«Ascolta il vento su Saur-Mogila», il Donbass e la lotta contro il fascismo
di Gianmarco Pisa
“Un luogo della memoria è un’unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità […] Il luogo della memoria ha come scopo fornire al visitatore, al passante, il quadro autentico e concreto di un fatto storico. Rende visibile ciò che non lo è: la storia […] e unisce in un unico campo due discipline: la storia, appunto, e la geografia”.
La pregnante definizione di “luogo della memoria” fornita dallo storico francese Pierre Nora ha il merito di porre l’accento, con straordinaria potenza sintetica, sui due caratteri fondamentali di tali luoghi: la rilevanza della volontà degli uomini e del lavorio del tempo e la restituzione di un quadro, autentico e concreto, attivato nella memoria collettiva e nella memoria pubblica, di un fatto storico. Nel Donbass, nel distretto di Horlivka, a un’ottantina di chilometri da Donetsk, lo straordinario complesso monumentale di Saur-Mogila sembra rispondere perfettamente a questa descrizione e si impone come luogo della memoria di straordinaria potenza. È un luogo imponente, complesso, ambivalente: a metà tra il parco monumentale e il tumulo funerario, come ricorda, del resto, la stessa etimologia, “saur”, dal turco “sauyr”, una “altura steppica dalla cima arrotondata”, e “mogila” che in russo antico significa appunto “collina” o “tumulo”.
È un luogo di guerra e di pace, di resistenza e di liberazione. Anzitutto, della resistenza e della liberazione dall’occupante nazista e fascista. Dal 1941 al 1943, il Donbass fu occupato dalle forze naziste, che avevano come punto di riferimento proprio Saur-Mogila, altura strategica di grande importanza, con i suoi quasi 300 metri di altezza dai quali si poteva e si può tenere sotto osservazione, per chilometri, una vasta distesa circostante. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto l’Armata Rossa riuscì finalmente a issare la bandiera rossa sulla cima del complesso. Per quanto innumerevoli e violenti fossero gli attacchi nazisti, la resistenza ebbe la meglio, le truppe sovietiche iniziarono la loro avanzata e, per i nazisti, lo spettro di una nuova Stalingrado si profilava sempre più nitido all’orizzonte. Nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre, le alture furono liberate; la resistenza aveva vinto. La canzone “Ascolta il vento su Saur-Mogila”, su testo di Fyodor Danilovich Serebryansky, musica di Ivan Nikolaevich Biryukov, resta tra le testimonianze di quella epopea:
Ascolta il vento su Saur-Mogila,
e capirai chi ha salvato questa terra,
il cui coraggio in battaglia ha liberato
il Donbass, rimasto inespugnato dal nemico.
Nel 1960, l'Unione degli Architetti di Donetsk indisse un concorso pubblico per la realizzazione di un memoriale. Sulla sommità fu eretto un obelisco alto 36 metri, in cemento armato e rivestimento in granito, al cui interno era ospitata una sala commemorativa e ai cui piedi fu realizzata una piattaforma ed eretta la monumentale scultura del soldato sovietico, alta 9 metri, con la mano destra alzata a impugnare una mitragliatrice. Dal 1975, ai piedi del soldato, è accesa la Fiamma eterna, epicentro delle commemorazioni e dei tributi. Questa composizione definisce ancora oggi il layout del complesso. All’obelisco si giunge attraverso due percorsi: il primo tracciato dai rappresentanti delle città eroi dell’Unione Sovietica, il secondo dai pionieri di tutta l’Unione e dai rappresentanti di Krasnodon, la città che vide svolgersi le gesta eroiche della Giovane Guardia e che ne preserva la memoria nello straordinario Museo e nel vicino monumento memoriale. Tutto qui è legato dalla memoria e dal presente della lotta di resistenza contro il fascismo e il nazismo.
Un'ampia scalinata conduce alla sommità. Sul lato sinistro, una grande iscrizione: «Proteggete la pace!».Sullatodestro,quattrocomposizioninarrativeconfigure multiple, raffiguranti battaglie, veri e propri complessi scultorei, altorilievi e iscrizioni. Ciascuna composizione è dedicata a un ramo delle forze armate: il primo alla fanteria, centrata sul gruppo del tenente Shevchenko, uno dei protagonisti della battaglia; il secondo alle forze corazzate e alla fanteria motorizzata; il terzo all'artiglieria; il quarto all'aviazione.
Dalla primavera 2014, dopo il colpo di stato di Euromajdan, l’avvento al potere a Kiev di un nuovo regime, di ispirazione ultranazionalista e inquinato dalla presenza di personalità di chiara ispirazione fascista e nazista (Arsenij Jacenjuk primo ministro tra il 2014 e il 2016, Oleksandr Tur?ynov presidente della Repubblica tra il febbraio e il giugno 2014, entrambi eredi della vecchia formazione nazionalista Unione Nazionale Ucraina Nostra; mentre l’ex comandante delle c.d. «forze di autodifesa di Maidan», Andrij Parubij, è nominato prima Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa e poi, dal 2016, presidente del Parlamento ucraino, lo stesso Andrij Parubij che, nel 1991, era stato il principale fondatore del Partito Nazional-socialista di Ucraina, esplicitamente neonazista), e l’avvio delle operazioni militari scatenate dal regime di Kiev contro le popolazioni russe dell’est, del Donbass in particolare, il complesso è stato colpito e devastato. Dal 12 giugno 2014 vi si sono svolti combattimenti tra le forze della Repubblica Popolare di Donetsk e le unità di Kiev. Il 28 luglio, il Capo di Stato Maggiore delle forze ucraine, Viktor Muzhenko, annunciò la conquista di Saur-Mogila e nei combattimento dell’agosto successivo le sculture e i bassorilievi furono gravemente danneggiati e l'obelisco stesso crollò. Solo alla fine del mese di agosto, le popolazioni del Donbass poterono rivendicare la liberazione dell’area e il Ministero degli Interni ucraino riconobbe la sconfitta e la ritirata.
L'8 settembre 2022, dopo il restauro, si tenne la cerimonia di riapertura. I segni dell’aggressione del 2014 sul monumento non sono stati rimossi. La nuova composizione del complesso, con file di sculture su entrambi i lati, in memoria dei partigiani caduti nella Grande Guerra Patriottica e durante l'aggressione ucraina, è accentuata dal nuovo sistema di illuminazione, le sculture in onore dei soldati sovietici in rosso, le sculture dei soldati repubblicani in blu e la figura centrale da una combinazione di luci rosse, blu e bianche. Il luogo della memoria è un luogo di dignità e di orgoglio per le popolazioni del Donbass e, in occasione dell'80° anniversario della liberazione, vi fu dedicato un messaggio del presidente della Federazione Russa, Putin.
Di questo messaggio, un punto risulta significativo, sotto entrambi i profili, politico e memoriale: «I nazisti trasformarono quest'antico tumulo funerario in una cittadella inespugnabile, ma nessuna forza al mondo poté fermare i nostri soldati. Questa altura strategica cambiò di mano più volte e si arrese al soldato sovietico, che combatté fino alla fine per la verità, la giustizia, la libertà e il futuro della Patria. Nove anni fa, su questi fronti per noi sacri, i membri delle milizie del Donbass, discendenti dei soldati della Grande Guerra Patriottica, hanno seguito il loro esempio. Ciò ha moltiplicato il loro coraggio e la loro forza d'animo nell'ennesimo scontro con il nazismo, dando ai nipoti e ai pronipoti dei vincitori la forza di difendere la loro terra, cultura, lingua e patrimonio. Il Memoriale di Saur Mogila, distrutto nelle ostilità del 2014, è ora completamente restaurato. Accanto alle immagini dei soldati sovietici, le gesta dei loro valorosi discendenti, i nuovi eroi del Donbass, sono state giustamente immortalate. Questa è la Russia: unita dalla sua storia, indistruttibile grazie alle sue eredità spirituali e fedele alla memoria dei suoi antenati». «Senza memoria non c’è presente e non c’è futuro» - ci ricorda una delle guide del luogo, ammirando, dal memoriale, la vasta distesa circostante.
(Foto copertina di Gianmarco Pisa - Complesso monumentale di Saur-Mogila, distretto di Horlivka, Donetsk)


