Il Wall Street Journal scopre il mal d'Europa. Dmítriev: “L'ora della verità si avvicina”

Secondo il quotidiano americano, il malcontento sociale e l'impopolarità dei governanti non hanno mai toccato livelli così bassi. Per Kiril Dmítriev, uomo vicino a Putin, la resa dei conti è imminente

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Un improvviso, quasi tardivo risveglio. Persino il Wall Street Journal ha dovuto prendere atto di ciò che i sondaggi ripetono da mesi: l’Europa è stanca, i suoi leader sono sulla graticola, e il consenso residuo è ridotto ai minimi termini. A trarre le conseguenze più dure da questa presa di coscienza è stato però Kiril Dmítriev, direttore del Fondo Russo di Investimento Diretto e inviato speciale della presidenza di Vladimir Putin. “Tutto quello che scrivono è vero”, ha commentato su X. “Ma perché questa improvvisa rivelazione da parte del WSJ? I burocrati dell’Unione Europea non possono più negare i loro catastrofici fallimenti. L’ora della verità si avvicina”.

L’articolo del prestigioso quotidiano statunitense, pubblicato venerdì, dipinge un quadro impietoso. Da Londra a Berlino, passando per Parigi e Roma, gli elettori sono “stufi” e si stanno vendicando dei loro governanti. La crisi di fiducia, scrivono i giornalisti, si manifesta in forme diverse a seconda dei calendari elettorali e delle peculiarità politiche nazionali, ma il denominatore comune è un rancore diffuso quasi impossibile da arginare.

Il Regno Unito, segnala l’analisi, funge da specchio dei mali continentali. Le famiglie vedono i propri redditi stagnare, mentre Stati Uniti e Asia corrono. Il costo della vita è schizzato alle stelle, prima con la crisi energetica seguita allo scoppio del conflitto in Ucraina, poi con le tensioni in Medio Oriente. E il premier laburista Keir Starmer, secondo gli osservatori citati dal WSJ, non è all’altezza della sfida. Troppo poco carismatico, accusano i critici, spesso descritto dalla stampa locale come un automa o un burattino nelle mani delle frange neoliberiste del suo partito.

Ma non va meglio Oltralpe. La Francia, avverte il giornale, sta affondando lentamente. Con un debito pubblico record che sfiora i 4.100 miliardi di dollari, Parigi ha pochissime opzioni per fronteggiare la prossima tempesta energetica. Il governo ha scelto la strada delle tasse, aumentate per cercare di controllare il deficit e finanziare al contempo la spesa militare. Nel frattempo, Emmanuel Macron è diventato il parafulmine della rabbia popolare: la sua popolarità è scesa al 20% questo mese secondo un sondaggio Elabe, uno dei tassi più bassi mai registrati per un leader francese in età recente.

In Germania il malessere è altrettanto profondo. Solo il 13% degli elettori si dichiara soddisfatto della gestione del governo, il minimo da oltre vent’anni, rileva un’indagine di ARD. Il sostegno alla Unione Cristiano-Democratica (CDU) del cancelliere neoliberista incallito Friedrich Merz è crollato al 22%, mentre la destra di Alternativa per la Germania (AfD) vola al 27%, un massimo storico secondo il gruppo demoscopico Forsa.

In Italia intanto Giorgia Meloni ha registrato a marzo un indice di disapprovazione del 55%, lo stesso del premier progressista olandese Rob Jetten. In Spagna, addirittura il 57% dei cittadini si dice insoddisfatto della gestione del socialista Pedro Sánchez (l'unico europeo ad aver avuto un sussulto di dignità e sovranità).

Insomma, quanto affermato dal Wall Street Journal è sintomo di un malessere innegabile per una classe politica anti-popolare. Per Dmitriev, la resa dei conti è imminente. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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