Putin e Xi rafforzano l’asse eurasiatico contro l’ordine unipolare
Mentre l’ordine internazionale costruito dopo la Guerra Fredda continua a sgretolarsi, Russia e Cina accelerano il consolidamento della loro alleanza strategica, presentandosi sempre più apertamente come il principale contrappeso all’egemonia occidentale. Alla vigilia della sua visita ufficiale a Pechino, il presidente russo Vladimir Putin ha definito la cooperazione tra Mosca e la Cina “un fattore fondamentale di stabilità globale” in un mondo segnato dal collasso degli accordi sul controllo degli armamenti e dalla crescente instabilità geopolitica. La visita coincide con il 25° anniversario del Trattato di Buon Vicinato, Amicizia e Cooperazione tra i due Paesi, simbolo di una partnership che negli ultimi anni si è trasformata in un asse strategico sempre più profondo, sia sul piano economico che politico.
L’energia resta il cuore della cooperazione tra le due potenze eurasiatiche. La Russia è oggi il principale fornitore di petrolio della Cina, coprendo circa il 20% delle importazioni cinesi. Le tensioni nello stretto di Hormuz hanno ulteriormente rafforzato questo legame: nei primi mesi del 2026 le importazioni cinesi di greggio russo sono aumentate di oltre il 40%, consentendo a Pechino di ridurre la dipendenza dalle rotte marittime controllate dall’Occidente. Parallelamente avanzano i grandi progetti infrastrutturali comuni. Dopo il gasdotto Forza della Siberia, Mosca e Pechino hanno avviato nuovi corridoi energetici attraverso la Mongolia, tra cui Forza della Siberia 2 e Unione-Oriente, destinati a trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno verso il mercato cinese.
La cooperazione non si limita però agli idrocarburi. Russia e Cina sono ormai protagoniste anche nello sviluppo dell’energia nucleare civile. Dal 2016, oltre il 90% delle nuove centrali nucleari costruite nel mondo porta la firma di aziende russe o cinesi. Mosca ha già realizzato quattro reattori in Cina e ne sta costruendo altri quattro, contribuendo all’obiettivo di Pechino di superare gli Stati Uniti nella capacità nucleare installata. Sul piano geopolitico, l’intesa tra Xi Jinping e Putin assume un significato ancora più ampio. Entrambi i Paesi contestano apertamente l’unipolarismo statunitense, il sistema delle sanzioni occidentali e il tentativo di Washington di imporre le proprie regole al resto del mondo. Per Mosca e Pechino, la costruzione di un ordine multipolare non è più soltanto un obiettivo diplomatico, ma una necessità strategica.
In ultima analisi, il vertice di Pechino appare come molto più di un incontro bilaterale: rappresenta un messaggio politico al mondo, con Russia e Cina determinate a consolidare un asse eurasiatico sempre più centrale nei nuovi equilibri globali.
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