9 maggio: la Giovane Guardia e la Lotta di Liberazione
di Gianmarco Pisa
L’epopea della resistenza e della lotta di liberazione dell’Europa dal fascismo e dal nazismo è attraversata da nomi e vite di numerosi giovani partigiani, spesso giovanissimi, alcuni dai nomi più noti, Lepa Radi? (1925-1943) e Stjepan Filipovi? (1916-1942), protagonisti perfino iconici del movimento partigiano in Jugoslavia, altri sconosciuti in Occidente, come Ulyana Gromova (1924-1943) e Lyubov Shevtsova (1924-1943) in Unione Sovietica.
Entrambe facevano parte della «Giovane Guardia» cui la città di Krasnodon, ca. 50 chilometri da Lugansk, nel Donbass, ha dedicato, sin dall’epoca sovietica, un museo straordinario, per ricchezza di contenuti e profondità della narrazione: appunto, il Museo della Giovane Guardia. Il museo è dedicato agli eroi dell’organizzazione antifascista dei giovani e perfino giovanissimi partigiani, e ai membri del Komsomol, l’organizzazione giovanile del socialismo sovietico, e ospita il più grande archivio di documenti sulle attività dell'organizzazione. Ripercorre figure, episodi e momenti della lotta di resistenza e di liberazione, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Grande Guerra Patriottica, nella regione di Krasnodon, attraverso oltre 20 mila oggetti, che coprono la storia del movimento, delle sue figure, e della città: documenti, fotografie, ricostruzioni, oggetti personali, opere d'arte e creazioni artistiche, come ad esempio un romanzo (“La giovane guardia”, 1946) opera di Aleksandr Fadeev, considerato un capolavoro della letteratura del realismo socialista, e un’opera lirica, dallo stesso titolo, del 1947, tra i capolavori del compositore sovietico Yuliy Meitus, nonché ancora documenti sui principali protagonisti della lotta di liberazione, uomini e donne, dell'Unione Sovietica.
Ma cos’era la Giovane Guardia? Si tratta di un'organizzazione antifascista del Komsomol attiva durante la Grande Guerra Patriottica, in particolare tra il luglio 1942, subito dopo l’occupazione nazista di Krasnodon (20 luglio 1942) e il gennaio-febbraio 1943, subito prima della liberazione ad opera dell’Armata Rossa (14 febbraio 1943), nella regione detta allora Vorošilovgrad, nome sovietico di Lugansk, in onore di Kliment Vorošilov, altra figura di primo piano, due volte eroe dell’Unione Sovietica e presidente del Presidium del Soviet Supremo tra il 1953 e il 1960. L’organizzazione era composta da settantuno membri, 47 ragazzi e 24 ragazze, il più giovane di appena quattordici anni, 55 caduti prima di compiere diciannove anni: letteralmente, giovanissimi che decisero di impegnarsi con incredibile coraggio contro l’occupazione, in particolare contro la violenza e la brutalità dei nazisti; un’organizzazione, peraltro, multietnica, come multietnica del resto era tutta l’Unione Sovietica, raccogliendo, tra le sue file, russi, bielorussi, ucraini, armeni, ebrei, azeri e moldavi.
Innumerevoli (e sorprendenti per la giovane età dei protagonisti e il breve arco di tempo delle imprese), le azioni di cui la Giovane Guardia fu il fulcro. Nella giornata simbolo del 7 novembre 1942, anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, i membri della Giovane Guardia issarono otto bandiere rosse sugli edifici più alti di Krasnodon e dei villaggi circostanti. Era una tipica manifestazione simbolica della resistenza: issare la bandiera rossa sui culmini della città a testimonianza del fatto che non era caduta e la lotta di liberazione proseguiva. Il 5 dicembre 1942, in occasione della Festa della Costituzione, i giovanissimi partigiani sabotarono la sede dell'Ufficio del Lavoro tedesco (il cosiddetto “Ufficio Nero”), ove erano conservati gli elenchi con i nomi delle persone destinate ai campi di concentramento e al lavoro forzato in Germania. Grazie al sabotaggio e alla distruzione di quegli elenchi, si calcola, circa duemilacinquecento giovani, uomini e donne, dell’intera regione di Krasnodon furono salvati dalla deportazione. E ancora, nel dicembre 1942, il quartier generale dell'organizzazione arrivò a definire un piano per far saltare in aria l'edificio della c.d. Società Orientale per lo Sfruttamento del Carbone, società nazista situata nel ginnasio della Scuola intitolata a Maksim Gorkij.
L’assalto non fu portato a termine, secondo quanto indicato dalle testimonianze, per il timore di un numero spropositato di vittime civili e di un’inarrestabile rappresaglia di massa da parte dei nazisti. I quali ultimi, tuttavia, subirono le azioni della resistenza. Da una parte, l’occupazione non avanzava; dall’altra la brutalità delle forze di invasione diventava sempre più feroce, con retate, fucilazioni, deportazioni, che portarono infine al tradimento della resistenza da parte di alcuni delatori. Poco prima di fuggire di fronte all'avanzata dell'Armata Rossa, i nazisti moltiplicarono gli sforzi per eliminare la resistenza nell’area, e avviarono arresti e fucilazioni di massa sin dai primissimi giorni del 1943. Il 15, 16 e 31 gennaio, 71 persone furono precipitate nella miniera n. 5 di Krasnodon: 49 erano membri della Giovane Guardia. Il successivo 9 febbraio, nelle foreste poco distanti, furono giustiziati Oleg Koshevoy, Lyubov Shevtsova, Semyon Ostapenko, Dmitry Ogurtsov e Viktor Subotin, tra i principali protagonisti dell’organizzazione. Il 13 settembre 1943, cinque membri della Giovane Guardia, Ulyana Gromova, Oleg Koshevoy, Lyubov Shevtsova, Sergey Tyulenin e Ivan Zemnukhov, ricevettero postumo il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica; altri membri furono insigniti di varie onorificenze; iniziò in definitiva la celebrazione memoriale di questa pagina gloriosa, e dolorosa, della storia.
Non deve sorprendere l’attualità di questa pagina: il fascismo, strumento repressivo dei poteri dominanti, torna, nella storia, in forme sempre nuove e diverse, e il revisionismo, che distorce fatti ed eventi, serve esattamente a creare un clima in cui il ruolo degli oppressori e dei liberatori sia stravolto e moli di fango siano riversate su quanti e quante hanno dato la vita per la libertà dei popoli. E chiaramente l’Europa non è indifferente alle prove del revisionismo, se è vero che appena pochi anni fa, il 19 settembre 2019, il Parlamento europeo è giunto ad approvare un’antistorica, irricevibile, “Risoluzione sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa” che pretenderebbe addirittura di equiparare di fatto, nella responsabilità storica, oppressori e liberatori, affermando «la memoria delle vittime dei regimi totalitari, il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo», senza distinzione alcuna, e addirittura stabilendo che «la Seconda guerra mondiale [...] è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico», affermazione che nessuno storico degno di tale nome si sentirebbe mai di sottoscrivere. Irricevibili, del resto, sono i tentativi di riscrittura della storia, falsificazione, riduzionismo o negazionismo che vorrebbero ridimensionare o cancellare il contributo decisivo dell’Unione Sovietica e dei comunisti per la liberazione e la libertà dei popoli.
Il 9 maggio commemora la fine della guerra in Europa, la capitolazione del regime hitleriano, la liberazione del continente da cui la guerra era iniziata e su cui lo sterminio del popolo ebraico era stato consumato. La Shoah resta la pagina più tragica e inquietante di quel vero e proprio «abisso dell'umanità» cui andò incontro il mondo. Da sola, l’Unione Sovietica ha pagato un tributo di 27 milioni di caduti, di cui 18 milioni civili e ha retto da sola, per oltre due anni, l’urto di 250 divisioni tedesche (oltre l’80% del totale) appoggiate dagli alleati fascisti rumeni, ungheresi e italiani. La Resistenza, alla fine, ha vinto. «Volevamo tutti essere come loro», ci dice, a margine della visita, una delle guide del percorso all’interno della Museo della Giovane Guardia. Un moto, al tempo stesso, di memoria e di speranza. È stata questa epopea il fattore decisivo, determinante, della Liberazione e, con la fine del nazismo e del fascismo storico, dell’inizio di una nuova storia.
(Foto copertina di Gianmarco Pisa - Una delle sculture esposte nel Museo della Giovane Guardia, Krasnodon)


