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Il mondo ovattato di Davos non rispetta più la società reale

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Criticato come ipocrita e vacuo profittatore, Rachman in A conspiracy of reasonable people descrive la persona media che ha partecipato al World Economic Forum di Davos ed utilizza il termine di “ragionevole”: internazionalista che parla fluentemente lingua inglese ed è anche interessato, ma non troppo, alle questioni internazionali - dal riscaldamento globale allo sviluppo sostenibile, al processo di pace in Medio Oriente e la responsabilità sociale delle multinazionali.
L'incontro di Davos resta secondo il Columnist del FT un appuntamento importante, che incoraggia le discussioni sui problemi globali in uno spirito di cooperazione. Ma il mondo ovattato della cittadina sciistica svizzera è sempre più al di fuori di quello che sta accadendo nel mondo.
Nell'ultimo forum, l'Egitto è stato rappresentato da Hesham Qandil - primo ministro con un dottorato alla North Carolina State University - che ha presentato il suo piano per educazione ed infrastruttura, ma nel frattempo, nel paesesi combatteva per le strade e Morsi imponeva un nuovo stato d'emergenza. La situazione egiziana è un microcosmo della grande domanda che aleggia oggi: riuscirà la cospirazione internazionale di persone ragionevoli presenti a Davos a mantenere il potere? O le idee giudicate "irragionevoli"– nazionalismo, fondamentalismo religioso ed anti-globalizzazione – acquisiranno sempre più consensi.
E' difficile dare un giudizio complessivo, risponde così Rachman, perché  al World Economic Forum le persone "irragionevoli non sono state invitate". Israele con il Presidente Shimon Peres e l'ex ministero della difesa Ehud Barak ed i palestinesi con l'ultra ragionevole primo ministro Salam Fayyad hanno generato nell'uditorio la meraviglia che il problema israelo-palestinese non sia stato risolto da anni. Ma nella stanza non c'era Hamas ed il movimento dei coloni. Lo stesso discorso vale con la presenza del primo ministro russo Medvedev e non del Presidente Vladimir Putin.
Il rappresentante ideale della “persona ragionevole” di Davos resta, secondo Rachman, il primo ministro italiano Mario Monti. Colto, fluente nell'inglese, commissario europeo, professore d'economia, consigliere di Goldman Sachs, Monti ripete come un mantra i tre must di Davos: riforma del lavoro, disciplina fiscaleed integrazione europea. Nelle prossime elezioni di febbraio, tuttavia, Monti sembra destinanto a soccombere rispetto al populismo di Berlusconi.  
Il consensus di Davos è servito a garantire benessere al mondo nei 30 anni precedenti alla crisi finanziaria. La diffusione di capitalismo, democrazia, mercato ed investimenti diretti esteri sono coincisi con un lungo periodo di prosperità ed aumento delle libertà. Dalla crisi finanziaria, tuttavia, le idee promosse a Davos hanno perso la fiducia pubblica ed il supporto. Ed il loro colpo definitivo, conclude Rachman, potrevve venire da Pechino. La Cina ha inviato come rappresentante a Davos un'internazionalista con un inglese fluente, quindi l'ideal tipo delle persone presenti, ma era chiaro che non si sentisse a casa ed il suo discorso ha gettato ombre inquitanti nei presenti. Se Pechino dovesse decidere di interrompere il rispetto delle regole di Davos, gli anni d'oro del World Economic Forum saranno definitivamente finiti. E le conseguenze per i resto del mondo sarebbero di portata epocale.

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