Il declino dell’unipolarismo secondo Lukashenko

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Il declino dell’unipolarismo secondo Lukashenko

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In una recente intervista rilasciata a Impacto Directo su RT, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha affrontato temi di forte rilevanza geopolitica: dalla guerra contro l’Iran alle relazioni con Russia e Cina, fino al futuro equilibrio globale. Secondo Lukashenko, il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha evidenziato un limite strutturale del potere statunitense. Pur restando una superpotenza, Washington non sarebbe più in grado di imporre unilateralmente la propria volontà. Una realtà, sottolinea, resa evidente anche dalla leadership di Donald Trump.

Il leader bielorusso insiste sulla necessità per gli USA di confrontarsi con attori come Russia e Cina, evidenziando come le recenti dinamiche belliche abbiano rafforzato l’idea di un mondo sempre più multipolare. Durissime le accuse sul piano umanitario: Lukashenko ha denunciato il bombardamento di una scuola in territorio iraniano, mettendo in discussione la narrativa occidentale sui diritti umani. “Di quali diritti parliamo, se vengono colpiti civili e bambini?”, ha dichiarato, sostenendo che gli interessi energetici prevalgano sui principi dichiarati.

Sul piano diplomatico, Minsk ribadisce la propria fedeltà all’asse con Mosca e Pechino. Lukashenko ricorda come le sanzioni occidentali abbiano spinto il Paese verso una cooperazione ancora più stretta con i suoi alleati storici, escludendo qualsiasi politica ostile nei loro confronti. Non manca una critica al modello politico occidentale, ritenuto troppo instabile e orientato al breve termine. Leader come Emmanuel Macron o Friedrich Merz vengono descritti come “temporanei”, incapaci di pianificare strategie di lungo periodo. Commentando la situazione ungherese, Lukashenko invita alla prudenza nel giudicare la sconfitta elettorale di Viktor Orbán, attribuendola soprattutto a fattori interni e all’efficacia dell’opposizione guidata da Péter Magyar.

Infine, il presidente bielorusso ha giustificato la necessità di armamenti nucleari come strumento puramente difensivo, ribadendo che qualsiasi attacco a Minsk equivarrebbe a uno scontro diretto anche con la Russia. Un messaggio chiaro in un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni e ridefinizioni degli equilibri globali.


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