Ucraina, Estonia, Svalbard e tutti i sabotatori del dialogo con Mosca
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Sono passati molti mesi da quando Andrius-Merlino-Kubilius, commissario europeo alla “difesa”, aveva divulgato per la prima volta la propria divinazione a proposito di una Russia che tra «cinque anni, o forse anche prima», statene certi, attaccherà «un paese europeo, o forse più di uno». Ed è passato del tempo da quando il Segretario NATO Mark Rutte aveva addirittura oracolato la data, il 2030, entro cui l'Europa deve essere armata di tutto punto per la guerra con la Russia. Poi, complici il cosiddetto “spirito di Anchorage”, alcuni round di colloqui russo-americano-ucraini sul cessate il fuoco e, infine, soprattutto, l'aggressione yankee-sionista all'Iran, la profezia di un “attacco russo all'Europa”, una volta terminato il conflitto in Ucraina, era apparentemente scomparsa dai media di regime.
Era dunque tempo di tornare a vaticinare scenari di perfide mire del Cremlino sull'indifesa e democratica Europa. Ecco allora di nuovo all'opera "spie e sabotatori russi", sistemi di guerra elettronica russi che costringono «le navi ad abbandonare il GPS» e antenne paraboliche per spiare i cittadini europei, col Financial Times che scrive di Vienna quale «centro nevralgico dello spionaggio russo in Europa». Antenne e vecchi merletti.
E, sorpassando profeticamente il duo Kubilius-Rutte, che non si erano preoccupati di concretizzare l'obiettivo specifico dell'attacco russo, questa volta si è andati diritti al sodo e si è puntato il dito sul più “indifeso” e, soprattutto, più “democratico” dei paesi destinati a cadere nelle grinfie di Moskva. Un paese così democratico da lasciare democraticamente che gli eredi delle SS sfilino ogni anno per le vie delle principali città e che, europeisticamente, si celebrino quali “eroi” gli ex Komplizen dei nazisti tedeschi. Un paese così “democratico” da ricadere, per ciò stesso, nelle mire di Moskva, come del resto era accaduto per la “democratica” Ucraina uscita dal golpe nazimajdanista del 2014. Un paese tra i più vessati degli stati baltici, “martirizzati” prima dall'Unione Sovietica e oggi “attenzionati” dalle malevoli mire russe.
«Putin sta preparando un attacco all'Estonia?», titolava il 15 marzo la tedesca Bild e l'articolista Julian Röpke suonava la campana a martello: «Inquietante campagna di propaganda contro il piccolo Stato membro della NATO, l'Estonia: da alcune settimane, i canali social russi promuovono l'idea di proclamare una "Repubblica Popolare di Narva". Narva è una città di confine nell'Estonia orientale con circa 50.000 abitanti, il 90% dei quali parla russo».
Rincuorati da cotanto ardire nello smascherare le mire putiniane, tempo qualche giorno ed ecco i questurini torquemadisti de Linkiesta ripetere che «La disinformazione russa prepara il terreno sul confine della Nato» e, per ricordare agli smemorati, secondo la vulgata euroatlantista, gli eventi di dodici anni fa, aggiungevano che la «scelta del nome non è casuale. «Repubblica popolare» è un’etichetta politicamente carica nello spazio post-sovietico. È la stessa usata nel 2014 dalle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, proclamate nell’est dell’Ucraina poche settimane prima che forze russe e volontari armati da Mosca ne prendessero il controllo militare».
Chiaro, no? Se non lo fosse, ecco anche i liberal-cleptomani di Euronews ribadire «La "Repubblica Popolare di Narva" in Estonia: la Russia ci riprova come in Ucraina? Nella città nell'est del Paese baltico si teme schema Donbass: una retorica secessionista tra la popolazione russofona, simile al 2014 in Ucraina. Tra guerra psicologica e minacce di sabotaggio, Mosca tenta di destabilizzare il confine orientale Nato usando la minoranza russa come pretesto».
Negli ultimissimi giorni, insomma, c'è stata una corsa – e prevediamo che non potrà che accelerarsi - a diffondere vari scenari di un'imminente "invasione" russa dei paesi europei. Scendendo, appunto, nello specifico dell'oggetto delle nuove attenzioni russe, ecco dunque la “prova provata”, alla portata di click: un account col nome “Repubblica popolare di Narva”. Come dire: guardate, presto la malefica Mosca attaccherà la povera e indifesa Estonia, ironizza Vladimir Kornilov su RIA Novosti: «è come se attribuissimo la comparsa di un qualsiasi sito web, tipo "Fiandre Indipendenti" o "Bretoni Liberi" alle macchinazioni di Berlino».
Ma non basta, al seguito di Bild, Linkiesta e quant'altri, ecco che il danese Politiken lancia l'allarme su la Russia che intende istituire ancora un'altra "repubblica popolare", questa volta nelle norvegesi Svalbard, forse inviando i soliti “omini verdi di Putin” a proteggere qualche centinaio di russi che vi risiedono insieme a un altro paio di migliaia di abitanti. Hai visto mai!
Ma la domanda che sorge spontanea e che Vladimir Kornilov specifica è: perché proprio ora questa “rinascita” di vaticini allarmisti? Eccoci al dunque: proprio ora che stanno risuonando più frequenti le richieste di normalizzazione delle relazioni tra Europa e Russia, concretizzate anche la settimana scorsa dal Primo ministro belga Bart de Wever, stante la crisi energetica conseguente la guerra in Medio Oriente. Ecco che le élite europee si sono innervosite; si sono rese conto che il tema della "minaccia russa" aveva perso slancio e che era necessario reintrodurlo nell'agenda mediatica.
D'altronde, pochi giorni fa, era stato il Comandante delle Forze NATO in Europa, Alexus Grinkevich, in un'audizione al Senato USA, a “rivelare” che l'esercito russo, «temprato dalla battaglia», potrebbe rappresentare un rischio per l'alleanza una volta terminato il conflitto in Ucraina: «da una prospettiva puramente militare, quando 500.000 soldati russi, veterani di guerra, verranno ridispiegati in altre aree, dovremo monitorare attentamente la situazione, considerandola una potenziale minaccia militare, ed essere consapevoli dei rischi che potrebbe comportare per l'alleanza».
Dunque, prima a entrare nel mirino di Moskva, la “democraticissima” Estonia. Così democratica e europeista che il suo Ministro degli interni, Igor Taro, ha dichiarato che Tallin si impegna per la sicurezza europea, introducendo il divieto di ingresso nell'area Schengen per i veterani russi che abbiano preso parte all'Operazione militare in Ucraina. Così democratica che ancora il signor Taro “certifica” che la principale minaccia alla «sicurezza nella regione, la principale minaccia alla sicurezza in Europa, e forse anche nel mondo intero, è la Russia e l'aggressione russa contro l'Ucraina e le ambizioni russe in generale». State attenti, ha detto Taro: «tutti i cittadini russi che hanno prestato servizio nelle Forze armate o in altri gruppi paramilitari rappresentano un'enorme minaccia per la sicurezza di tutta Europa». Par di sentire la signora Pina Picierno lanciare l'allarme sulla “minaccia russa” portata in Italia dalla stella del Bol'šoj Svetlana Zakharova.
Dunque, la “democraticissima” Estonia, per debellare quella «enorme minaccia per la sicurezza di tutta Europa» rappresentata dalla Russia, decide anche la chiusura delle scuole russe nel paese. È ancora il signor Taro a proclamare che l'Estonia ha avuto sinora «un sistema educativo parallelo in lingua russa, il che era assurdo». E allora, per creare valori condivisi tra i giovani, c'è bisogno di «un sistema educativo comune. Per ragioni politiche, prima non era possibile, ma ora ci siamo riusciti. E ora l'insegnamento è in estone e, come vediamo, i giovani condividono più valori con tutti... non ci sono più scuole di lingua russa in Estonia. Tutte le scuole comunali e statali devono essere in estone».
Un altro modo per dire “chissenefrega della popolazione russofona, di quel 25% di cittadini estoni che ha radici russe”. Chiaro, no? La Russia è un “paese aggressore”; non è un “paese democratico” e, per integrarsi nella società estone, un russo deve rispettare i valori democratici, condividere la posizione russofoba delle autorità ed essere comprensivo nei confronti di tutti i divieti: parola di Igor Taro.
I “valori” della Estonia “democratica” sono quelli di «democrazia, libertà e rifiuto delle politiche aggressive della Russia nei confronti dell'Ucraina e di tutti i suoi vicini. Se condividi questi valori, allora fai parte della società estone»; altrimenti sei fuori: non c'è via di mezzo. E, per difendere tale società dagli "attacchi ibridi" di Moskva, il solerte Ministro degli interni sconsiglia di «recarsi in Russia. Questa è una forte raccomandazione del governo estone. I nostri confini sono ancora in parte aperti, ma non completamente. Quindi come stiamo affrontando la minaccia?... Abbiamo smesso di rilasciare visti turistici ai cittadini russi; se un cittadino russo arriva, ad esempio, con un visto turistico da un paese dell'Europa occidentale, gli viene negato l'ingresso e siamo costretti a rimandarlo indietro perché la guerra continua».
Intanto, “gli omini verdi di Putin” stanno per arrivare a Narva; si vedono proprio bene, sono già in questa stanza mentre noi stiamo ascoltando le profezie di Bild, Euronews e del ministro Taro. Attenti dunque a quanti inavvedutamente chiedono di normalizzare le relazioni con la Russia: senza volerlo, potrebbero fare il gioco di Moskva come con il Donbass nel 2014, «poche settimane prima che forze russe e volontari armati da Mosca ne prendessero il controllo militare». Parola de Linkiesta.
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https://www.linkiesta.it/2026/03/narva-estonia-disinformazione-russa-nato/
https://ria.ru/20260321/evropa-2081652741.html
https://ria.ru/20260312/nato-2080327157.html?in=t
https://politnavigator.net/glava-mvd-fashistskojj-ehstonii-da-u-nas-bolshe-net-russkikh-shkol.html


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