La vera emergenza degli Stati Uniti

Il governo è responsabile del dramma sociale dei milioni di disoccupati permanenti

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Gli storici scriveranno di quanto sbagliata sia stata la risposta dei governi alla depressione economica iniziata nel 2008. Con questa premessa, in The jobless trap, Paul Krugman sottolinea come l'isteria sul debito - “senza riforme e tagli immediati gli Stati Uniti avrebbero vissuto le vicende della Grecia” - si è rivelata completamente infondata. Il banale errore di Excel, emerso in settimana, sui risultati del testo simbolo dell'austerità “Growth in time of debt” di Reihnart e Rogoff - che dimostrava che se il debito avesse superato il 90% ci sarebbe stato il collasso della crescita - ne è la prova più evidente. L'America, sottolinea il premio Nobel per l'economia, non potrà mai essere la Grecia, per il semplice fatto che i paesi che prestano nelle loro monete operano attraverso regole differenti da quelli che confidano sulla valuta di qualcun altro. E, dopo anni di profezie sull'imminente collasso delle finanze, gli Stati Uniti sono ancora in grado di prestare ad un tasso ancora estremamente basso.
L'isteria sul debito ha però avuto una conseguenza grave, spostare il discorso dalla vera emergenza economica e sociale del paese, vale a dire l'effetto corrosivo prodotto da un tasso di disoccupazione persistentemente alto. In una situazione economica favorevole, l'America mostra un tasso di disoccupazione del 5% e nel 2007 su sette milioni di disoccupati, 1,2 solamente lo era da oltre sei mesi. La crisi finanziaria, la depressione e la lenta ripresa dal 2008 ad oggi ha prodotto un totale di  12 milioni di di disoccupati, di cui quasi cinque da oltre sei mesi, ed addirittura tre da oltre un anno. Si tratta di una tragedia economica e sociale, per il dramma interiore che vive una persona senza lavoro per un periodo consistente.
Come hanno dimostrato recentemente William Dickens e Rand Ghayad  della Northeastern University, inoltre, per i disoccupati di lungo periodo vi è una difficoltà cronica nel trovare un lavoro. Su un campione di cinquemila annunci, i due autori hanno dimostrato come raramente i datori di lavoro richiamino persone disoccupate da oltre sei mesi. Quello che si sta producendo, sottolinea Krugman, è quindi la creazione di una classe di disoccupati permanenti. E si tratta di una scelta politica: impaurita dall'isteria sul debito, l'amministrazione ha fatto troppo poco per la ripresa e procedere a tagli della spesa pubblica in un momento di crisi è esattamente l'opposto di quello che i macro economisti consiglierebbero in una situazione del genere.
Del resto, conclude Krugman, un tasso di disoccupazione di lungo periodo permanente è controproducente anche in termini di bilancio fiscale: i lavoratori, infatti, sono contribuenti e per questo l'isteria sul debito ha costretto milioni senza lavoro, prevenendo l'impiego produttivo e future fonti di rendite. In poche parole, si sono create le premesse per una catastrofe economica e per la vita sociale di milioni di americani. Più a lungo il paese persisterà in questa follia, più il danno sarà grande. 

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