Geopolitica e resistenza: l’Iran si prepara al dopo-conflitto

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Geopolitica e resistenza: l’Iran si prepara al dopo-conflitto

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L’Iran guarda oltre il conflitto e rivendica un futuro da protagonista sulla scena internazionale. Il presidente del Parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato che una vittoria nella guerra contro Stati Uniti e Israele trasformerà il Paese in una potenza globale influente, capace di incidere negli equilibri geopolitici e di accelerare il proprio sviluppo economico e spirituale. In un messaggio audio, Qalibaf ha sottolineato come il successo nel conflitto rappresenta non solo un traguardo militare, ma anche un punto di svolta per la crescita interna dell’Iran.

Tuttavia, ha riconosciuto apertamente il prezzo pagato dalla popolazione, segnata da difficoltà economiche e sacrifici crescenti. Da qui l’appello all’unità nazionale: secondo il leader iraniano, è fondamentale che la società resti compatta per superare la fase più critica e raggiungere quella che definisce una “vittoria di orgoglio”. Un risultato che, ammette, comporta inevitabili costi nel breve periodo.

Le dichiarazioni arrivano dopo il fallimento dei colloqui mediati dal Pakistan, tenutisi a Islamabad ad aprile, che avrebbero dovuto consolidare una tregua nel conflitto iniziato a fine febbraio. Secondo Teheran, le trattative sono naufragate a causa delle richieste eccessive da parte degli USA. Qalibaf ha inoltre accusato Washington di esercitare una pressione economica e militare, incluso un blocco navale, con l’obiettivo di destabilizzare il Paese dall’interno.

Un tentativo che, a suo dire, è destinato a fallire: la storia iraniana, sostiene, dimostra la capacità della popolazione di resistere alle pressioni esterne per difendere la propria sovranità e identità. In questo contesto, l’Iran continua a muoversi tra resistenza e ambizione, cercando di trasformare una fase di crisi in un’opportunità per ridefinire il proprio ruolo nel mondo.



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