Come le nazioni falliscono o progrediscono: i rischi per la democrazia americana

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Come le nazioni falliscono o progrediscono: i rischi per la democrazia americana

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“Why Nation Fail” è il nuovo libro di Daron Acemoglu e James A. Robinson che Thomas Friedman utilizza nella rubrica di domenica per sottolineare come la strategia adottata dalla politica americana e da quella cinese siano nel lungo periodo fallimentari. In “How nations fail”, il Columnist del NYT, riprende proprio l'idea portante del saggio: le nazioni si sviluppano e progrediscono quando adottano istituzioni politiche ed economiche “che includono” e falliscono quando concentrano il potere e le opportunità nelle mani di pochi con istituzioni “che escludono”.

Solo le istituzioni politiche del primo tipo sono in grado di distribuire il potere politico in modo pluralistico e di concentrarlo in modo da far rispettare le leggi, assicurare i diritti di proprietà e l'economia di mercato.” Acemoglu spiega che i paesi progrediscono quando sono in grado di costruire istituzioni politiche ed economiche che “liberano” e permettono che il potenziale di ogni cittadino ad innovare, investire e progredire possa emergere. Basta comparare l'Europa dell'Est dopo la caduta del comunismo con  l'Uzbekistan, Israele con gli Stati arabi, il Kurdistan con il resto dell'Iraq, sottolinea l'autore del libro, per comprendere che la chiave di volta dello sviluppo è nelle istituzioni.
La storia insegna che i diritti economici non possono essere raggiunti senza aver affermato prima quelli politici. Per questo la Cina non ha inventato la formula del benessere del futuro. Pechino sta sperimentando crescita attraverso istituzioni “che escludono”, con il partito comunista in grado di monopolizzare e mobilizzare le risorse. Ma questo non è sostenibile all'infinito. “Una crescita economica sostenuta richiede innovazione, che non può essere scollegata da una distruzione creativa, che rimpiazza il vecchio con il nuovo in economia e stabilizza il potere politico costituito”, conclude Acemoglu. 
L'errore di fondo della strategia americana nel mondo arabo dopo l'11 settembre non è stato quello di ritenere che nella regione mancasse la democrazia, ma la convinzione che un tale sistema politico possa essere esportato. Il cambiamento democratico per essere sostenibile deve emergere da movimenti radicati, ma questo non significa che gli Stati Uniti non possono fare nulla: si potrebbe convertire, sottolinea Friedman, gli aiuti militari all'Egitto, Pakistan e Afghanistan in investimenti alle istituzioni ed alla ricerca. Ovunque ci siano movimenti radicati che vogliano costruire istituzioni “che includono”, possono essere sostenuti e supportati.  Al contrario, in Afghanistan ed in molti stati arabi, la politica estera americana ha scoraggiato l'emergere di questi movimenti a favore di uomini forti in grado di mantenere la sicurezza e l'ordine.
Il problema delle istituzioni esiste anche in America, dove l'enorme diseguaglianza economica tra i cittadini sta minando la capacità delle istituzioni politiche di includere.“Il vero problema è che quando diventa così larga diviene presto diseguaglianza politica”, conclude Friedman. 

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