Lehman Brothers cinque anni dopo

La politica economica responsabile del tragico spreco di risorse

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Lehman Brothers cinque anni dopo

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In occasione del quinto anniversario del collasso di Lehman Brothers – il momento in cui la crisi ha dimostrato di potersi trasformare in catastrofe economica – Paul Krugman in Years of tragic waste sottolinea come  l'elemento più significativo da rimarcare da allora è l'immenso fallimento della politica economica, che ha quasi determinato il collasso totale. 
Alcuni disastri, prosegue nella sua analisi il premio Nobel per l'economia, possono essere quantificati in termini di dollari: una misurazione ragionevole del gap della produzione negli ultimi cinque anni – la differenza tra la valuta dei beni e dei servizi che l'America avrebbe potuto e dovuto avere e quella reale – ha superato i due trilioni. Soldi che non torneranno più. Dietro questo immenso spreco finanziario si nasconde poi un danno anche maggiore, quello del potenziale umano. Prima della crisi, il 63% degli americani adulti erano impiegati, il numero è rapidamente sceso al 59% in quello che può essere definito un disastro di massa. In questo contesto, la destra americana considera i disoccupati dei parassiti dei benefici sociali che non fanno a sufficienza per trovare una nuova occupazione. Un leggero declino nell'occupazione può essere attribuito ad un aumento dell'età della popolazione, ma, afferma Krugman, il resto riflette un immenso fallimento della politica economica.
Nel prosieguo della sua analisi, Krugman apre lo scenario di quello che sarebbe potuta essere l'America oggi se negli ultimi cinque anni le autorità governative avessero attuato quello che i testi economici dichiarano di fare in una situazione post Lehman Brothers, vale a dire rilanciare la domanda per creare occupazione e bilanciare il crollo finanziario e l'immensa bolla immobiliare. Secondo un primo approssimativo calcolo effettuato dal premio Nobel, lo stimolo doveva essere tre volte superiore a quello deciso da Obama e maggiormente focalizzato sulla spesa piuttosto che sulle imposte. Tuttavia, per quanto inadeguata, la politica economica espansiva del presidente americano ha impedito il collasso totale simile all'esperienza vissuta in Europa paladina dell'austerità. 
 
Per quel che riguarda la critica dell'insostenibilità del maggior debito prodotto avanzata soprattutto da ambienti repubblicani, Krugman risponde come tale piano avrebbe portato il debito federale a salire di circa un trilione di dollari in più rispetto all'attuale. Ma l'economia sarebbe stata più forte, con l'andatura del debito rispetto al Pil – la tradizionale misura della sostenibilità fiscale del paese – che sarebbe stata solo alcuni punti più alta e non tale certo da poter aprire a possibili crisi fiscali. Ma gli Stati Uniti sarebbero stati una nazione più ricca, con un futuro migliore cui aspirare e non una nazione dove milioni di americani scoraggiati hanno ormai permanentemente rinunciato a cercare lavoro, dove milioni di giovani hanno visto le loro possibilità di carriera permanentemente danneggiate e dove i tagli negli investimenti pubblici hanno inflitto un danno di lungo periodo su infrastrutture e educazione. 
L'elemento più allarmante, conclude Krugman, è che la politica continua a perseguire quest'approccio fallimentare: Washington continua ad essere divisa tra i Repubblicani che denunciano ogni azione governativa come in grado di peggiorare e non mitigare la crisi, ed i fedeli di Obama che insistono che hanno fatto un ottimo lavoro nell'evitare il collasso totale. Ovviamente, la posizione di quest'ultimi è più condivisibile, ma la politica economica americana dopo il collasso Lehman è stata un'incredibile ed ingiustificabile serie di fallimenti.

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