I rischi dell'euroscetticismo inglese

Una corrente sempre più influente del partito conservatore di Cameron chiede l'uscita del paese dall'Europa.

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I rischi dell'euroscetticismo inglese

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“La vita fuori dall'Europa non deve far paura”. Con questa semplice ed efficace slogan, Liam Fox  si è messo alla guida di un movimento interno al partito conservatore inglese, che chiede l'uscita del Regno Unito dall'UE. Con la crisi dell'euro che stenta a vedere una soluzione definitiva, Gideon Rachman in Blackmail cannot be the UK's Europe policy, sottolinea come l'opinione pubblica britannica sia sempre più ostile a quelli che Fox ha definito i “diktat da Bruxells”. Del resto, la decisione di indire un referendum sulla rinegoziazione della posizione del paese all'interno dell'UE chiarisce come anche il primo ministro David Cameron  sia sempre più influenzato da questa corrente del suo partito.
Secondo il Columnist del FT, vi è un elemento estremamente pericoloso nella strategia di ricatto di Fox. In una fase in cui l'euro zona è impegnata a combattere per la sua sopravvivenza economica e politica, il voler negoziare nuovi accordi valutari e riprendere le storiche richieste di riduzione della partecipazione inglese al budget, alla Pac ed alla pesca comune è una strategia cinica destinata a fallire e danneggerà anche gli interessi dei paesi vicini, principali partner commerciali del paese. 
Recentemente il cancelliere George Osborne ha intimato all'Europa di cambiare la “logica senza rimorsi” dell'unione monetaria e di fare passi decisivi per l'introduzione di una unione fiscale, come unica via per prevenire un disastro economico e finanziario che ingolferebbe anche il Regno Unito. Tuttavia, sottolinea Rachman, più l'euro zona si avvicina ad essere un'unione fiscale e politica, più difficile sarà per l'Inghilterra continuare a restare nell'Unione a 27. A quel punto sarebbe utile un referendum, dove il popolo inglese dovrebbe decidere se aderire o meno all'unione politica – un'opzione che non ha al momento nessun sostegno nel paese – o lasciare completamente ogni forma d'integrazione europea. Le chances che l'euro zona possa realmente trasformarsi in un'unione politico-federale sono comunque poche. Anche gli accordi raggiunti nel summit di fine giugno, sono lontani da quello che la formazione di un'unione politica richiederebbe: i contribuenti tedeschi ed olandesi semplicemente non sono preparati a salvare le banche dell'Europa del sud, o gli elettori francesi pronti ad un controllo del loro stato sociale da parte di Bruxelles.
Senza questi passi, tuttavia, l'ipotesi più probabile resta la fine dell'esperimento monetario unico, con consequente terremoto politico generale. Per questo l'euroscetticismo dei conservatori inglesi è al momento controproducente per gli interessi del paese inglesi. Conclude Rachman, che l'Inghilterra potrà sfruttare diverse opportunità in una ricomposizione dell'Europa, ma agendo così aiuterà gli altri paesi ad accelerare il collasso dell'esperimento comunitario.

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