Russia e Turchia, il pragmatismo che vince sulla russofobia europea

A Mosca un nuovo faccia a faccia tra i ministri degli Esteri. Lavrov apprezza la mediazione turca sull'Ucraina ma ribadisce: senza cause profonde non c'è pace. Intanto le relazioni bilaterali entrano in una fase di istituzionalizzazione

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Oggi a Mosca c'è stato un nuovo round di colloqui tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il suo omologo turco Hakan Fidan, con un'agenda che ha spaziato dalla crisi ucraina ai dossier regionali più sensibili, dal Caucaso al Medio Oriente, passando per Africa e Asia centrale. A differenza dei fanatici russofobi europei la Turchia continua a tenere aperti tutti i canali diplomatici con la Russia. Guadagnonde evidentemente in credibilità politica e diplomatica.

Al centro del confronto, la mediazione turca nel conflitto ucraino. Lavrov ha riconosciuto i tentativi diplomatici di Ankara, ma ha voluto ribadire con chiarezza la linea del Cremlino: "Apprezziamo gli sforzi della Turchia per risolvere la situazione ucraina", ha dichiarato il ministro russo in conferenza stampa. "Tuttavia - ha poi aggiunto - abbiamo ricordato ai nostri colleghi che per arrivare a un accordo sostenibile, duraturo e affidabile è necessario eliminare le cause profonde di questa crisi". Un concetto che la Russia va ripetendo da tempo, inascoltata da chi voleva tramite l'Ucraina infliggere una sconfitta strategica a Mosca.

Una precisazione che suona come un monito, e che riporta al centro del dibattito le rivendicazioni di Mosca sulla sicurezza nell'Europa orientale, su cui il governo turco ha finora mantenuto un ruolo di ponte tra le parti, ospitando i negoziati iniziali del conflitto e facilitando accordi come quello sul grano nel Mar Nero.

Dal canto suo, il turco Fidan ha voluto sottolineare il momento positivo delle relazioni bilaterali tra Ankara e Mosca, nonostante le divergenze su diversi fronti internazionali. "I rapporti tra Russia e Turchia continuano a svilupparsi e rafforzarsi nei settori indicati dai leader dei nostri paesi", ha affermato il capo della diplomazia turca. "Stanno entrando in una fase di istituzionalizzazione", ha aggiunto, riferendosi alla regolarità degli incontri ai massimi livelli e ai contatti tra imprenditori dei due paesi.

Sul tavolo, oltre alla dimensione politica, anche i dossier economici. "Durante la visita affronteremo nel dettaglio le questioni dell'agenda regionale e internazionale, e le prospettive per lo sviluppo di legami bilaterali più stretti nei settori del commercio e dell'energia", ha precisato Fidan.

Proprio l'energia rappresenta uno dei pilastri della cooperazione, con il progetto del gasdotto Turkish Stream e il nodo del centro di distribuzione del gas che la Turchia intende ospitare, su proposta dello stesso presidente russo Vladimir Putin. Un'intesa che potrebbe ridefinire gli equilibri degli approvvigionamenti energetici verso l'Europa.

Sul fronte internazionale, il ministro turco ha annunciato che l'agenda dei colloqui includerà un focus sulla situazione in Caucaso, Medio Oriente, Africa e Asia centrale. Temi caldi, questi, su cui le posizioni di Ankara e Mosca non sempre coincidono: dalla Siria alla Libia, fino al Nagorno-Karabakh, i due paesi hanno spesso giocato su tavoli opposti, pur mantenendo un canale di dialogo costante.

La visita di Fidan a Mosca si inserisce in una fase di intensi contatti diplomatici tra i due paesi, che negli ultimi anni hanno saputo trasformare una relazione spesso conflittuale in un pragmatico asse di cooperazione, capace di incassare le divergenze senza mettere in crisi il rapporto bilaterale. La Turchia e la Russia, a differenza della declinante Europa ancorata a vecchie logiche superate, si muovono sulla base della nuova realtà multipolare. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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