La fine della crisi dell'euro non è alle porte

La scala dell'aggiustamento richiesto ai paesi è ancora enorme

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La fine della crisi dell'euro non è alle porte

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Secondo Wolfgang Munchau in  No end to the euro crisis in sight, l'aggiustamento è un concetto chiave per dichiarare o meno conclusa la crisi della zona euro. I più ottimisti, prendendo a riferimento in particolare i successi del settore delle esportazioni spagnole o la caduta dei salari greci, affermano che questo processo di riequilibrio della competitività sta effettivamente avvenendo. 
 
Questo giudizio, secondo il Columnist del Financial Times, è profondamente sbagliato: è vero che i paesi in crisi hanno generato surplus di bilancio, ma lo stesso stanno facendo anche i paesi forti come la Germania e l'Olanda. Secondo gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale, l'eurozona come insieme si è spostata da un bilancio pari quasi a zero nel 2009 ad un surplus quest'anno del 2,3% del Pil e del 2,5% nel 2014.  Quello che sta accadendo è che la zona euro sta aggiustando alle spese del resto del mondo. Il problema è che se è un regime valutario fisso tra i 18 paesi membri non lo è all'esterno e la valuta fa esattamente quello che i manuali presagiscono: cresce dati i miglioramenti dei budget fiscali. La scorsa settimana l'euro ha sfondato la quota di 1.38 dollari. L'aumento potrebbe essere dovuto alla crisi del budget americano, o la posticipazione della Fed i bloccare il suo programma di politica monetaria espansivo. Questi fattori incidono, ma se a questi aggiungiamo le attuali politiche fiscali europee si spiega l'overshooting attuale dell'euro.
 
Il problema principale con la crescita dell'euro è che rende l'aggiustamento interno ancora più duro. Per giudicare il progresso che l'eurozona ha fatto in tal senso è necessario scomporre i diversi effetti che concorrono e non si può trarre una conclusione definitiva solo valutando, ad esempio, l'andamento delle esportazioni spagnole. Gli ultimi dati del FMI suggeriscono che l'aggiustamento interno è stato ciclico, non strutturale: paesi differenti hanno avuto sentieri di aggiustamento e molti sono riusciti a determinare un miglioramento relativo nella loro competitività, ma quest'andamento non può continuare, dato che la mole di aggiustamento che paesi come Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna dovrebbero conseguire è enorme e non sostenibile in relazione soprattutto alle diminuzioni per unità di costo lavorativo richiesto.
 
L'aggiustamento rimane possibile in teoria, ma uno scenario non realizzabile in pratica. La grande coalizione in Germania applicherà politiche meno austere, ma Berlino non ridurrà i suoi surplus di bilancio nei prossimi quattro anni. La fatica di riformare è palese negli stati della periferia. In un'unione monetaria, conclude Munchau, l'aggiustamento è impossibile senza un'unione fiscale. Semplicemente la zona euro non può affrontare correttamente il concetto di aggiustamento economico e di sostenibilità del debito nell'attuale architettura istituzionale.

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