Anche la Libia, dopo la Siria: si frantuma la propaganda vetero-clintoniana

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Anche la Libia, dopo la Siria: si frantuma la propaganda vetero-clintoniana

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PICCOLE NOTE


«C’è accordo tra Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, i due principali contendenti dello caos libico. A promuoverlo è stato Emmanuel Macron, che ha ospitato il vertice che ha visto la stretta di mano dei due. Appena eletto presidente, il nuovo inquilino dell’Eliseo mette a segno un successo diplomatico di rilevanza internazionale». Inizia così un articolo scritto per gli Occhi della Guerra, dedicato alla stretta di mano che i due si sono scambiati sul suolo francese.

 

Una stretta di mano che apre alla speranza, dal momento che può rappresentare una svolta per un Paese da sei anni consegnato al caos. Da quando, cioè, i francesi e il Dipartimento di Stato americano, allora guidato da Hillary Clinton, spinsero la Nato ad attaccare la Libia per porre fine al governo del Colonnello Muammar Gheddafi.

 

Un accordo che rilancia le ambizioni francesi in Libia e nel più ampio quadrante dell’Africa occidentale, e che ha suscitato critiche in Italia, che di fatto è stata esclusa dalle trattative.

 

Recriminazioni irresponsabili, dal momento che per qualche barile (di petrolio) in più, le nostre élite sembrano sperare che l’intesa non vada in porto, stante l’opposizione delle milizie di Misurata appoggiate dal Qatar (unico Paese arabo, allora, sceso in campo a bombardare la Libia insieme alla Nato) e di altre milizie non omologabili ai due schieramenti.

 

Speranze irresponsabili, dal momento che la stabilizzazione della Libia è essenziale per contrastare i flussi migratori e il terrorismo. Si tratta invece di affiancare in maniera intelligente questo processo di pace, favorendone la riuscita per assicurarsi che quei due obiettivi siano conseguiti. E ricavare eventuali vantaggi connessi (vedi alla voce petrolio).

 

Lo scacco dell’Italia rispetto all’iniziativa francese è dovuto alla presunzione che il quadro libico fosse immutabile, dato che Barack Obama aveva affidato proprio al nostro Paese il compito di portare a termine la stabilizzazione della Libia puntando su Serraj.

 

E immutabile nonostante le opposizioni, anzitutto quella locale del coriaceo Haftar, ma soprattutto nonostante l’inquilino della Casa Bianca fosse diventato un altro.

 

Non è andato così.  Macron, o chi per lui, è stato abile a capire che Donald Trump aveva disperato bisogno di aiuto nella lotta all’ultimo sangue che sta sostenendo in patria (vedi alla voce Russiagate).

 

Così gli ha teso la mano, invitandolo in Francia per la festa nazionale del 14 luglio e chiedendo in cambio il suo placet alle proprie ambizioni in terra d’Africa. Che non poteva mancare.

 

Piccola nota a margine. Dopo la Siria, Trump di fatto avvia un altro processo stabilizzante, stavolta in Libia. Sono le due aree che più hanno sofferto dell’instabilità provocata dalle guerre neocon.

 

Un dato che va in netta controtendenza rispetto la narrazione che dipinge Trump come un pericolo per la pace mondiale. Narrazione che è evidentemente influenzata dalla propaganda vetero-clintoniana.

 

Alla quale servirebbero dei correttivi. Non tanto per giungere a una narrazione di segno contrario, quanto per aiutare quanti ne sono preda a comprendere che la complessità del reale che sfugge a semplificazioni banalizzanti.

 

Chi vuole, può leggere l’approfondimento svolto per Occhi della Guerra, al link peraltro già indicato nell’articolo.

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