Il neocapitalismo, i media e il 2% di tasse ai supermiliardari

Il neocapitalismo, i media e il 2% di tasse ai supermiliardari

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Vedrete che se alla fine passerà la modesta tassa del 2% sui patrimoni superiori ai 50 milioni, decine di milioni di italiani si faranno convincere dai media (tutti o quasi posseduti e controllati da chi ha patrimoni superiori ai 50 milioni) che si sia trattato di un gesto di grande generosità e dunque da ricompensare con regali dello Stato, agevolazioni, concessioni, sovvenzioni e magari futuri sconti fiscali. Prendiamo i più poveri dei super-ricchi, quelli che possiedono beni per 50 miseri milioni: dovrebbero pagare un milione e restare dunque con soli 49 milioni; alla fine di un anno in cui i paperoni si sono arricchiti e la classe media impoverita (non so voi, ma il mio stipendio netto del 2020 sarà del 25% inferiore a quello dell’anno scorso). Un miliardario come Armani invece (lui personalmente, non la sua impresa), pagherebbe 100 milioni, il che lo lascerebbe con cinque miliardi e 300 milioni, praticamente sul lastrico.

Davvero c’è bisogno di una discussione di settimane per privare chi ha troppo di una parte insignificante delle sue ricchezze in un momento di emergenza nazionale? Altro che 2%. Nell’attuale contingenza gli toglierei il 50%, sicuro che con 25 milioni (per non dire due miliardi e mezzo) vivrebbero lo stesso benissimo, e che vista la loro evidente avidità, abilità e mancanza di scrupoli, si rifarebbero in pochi anni.

Per questo il neocapitalismo non si è limitato a sconfiggere il comunismo ma continua a demonizzarlo, a reti unificate; perché la sua esistenza, ossia la semplice ipotesi che di miliardari e plurimilionari non dovrebbe essercene neanche uno (basterebbe una tassazione proporzionale che arrivi al 101% per chi in un anno guadagni più, mettiamo, di dieci milioni) era ed è destabilizzante. Molto meglio indurre la gente a odiare la politica ma a venerare il denaro e, anche se povera o appena benestante, a idolatrare come dèi coloro che ne hanno tanto, e non importa se arroganti, ignoranti e stupidi, anzi meglio perché così chiunque può sognare di diventare ricco. Del resto il dogma del liberismo è che chi ha successo se lo meritava e la virtù non è una qualità ma un effetto.

Desolante. Ci vorranno decenni per riportare gli italiani al livello di coscienza che avevano cinquant’anni fa, o anche due secoli fa, quando chinavano la testa davanti ai signori e alle loro prepotenze ma almeno si sentivano differenti. Per tanti, oggi, gli stronzi sono un modello. Non per tutti però. Solo una coalizione di chi ancora crede nei valori, nell’eguaglianza, nelle comunità, nella solidarietà potrà fermare la deriva, e solo se avrà enorme coraggio, determinazione e intransigenza, ai limiti dell’abnegazione e del sacrificio.

Francesco Erspamer

Francesco Erspamer

 

Professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill

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