciato una nuova operazione, denominata “Project Freedom”, per garantire il passaggio delle navi commerciali. Dichiarazioni respinte con forza dai Pasdaran, che definiscono “false” le affermazioni statunitensi e ribadiscono che nessuna petroliera ha attraversato la rotta nelle ultime ore. Il controllo dello stretto, snodo cruciale da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, resta il nodo centrale della crisi. L’Iran ha limitato il traffico marittimo consentendo il passaggio solo a navi non considerate ostili, lasciando migliaia di imbarcazioni bloccate e contribuendo all’impennata dei prezzi energetici.

Teheran gioca apertamente la carta della leva geografica: la riapertura completa dello stretto, fanno sapere le autorità, è subordinata alla fine delle ostilità da parte di Stati Uniti e Israele. In caso contrario, il rischio è quello di una spirale di escalation capace di coinvolgere l’intero equilibrio energetico globale.


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