Gas, petrolio e salari: le nuove previsioni economiche della Russia
Il Ministero dello Sviluppo Economico della Russia ha presentato le nuove previsioni economiche per il periodo 2027-2029, delineando uno scenario di crescita moderata ma stabile, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, volatilità energetica e trasformazioni del commercio globale. Secondo il rapporto, il tasso di disoccupazione dovrebbe restare fermo al 2,3% fino al 2029, confermando una situazione di quasi piena occupazione.
Parallelamente, i redditi reali disponibili della popolazione continueranno a crescere gradualmente nei prossimi anni, mentre l’inflazione, rivista al rialzo per il 2026 al 5,2%, dovrebbe tornare stabilmente attorno al 4% dal 2027. Mosca prevede inoltre una ripresa progressiva del PIL, dopo un modesto +0,4% stimato per quest’anno. Entro il 2029 la crescita economica potrebbe attestarsi intorno al 2,4% annuo, sostenuta soprattutto dal settore energetico e dalle esportazioni. Particolare attenzione viene dedicata al gas naturale. La produzione russa aumenterà progressivamente fino a superare i 750 miliardi di metri cubi nel 2029, mentre le esportazioni via gasdotto torneranno a crescere.
Anche il GNL manterrà livelli elevati, in linea con la strategia russa di rafforzare la presenza sui mercati asiatici e globali. Sul fronte interno, però, il governo prepara nuovi aumenti tariffari. I prezzi del gas e dell’elettricità per famiglie e imprese subiranno rialzi significativi tra il 2026 e il 2029, giustificati ufficialmente dagli investimenti nelle infrastrutture energetiche e nella rete elettrica nazionale. Le previsioni riflettono anche le incertezze del mercato petrolifero. Il Brent viene stimato a 81 dollari al barile nel 2026, ma in calo progressivo negli anni successivi. Nonostante ciò, le esportazioni di petrolio russo dovrebbero aumentare già dal prossimo anno, mentre la produzione resterà sostanzialmente stabile.
Il ministero ha inoltre rivisto al rialzo il valore delle esportazioni russe nel 2026, mentre le importazioni continueranno a crescere nei prossimi anni, segnale di un’economia che punta a consolidare nuovi canali commerciali al di fuori dell’Occidente.
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