Droni su Mosca e il "bunker dello Zar": le ultime fake news del circo mediatico bellicista

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Droni su Mosca e il "bunker dello Zar": le ultime fake news del circo mediatico bellicista

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Non sanno più a cosa attaccarsi. La venerata (da loro) junta nazigolpista di Kiev è a corto di soldi e di armi. Anche i ripetuti questua-tour del gaglioffo dal tridente non danno i risultati voluti: le stesse economie che dovrebbero sostenere il regime majdanista stanno ansimando e le sceneggiate del giullare banderista sugli inutili palcoscenici allestiti in giro per l'Europa rimangono soltanto tali, senza dare altri risultati che non siano quelli di foraggiare lautamente gli insaziabili cortigiani di Kiev, sottraendo fondi essenziali alle necessità delle masse popolari d'Europa.

Per continuare a spremere quel poco che rimane nelle tasche dei lavoratori, dei pensionati, che vedono chiaramente come i soldi loro truffaldinamente sottratti non bastino a soddisfare nemmeno in parte quei fetidi scopi così pomposamente declamati, di “sostenere un paese aggredito” contro “le mire imperiali dell'aggressore”, ma scompaiano nel pozzo senza fondo di una guerra per procura estranea alle masse europee, ecco che c'è bisogno di ricorrere a nuove narrazioni.

C'è bisogno di “convincere” le masse, come fossero davvero quelle povere sprovvedute creature, quali la propaganda dei vari regimi europeisti tende a presentarle, che si debba affrontare ancora solo un ulteriore piccolo sforzo e poi la faccenda si risolverà a favore dei “poveri aggrediti”. Ancora un piccolo sacrificio e “il bene” immacolato trionferà sulle “autocrazie” del funesto “asse del male”, formato dai nemici della “democrazia” e dagli attentatori della “libertà” e dei “valori europei”.

Ma c'è il solito intoppo. Quelle masse così “ingenue” vedono acutamente come “il bene” si risolva in ville, panfili principeschi, conti esteri extraterrestri per alcuni e in fame, macelleria sociale e autentico macello al fronte per la gran parte delle masse di quel “povero paese aggredito”. I lavoratori, i pensionati che non si possono permettere medicinali, le masse europee ridotte sul lastrico per i profitti delle industrie di guerra cominciano a vedere che il “bene” non è poi così celestiale come i media, incaricati di fare apostolato europeista per la militarizzazione e la crescente “ucrainizzazione” delle società del vecchio continente, tendono a presentarlo.

Ecco allora che c'è bisogno di rimodulare il proselitismo: se il “beneamato aggredito”, nonostante tutto il sostegno in armi e soldi, non ne vuol proprio sapere di dare qualche segno di essere sulla strada della “vittoria sul campo” e se, d'altra parte, le cancellerie UE e NATO non si sentono pronte a entrare direttamente in guerra, bisogna allora ricorrere a una diversa sinfonia. Se “i nostri” non ce la fanno a vincere, bisogna allora convincere quelle solite masse “credulone” che siano “i pellerossa”, quei “cattivi aggressori” delle orde asiatiche, a boccheggiare come pesci fuor d'acqua. Ancora un piccolo sforzo, ancora un po' di sostegno ai “nostri” e vedrete che i “cattivi” saranno sconfitti e il “bene” vincerà” sul “male”.

Ma anche qui c'è un intoppo. È difficile e spesso impossibile trovare gli “argomenti” per una simile narrazione sul campo. Niente paura. Se non si possono raccontare troppe favole sulla reale situazione al fronte, ecco pronta l'alternativa: le retrovie. In ogni caso, con la nuova “cortina di ferro” calata sull'informazione, come possono le “masse ingenue” verificare le leggende propinate da chi, per definizione mediatica, è immune dalle false narrazioni? Sono i media stessi di regime a “certificare” il proprio attaccamento alla “verità”: la verità di regime. Il cerchio mediatico della “verità” è chiuso.

E, parlando delle retrovie del nemico, quale miglior argomento di uno “zar” ormai messo alle strette dalla “camarilla di corte”?

Eureka! Si è trovata l'alternativa alla vecchia narrazione, ormai decrepita. E le “colonne portanti” della carta stampata, da Milano a Torino, sono pronte a divulgare la nuova verità, che è d'altronde quella più confacente alla strategia bellicista delle cancellerie le quali, consce dell'impossibilità di una vittoria “europeista” sul campo contro la Russia, puntano alla sua disgregazione interna. A questo proposito, basterebbe ricordare come il generale Franz Halder, incaricato da Hitler di mettere a punto i piani di invasione dell'URSS, disse poi, a “cose fatte”, che non pensava certo di poter sconfiggere l'Esercito Rosso coi carri armati, ma di aver puntato a provocare una frantumazione interna. Era stato più o meno così anche all'epoca zarista quando, di fronte all'invasione napoleonica, come ebbe poi ebbero a dire gli storici dell'epoca, la Russia era rimasta in piedi perché “il potere si era mostrato saldo e il popolo fedele”. Oggi, la strategia bellica di Bruxelles, pare puntare di nuovo su quella “infedeltà” che si tenta con ogni mezzo di provocare.

Così, la “nuova verità” vuole dunque un Vladimir Putin asserragliato nei sotterranei del Cremlino, che si sposterebbe “da un bunker all'altro”, sospettoso di tutti perché consapevole che ormai “il popolo non lo ami più” a causa del “rincaro dei cetrioli” e ridotto a doversi guardare le spalle dal pericolo di un colpo di stato. Così, anche la decisione sulla parata del 9 Maggio prevista senza mezzi militari è dovuta al “pericolo di golpe” o, in sott'ordine, all'obbligato risparmio sui carburanti, dato che le entrate petrolifere sono minime, racconta la signora Anna Zafesova, intervistata il 7 maggio da Il Riformista e fotografata in vyšivanka ucraina, curiosamente contraddicendo con ciò le agenzie internazionali che danno in aumento gli introiti russi da petrolio. Insomma, riassume il liberal-renziano quotidiano napoletano, «fragile e diffidente lo Zar teme il golpe».

Vedete? Masse europee, ancora un po' di sacrifici e i nostri “voti evangelici” si avvereranno; non sul campo di battaglia, ma, e questo è più importante, nei centri decisionali del “nemico aggressore”.

Così, terrorizzato dal pericolo di golpe, ancora lui, “lo zar”, afferma il signor Paolo Valentino sul Corriere della Sera, imita Stalin e, coi consensi in calo, «si mette a baciare i bambini». Il fogliaccio milanese, nel tentativo maldestro di accostare l'inaccostabile, associa così un'immagine di Putin coi bambini e di Stalin con bambini, intendendo con ciò che, in entrambi i casi, si tratti di periodi “bui” per l'uno e l'altro e i “due zar” (lui ancora in vita, la propaganda borghese aveva paragonato Stalin allo zar Ivan Groznyj) tentino di risollevare le proprie quotazioni facendosi fotografare coi pargoli. Peccato che l'immagine di Iosif Stalin con la piccola Engel'sina Markizova, riprodotta dal Corriere, risalga al 1936, uno degli anni in cui la popolarità del “padre dei popoli”, se non raggiungeva i picchi del periodo bellico, era però altissima. Per inciso, il 1936 fu per l'appunto l'anno del varo in URSS della Costituzione detta “staliniana”. Ma, la propaganda non bada a certe sfumature.

Il compito fissato ai media è quello di convincere le “masse ingenue” che la Russia di oggi sia al collasso e che lo “zar” Putin, mai così impopolare come ora, sia lì lì per esser spazzato via da un complotto interno, nel quadro di una «deriva sempre più totalitaria del regime»; parola di media a difesa dei “valori” - cioè i valori finanziari – della “democrazia” euro-atlantica.

Detto tra parentesi, gli articolisti che si avventurano in simili “paragoni”, quantomeno appannati, sembrano non rendersi conto che, ingarbugliandosi in affrettati e antistorici parallelismi, vanno in effetti a braccetto con una certa narrazione nazionalista russa, che ignora volutamente i capovolgimenti di potere avvenuti nei differenti periodi storici, per appellarsi a una gesuitica continuità “patriottica”, slegata da ogni riferimento politico alle differenti classi sociali che, nei dati periodi storici, abbiano assunto il potere.

D'altra parte, come si è detto, l'obiettivo, per narrazione del quale molti di quegli articolisti sono lautamente compensati è tutt'altro. È quello di accompagnare la strategia UE-NATO che, nel quadro della crescente militarizzazione dell'economia, punta a raggiungere un livello tale di produzione, in grado di lanciare mille o più droni al giorno dal territorio ucraino sull'intero territorio russo e con ciò provocare la frantumazione interna della Russia.

E se il politologo Armen Gasparjan sostiene che la parata sulla piazza Rossa debba tenersi in ogni caso, a prescindere dalle minacce di Kiev e che non serva a nulla parlare di liquidare la leadership ucraina in risposta alle sue provocazioni terroristiche, perché quello sarebbe un regalo per i nazisti ucraini, tanto più che, strategicamente, Zelenskij stesso sta facendo di tutto perché l'Ucraina non solo venga sconfitta, ma che poi si autodistrugga come stato, ecco che il corrispondente militare Aleksandr Kots sostiene invece che sia ormai ora che la Russia elimini le figure chiave del regime terroristico ucraino, che ordinano gli attacchi sul territorio russo.

Come che sia, proprio perché consapevole di non poter sconfiggere la Russia sul campo, ma solo cercare di indebolirne la compattezza interna, l'Occidente punta sulla tattica di massicce ondate di droni. il colonnello a riposo Konstantin Sivkov, punta il dito proprio sugli attacchi ucraini, sempre più intensi, sponsorizzati dai padrini occidentali di Kiev per cercare di provocare instabilità interna in Russia. Sivkov ritiene che le forze che la UE sta "preparando per il 2030" siano esigue; ecco allora che contano sul fatto che, entro quella data, la Russia esploda dall'interno. E allora quelle truppe si trasformeranno in «forze di occupazione, eliminando sacche isolate di resistenza dell'esercito disorganizzato, sterminando la popolazione e instaurando il loro dominio sul territorio russo con il supporto di mankurt (https://en.wikipedia.org/wiki/Mankurt) ucraini».

A questo serve la furfantesca vulgata dei media bellicisti di regime.

 

 

https://politnavigator.news/likvidaciya-zelenskogo-budet-podarkom-dlya-nacistov-on-poleznee-kak-ubijjca-gosudarstvennosti-ukrainy-gasparyan.html

https://politnavigator.news/pora-likvidirovat-ukrainskuyu-terroristicheskuyu-verkhushku-koc.html

https://politnavigator.news/do-tysyachi-dronov-v-sutki-zapad-gotovitsya-uzhestochit-ataki-rossii.html

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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