Asimmetria e resistenza: l’Iran sfida USA e Israele anche al tavolo negoziale

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Asimmetria e resistenza: l’Iran sfida USA e Israele anche al tavolo negoziale

Si muove la diplomazia, ma senza certezze. Gli Stati Uniti hanno inviato una delegazione in Pakistan per possibili colloqui sul cessate il fuoco con Iran, ma Teheran non ha ancora deciso se partecipare. L’iniziativa, annunciata dal presidente Donald Trump e guidata dal vicepresidente JD Vance, si inserisce in un contesto di forte tensione regionale. Tuttavia, fonti iraniane chiariscono che ogni apertura al dialogo dipenderà da condizioni precise, prima fra tutte la fine del blocco marittimo imposto da Washington.

Proprio questo punto rappresenta uno degli ostacoli principali. La questione è stata trasmessa attraverso Islamabad, che sta svolgendo un ruolo di mediazione attiva, mentre restano distanti le posizioni tra le parti. Secondo fonti locali, l’arrivo della delegazione nordamericana potrebbe preludere a un’iniziativa concreta proprio sul blocco dei porti iraniani. Per ora, però, i contatti restano indiretti e non si registrano negoziati diretti tra Washington e Teheran.

Dal lato iraniano, il clima è di forte scetticismo. I negoziatori parlano apertamente di “perdita di tempo” se gli Stati Uniti non adotteranno un approccio più realistico, criticando quelle che definiscono aspettative irrealistiche e possibili “mosse tattiche” di facciata. Teheran, pur mantenendo aperta ogni opzione, inclusa quella militare, osserva con cautela gli sviluppi, lasciando intendere che gli annunci pubblici potrebbero nascondere strategie meno trasparenti.

Nel frattempo, si intensificano gli sforzi diplomatici regionali. Egitto e Pakistan hanno avviato nuove consultazioni per favorire la de-escalation, ribadendo che il dialogo resta l’unica via percorribile per stabilizzare una crisi scatenata dal bellicismo di Stati Uniti e Israele con l’Iran che è stato capace di resistere con tattiche di guerra asimmetrica che hanno fatto molto male agli aggressori.


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