Morsi ed il futuro delle relazioni con Israele

Riuscirà il nuovo Egitto di Fratellanza Musulmana a conservare l'alleanza con Tel Aviv?

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Morsi ed il futuro delle relazioni con Israele

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Dopo l'elezione di Mohamed Morsi alla presidenza dell'Egitto, Thomas Friedman in What does Morsi mean for Israel, si domanda se questo evento epocale rappresenti l'inizio della fine del trattato di Camp David con Israele? Il Columnist del NYT resta ottimista e sottolinea al contrario come questo potrebbe essere l'inizio di un reale processo di pacificazione, piuttosto che quella che definisce “una tregua con un faraone egiziano”, in riferimento a Mubarak. Ma a tal fine, entrambe le parti devono cambiare rapidamente approccio: da un lato, il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ed in generale la destra israeliana devono mutare la percezione della primavera araba come evento negativo in grado di deporre alleati e far assurgere al potere movimenti islamisti antisionisti. L'errore di fondo, infatti, è pensare di avere una pace con un dittatore e non con 80 milioni di egiziani. “Nelle loro relazioni con il potere, gli ebrei al potere hanno sempre preferito le alleanze verticali a quelle orizzontali”, ha scritto recentemente Leon Wieseltier, editor di The New Republic. “Hanno sempre scelto relazioni con un re o un vescovo, così da non doversi impegnare con l'intera popolazione, di cui spesso a ragione non si fidavano”. Israele come stato sovrano ha riprodotto questa voglia di alleanze verticali, ma solo con gli stati arabi: nel momento in cui i sistemi autoritari sono iniziati a crollare, il modello verticale è imploso e c'è ora la necessità di una politica diplomatica rivolta ai popoli di quei paesi. Del resto, secondo Friedman, non vi è alternativa ad un processo di pace con la Palestina, se non la progressiva morte della democrazia israeliana e la pace con l'Egitto.

Dall'altro lato, Fratellanza Musulmana ha alla sua base ha un profondo sentimento anti-liberale, anti-pluralistico ed anti-femminista; aspira a detenere il potere in modo assolutistico, sfruttando una rivoluzione che non ha nemmeno iniziato. Iran e Arabia Saudita sono teocrazie islamiche grazie al petrolio; senza questa risorsa, l'Egitto non potrà sopravvivere senza turismo, investimenti esteri, miglioramento dell'educazione offerta.    
Come ha scritto l'analista Hussein Ibish in Now Lebanon, con Morsi al potere, è vitale per i liberali combattere per l'approvazione di un nuovo testo costituzionale che crei dei limiti al potere del governo e “assicuri protezioni inviolabili per i diritti degli individui, minoranze e donne”. Morsi deve avere la pressione interna ed internazionale per seguire il sentiero tracciato da Erdogan in Turchia. Ma sarà in grado?, si chiede Friedman. Sicuramente Morsi ha una carta molto importante da giocarsi, una di grande valore per Israele: una pace vera con un Egitto a guida Fratellanza Musulmana, potrebbe infatti spianare la strada ad una pacificazione del mondo musulmano con Tel Aviv.
L'era di Mubarak è finita. Con un partito islamico conservatore al potere in Egitto ed uno conservatore nazionalistico in Israele,  entrambi dovranno al più presto cambiare il loro atteggiamento per la sopravvivenza del trattato di Camp David.

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