Teheran: "Le regole di Hormuz resteranno iraniane per sempre"

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Teheran: "Le regole di Hormuz resteranno iraniane per sempre"

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La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a salire alle stelle dopo una nuova escalation militare statunitense nel Golfo Persico. Teheran ha lanciato un duro avvertimento a Washington, dichiarando di non essere disposta a cedere il controllo dello Stretto di Hormuz e annunciando una nuova dottrina militare che prevede una risposta immediata e su larga scala in caso di ulteriori attacchi. Secondo fonti della sicurezza iraniana, ogni nuova aggressione contro il territorio o gli interessi della Repubblica Islamica comporterà due conseguenze automatiche: la chiusura totale dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo e una rappresaglia con un rapporto minimo di due obiettivi nemici colpiti per ogni obiettivo iraniano attaccato.

Teheran ribadisce inoltre che qualsiasi futura riapertura della rotta energetica avverrà esclusivamente secondo le proprie condizioni, respingendo ogni ipotesi di gestione internazionale del passaggio strategico. L'inasprimento della crisi segue i nuovi bombardamenti statunitensi contro obiettivi nel sud dell'Iran, che Teheran considera una violazione del memorandum d'intesa che aveva posto le basi per il cessate il fuoco. In risposta, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) afferma di aver colpito con missili e droni 85 obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, inclusi impianti collegati alla Quinta Flotta USA e la base aerea di Ali Al Salem, annunciando inoltre l'abbattimento di un drone MQ-9.

Le autorità iraniane hanno moltiplicato gli avvertimenti rivolti sia agli Stati Uniti sia ai loro alleati regionali. Il portavoce della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, Ebrahim Rezaei, ha affermato che i Paesi del Golfo che dovessero schierarsi con Washington dovrebbero preoccuparsi della sicurezza delle proprie infrastrutture petrolifere e del gas. Rezaei ha inoltre sostenuto che l'Iran dispone ancora di numerose opzioni strategiche non utilizzate nei recenti combattimenti, lasciando intendere che, in caso di guerra su larga scala, Teheran potrebbe persino rivedere la propria dottrina nucleare e valutare l'uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Anche il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha accusato gli Stati Uniti di aver violato gli impegni sottoscritti nel memorandum sul cessate il fuoco, sostenendo che Washington abbia ignorato la clausola che riconosce all'Iran il diritto di disciplinare il transito sicuro nello Stretto di Hormuz.

Sulla stessa linea il consigliere della Guida della Rivoluzione, Mohammad Mokhber, secondo cui "le regole di Hormuz resteranno iraniane per sempre", mentre il consigliere militare Mohsen Rezaei ha promesso "attacchi senza precedenti" qualora gli Stati Uniti dovessero intraprendere nuove azioni militari. L'escalation ha già prodotto effetti sul traffico energetico mondiale. Diverse petroliere dirette attraverso Hormuz avrebbero invertito la rotta, alimentando nuove tensioni sui mercati petroliferi e facendo risalire i prezzi del greggio. Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi continua a ribadire che qualsiasi negoziato sarà impossibile finché Washington continuerà a esercitare pressioni militari e politiche. Nel frattempo, la NATO ha scelto di sostenere apertamente la posizione USA. Il segretario generale Mark Rutte ha definito "assolutamente necessari" i nuovi bombardamenti statunitensi contro l'Iran, sostenendo che rappresentino una risposta alla presunta violazione del cessate il fuoco da parte di Teheran. Donald Trump, tuttavia, ha nuovamente criticato l'Alleanza Atlantica, accusando gli alleati europei di non aver fornito il sostegno richiesto durante l'operazione militare contro la Repubblica Islamica e lamentando il rifiuto di diversi Paesi di mettere a disposizione le proprie basi aeree per i raid statunitensi. La guerra scatenata da USA e Israele contro Teheran è entrata in una fase ancora più pericolosa, con lo Stretto di Hormuz che torna a essere il principale epicentro dello scontro geopolitico e uno dei punti più sensibili per la sicurezza energetica globale.


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